Non è la prima volta, ma questa è la volta buona. L'interesse per l'AI degli anni '80 e poi degli anni '90 si era scontrato con limiti di potenza di calcolo dei computer e di qualità degli algoritmi per implementare i modelli. Entrambi sono stati superati dallo sviluppo travolgente della microelettronica e dalla quantità di ricerca accademica, finanziata dalle big tech mondiali.
In più, oggi gli algoritmi contano sulla disponibilità di una quantità di dati impensabile solo qualche anno fa: la pandemia ha accelerato il ricorso alla rete nel mondo intero. In Italia il Censis stima tra 2019 e 2023 un aumento d'uso del 7,6% per gli smartphone e del 4,2% per il web. Le applicazioni sono sotto gli occhi di tutti e stanno trasformando attività ieri riservate solo a professionisti qualificati, con potenziali conseguenze dirompenti sul lavoro creativo. Dopo operai e impiegati oggi sono gli esperti che rischiano di perdere il posto sostituiti dalle macchine.
Non mancano però le opportunità: il 60% degli intervistati dal Censis pensa che l'AI consentirà di fare cose nuove, oggi impensabili, per il 45% l'AI renderà la vita più comoda e per il 31% consentirà di creare lavori di qualità più gratificante.
L'AI è tra noi per restare. In questa rubrica parleremo in termini comprensibili di come funzionano queste tecnologie, in particolare quelle «generative» che hanno accelerato la rivoluzione in atto e suggeriremo strumenti, di solito gratuiti, per provarne con le proprie mani la potenza. (riproduzione riservata)
(* docente di Data Science for Insurance all'Università di Trieste e di Big Data Management al Mib di Trieste)