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Mark Carney
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L'audace iniziativa di Mark Carney per rendere il Canada un membro associato dell'Ue

di Drew Hinshaw, Joe Parkinson e Laurence Norman (The Wall Street Journal)
14 settembre 2026, 10:20 Ultimo aggiornamento: 10:28

Il premier canadese accelera il riavvicinamento all’Europa per ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti di Trump

Poco dopo che Canada e Stati Uniti sono entrati nella più grave guerra commerciale bilaterale della loro storia moderna, i telefoni sicuri dei principali leader europei hanno iniziato a squillare per una serie di colloqui transatlantici. Al centro delle conversazioni c’era Mark Carney, determinato a portare a un nuovo livello i rapporti tra il Canada e l’Unione europea. Un progetto ambizioso con cui il premier canadese punta a ridisegnare i legami economici dell’alleanza occidentale. Per mesi Carney ha avuto colloqui riservati con quasi tutti i principali leader europei, dalla Francia all’Italia, dalla Germania ai Paesi scandinavi, per studiare come integrare più profondamente il Canada e i suoi 41 milioni di abitanti nella rete economica dei 27 Paesi dell’Ue.

Un «membro associato» dell’Unione europea

Carney ha incaricato il suo inviato speciale per l’Europa di studiare le possibilità più ambiziose, escludendo per ora l’adesione piena all’Unione europea o al suo mercato unico. L’obiettivo è ridisegnare un’economia e una società che per mezzo secolo sono state fortemente dominate dagli Stati Uniti. Il premier canadese ha persino suggerito ai leader europei una nuova definizione: «membro associato dell’Unione europea». Secondo funzionari di entrambe le parti, Bruxelles sarebbe aperta all’idea, nonostante la tradizionale rigidità delle regole sull’adesione. Accanto agli emissari ufficiali, Carney si è avvalso anche di consiglieri informali provenienti dal mondo della finanza e della politica. Alcuni fanno parte di un gruppo di lettura di Ottawa al quale il premier non riesce più a partecipare: scherzando sul film «Fight Club», hanno spiegato che «la prima regola del Book Club è non parlare del Book Club».

Energia, intelligenza artificiale e difesa

Dopo mesi di colloqui, funzionari canadesi ed europei stanno valutando modalità per collegare informalmente il Canada al mercato unico europeo, dal valore di circa 21 mila miliardi di dollari, attraverso filiere strategiche come energia, intelligenza artificiale, minerali critici necessari per batterie e semiconduttori e, soprattutto, difesa. In prospettiva, beni, servizi e lavoratori canadesi impegnati in questi settori potrebbero circolare più liberamente tra l’Europa e il Canada, sfumando i confini economici del mercato europeo. Nei colloqui con la Francia, dove il presidente Emmanuel Macron parla regolarmente con Carney, è stata persino discussa la possibilità di consentire ai cittadini canadesi di vivere e lavorare in Europa senza visto.

Cavi sottomarini, gas e nuove infrastrutture

La cooperazione potrebbe estendersi anche alle infrastrutture strategiche. Canada e Unione europea stanno discutendo la posa di cavi sottomarini per collegare direttamente le due sponde dell’Atlantico e la costruzione congiunta di data center, sistemi di archiviazione cloud e nuove reti satellitari al di fuori della portata dei grandi gruppi tecnologici americani. Carney sta inoltre spingendo per realizzare le infrastrutture necessarie a dirottare verso l’Europa il gas canadese che oggi viene normalmente trasportato attraverso il confine statunitense. Nella sua visione rientra anche una rotta artica per il trasporto verso est dei fertilizzanti canadesi, con l’impiego di rompighiaccio lungo il Passaggio a Nord-Ovest.

Ricerca, università e mobilità degli studenti

Il progetto comprende anche il mondo della ricerca. Canada e Ue stanno valutando una maggiore integrazione tra le rispettive istituzioni scientifiche per creare una rete di ricerca in grado di competere con il sistema universitario statunitense. Carney punta inoltre a far entrare il Canada nei programmi europei di mobilità studentesca, nella speranza che una nuova generazione di europei e canadesi possa frequentare l’università nei rispettivi Paesi. Il progetto, nel suo complesso, rappresenta una delle reazioni più significative e rischiose al secondo mandato di Donald Trump. Il Canada invia infatti circa due terzi delle proprie esportazioni attraverso il confine terrestre con gli Stati Uniti, il più lungo del mondo, e i due Paesi sono stati per decenni pilastri dell’alleanza economica e strategica occidentale.

Il Canada come ventottesimo membro dell’Ue?

Carney, che ha studiato in Europa, ha conosciuto lì la moglie e ha guidato per sette anni la Bank of England, sta dunque tentando una scommessa opposta a quella americana: riportare il Canada, un tempo conosciuto come British North America, verso il Vecchio Continente. «Non sarebbe bello se il Canada fosse il 28° Stato dell’Unione europea anziché il 51° Stato degli Stati Uniti?», ha chiesto il presidente finlandese Alexander Stubb, che parla regolarmente con Carney. Il progetto presenta tuttavia numerosi ostacoli: la popolarità del premier potrebbe diminuire quando i canadesi inizieranno a percepire le conseguenze economiche del riallineamento; Ottawa potrebbe inoltre opporsi a qualsiasi cessione di sovranità necessaria per un’integrazione più stretta con l’Ue.

