Non chiamateli più raggiri. È un’industria. Un sistema strutturato che replica piattaforme, linguaggi e perfino le emozioni del mondo finanziario per svuotare conti correnti e distruggere patrimoni. Un’architettura sofisticata che si potrebbe definire senza eccessi retorici «ingegneria finanziaria del male».
Secondo i dati del Report 2025 della Polizia Postale e delle Comunicazioni, il cybercrime economico-finanziario ha raggiunto 27.085 casi trattati, con oltre 269 milioni di euro sottratti nel biennio e una crescita che supera il 20% annuo. Numeri che fotografano una mutazione genetica della truffa: meno improvvisazione, più metodo. Meno colpi eclatanti, più drenaggio sistematico.
Il fenomeno ha assunto una veste tecnica sempre più inquietante. Secondo l’Osservatorio Cyber Crif, nel primo semestre 2025 le frodi sono cresciute del 9,2%, spinte dalla strategia delle micro-frodi: operazioni inferiori ai 10mila euro, calibrate per restare sotto le soglie di alert automatico dei sistemi bancari.
Un frazionamento chirurgico che rende l’attacco meno visibile e più replicabile. Non un grande furto, ma migliaia di piccoli prelievi mascherati da investimenti, consulenze, operazioni in criptovalute. Il risultato aggregato, però, è devastante.
Il 47,8% degli italiani ha ricevuto proposte di investimento fraudolente via social o telefono. Il dispositivo che ha democratizzato l’accesso ai mercati è diventato anche la principale superficie d’attacco.
La mobilità, la distrazione, le dimensioni ridotte dello schermo: tutto contribuisce a ridurre la capacità di cogliere segnali d’allarme. Un dominio web leggermente alterato, un nome quasi identico a quello di un professionista reale, una piattaforma graficamente impeccabile ma priva di autorizzazioni.
La regola aurea resta semplice quanto disattesa: mai sottoscrivere contratti finanziari direttamente dal telefonino, soprattutto sotto pressione emotiva. Le leve sono sempre le stesse: urgenza, esclusività, paura di restare esclusi dal «nuovo Bitcoin».
Se la fase di contatto è psicologica, l’operatività è tecnica. Andrea Unger, quattro volte campione del mondo di trading, descrive uno dei meccanismi più diffusi: il ‘Pump and Dump’.
«Ultimamente hanno raggiunto un livello di sofisticazione estremo grazie all’AI», spiega Unger. Il copione è «spietato»: i truffatori acquistano per primi un titolo a bassa liquidità a prezzi irrisori. Poi, attraverso chat private, social e finte piattaforme, spingono centinaia di risparmiatori ad acquistarlo, generando un rialzo artificiale (pump).
Quando l’euforia contagia il gruppo e le prime plusvalenze, spesso solo simulate, sembrano confermare la bontà dell’operazione, scatta il dump: i truffatori vendono ai prezzi gonfiati, incassano e lasciano il titolo crollare anche del 90% in pochi minuti.
In altri casi il mercato non viene manipolato: viene inventato. La piattaforma mostra grafici, saldi e profitti inesistenti. Si parte con 4 mila euro, si vedono crescite virtuali, si aumenta l’esposizione fino a 170 mila euro. Poi il conto sparisce.
L’inganno è sempre più sottile: profili social che imitano quelli reali cambiando un punto, una lettera, una linea. Inviti a trasferire fondi verso giurisdizioni opache come Cayman o Cipro. La verifica delle fonti (spunta blu, coerenza dei riferimenti ufficiali) diventa un atto di autodifesa finanziaria. «Non abbiate paura di dubitare», avverte Unger. «In questo mondo è doveroso».
Nel solo 2025 la Consob ha oscurato oltre 307 siti abusivi. Ma l’azione repressiva non basta. Il Commissariato di Polizia online rappresenta un presidio cruciale: 5,2 milioni di visite, 76 milioni di accessi, oltre 94 mila segnalazioni per phishing e attacchi informatici, 26 alert pubblici emessi e più di 25 mila richieste di informazioni coordinate.
Il contrasto, tuttavia, è solo una parte dell’equazione. Per Unger «sarebbe opportuno dare risorse extra e agevolare il percorso delle indagini per individuare questi truffatori e punirli. Non è solo un discorso di soldi, ma di protezione del cittadino e della fiducia nel sistema. Chi è stato truffato deve denunciare: più denunce ci sono, maggiore è la possibilità di un'indagine accurata. L’unico investimento sicuro resta la conoscenza: l'alfabetizzazione finanziaria è senza dubbio l’arma più efficace per individuare promesse poco plausibili e bloccare le truffe sul nascere», conclude Unger. (riproduzione riservata).