I dubbi dell’Europa

Anche in Europa non mancano le perplessità. Un nuovo assetto commerciale dovrebbe confrontarsi con il fatto che i Paesi che hanno pieno accesso al mercato unico contribuiscono al bilancio dell’Ue, accettano la libera circolazione dei lavoratori e rispettano le normative comunitarie. Inoltre, l’Europa difficilmente potrebbe sostituire il commercio con gli Stati Uniti, soprattutto considerando che l’economia europea cresce a circa la metà del ritmo di quella americana. Alcuni funzionari europei di alto livello hanno quindi cercato di riportare le ambizioni di Carney sul terreno della realtà. Dieci Paesi europei, del resto, non hanno ancora ratificato un precedente accordo commerciale con il Canada raggiunto dieci anni fa.

Il rischio di una nuova formula per il Canada

Nei colloqui riservati, alcuni funzionari dell’Ue hanno cercato di capire se il Canada stia utilizzando l’Europa come leva nelle trattative con Washington. L’esperienza della Brexit pesa: Bruxelles non può offrire a Ottawa condizioni tanto vantaggiose da spingere altri Paesi membri a chiedere un trattamento analogo. Allo stesso tempo, però, alcuni esponenti europei iniziano a vedere il Canada come un banco di prova per capire se l’Unione, spesso considerata eccessivamente burocratica, possa elaborare forme più flessibili di inclusione per democrazie affini alla ricerca di partner affidabili. Di recente, alti funzionari europei hanno illustrato la situazione agli ambasciatori presso la sede di Bruxelles informalmente conosciuta come «Space Egg». Il messaggio è stato chiaro: se i negoziati avranno successo, il Canada potrebbe diventare il Paese esterno all’Europa più vicino all’Unione.

Il piano prende forma: dalla diplomazia ai progetti concreti

Carney si appresta a illustrare il suo progetto al Parlamento europeo, mentre Canada e Ue preparano nuovi gruppi di lavoro nell’ambito di un vertice bilaterale, con l’obiettivo di trasformare le idee in progetti concreti. Secondo funzionari di una dozzina di governi coinvolti nei colloqui, le ambizioni del premier canadese vanno ben oltre quanto dichiarato pubblicamente. Le grandi aziende canadesi potrebbero arrivare a integrarsi stabilmente nelle catene di fornitura del mercato unico europeo per i prossimi decenni. Parallelamente, sia in Canada sia in Europa cresce la diffidenza verso gli Stati Uniti e i loro giganti tecnologici: alcuni esponenti dei due schieramenti hanno iniziato informalmente a rinunciare a piattaforme americane come Gmail e WhatsApp. «È un cambiamento tettonico fatto di gruppi di lavoro e burocrazia. È terribilmente poco affascinante, ma altrettanto terribilmente importante», ha osservato un funzionario canadese coinvolto nei negoziati.

Dalla dipendenza americana a una nuova identità transatlantica

La svolta europea rappresenta, per il Canada, un vero ritorno al futuro. Alla vigilia della Seconda guerra mondiale il Paese commerciava più con l’Europa che con gli Stati Uniti. Dopo il conflitto, però, il nuovo ordine economico mondiale costruito attorno alla potenza americana spinse le imprese canadesi verso sud. Nel 1950 il 65% delle esportazioni canadesi era diretto negli Stati Uniti, contro appena il 15% verso il Regno Unito. L’integrazione nordamericana accelerò ulteriormente con il Nafta, trasformando profondamente la società canadese.

La traiettoria di Carney è maturata anche attraverso la crisi finanziaria del 2008. Da governatore della Banca del Canada e successivamente della Bank of England, il futuro premier sviluppò la convinzione che l’economia mondiale fosse diventata eccessivamente dipendente dagli Stati Uniti e dal dollaro. Dopo l’ingresso in politica, la sua candidatura alla guida del governo liberale ha beneficiato anche delle minacce di Trump di trasformare il Canada nel «51° Stato». Carney ha definito la nuova fase dei rapporti con Washington «una rottura, non una transizione», avvertendo che i cambiamenti politici innescati da Trump potrebbero durare oltre il suo mandato.

Un’integrazione su più livelli

Nei giorni successivi all’insediamento, il team di Carney ha iniziato a studiare gli accordi che Regno Unito, Norvegia, Svizzera e Georgia hanno con l’Ue senza essere membri dell’Unione. Sono state individuate 36 funzioni che gli Stati possono svolgere reciprocamente, dalla condivisione dell’intelligence alla cooperazione normativa, per individuare gli ambiti nei quali Canada ed Europa potrebbero fare di più insieme. I contatti con i leader europei conosciuti da Carney durante la sua carriera finanziaria si sono quindi intensificati.

Il percorso, tuttavia, non è stato lineare. Quando Carney ha nominato lo scorso ottobre il diplomatico John Hannaford come inviato speciale in Europa, sono serviti più di due mesi prima che la Commissione europea nominasse il suo omologo, l’olandese Joost Korte. Diversi leader europei, tra cui la premier italiana Giorgia Meloni e il primo ministro britannico Keir Starmer, erano inizialmente preoccupati di provocare Washington.

Il caso Groenlandia e la guerra contro l’Iran

Due eventi hanno poi spinto molti governi europei a condividere maggiormente la logica e l’urgenza di Carney: il tentativo di Trump di ottenere il controllo della Groenlandia e la guerra con l’Iran. Il premier canadese ha intensificato i contatti con Alexander Stubb, Emmanuel Macron e il primo ministro norvegese Jonas Støre, ma ha iniziato a dialogare più frequentemente anche con leader inizialmente più vicini a Trump, come Meloni. Secondo funzionari europei, oggi la premier italiana parlerebbe con Carney più spesso di quanto faccia con Trump.

Durante l’estate i colloqui diplomatici si sono moltiplicati. A margine delle riunioni preparatorie del G7, a Tolosa, funzionari canadesi ed europei hanno individuato quelli che hanno definito «11 punti» per rafforzare la cooperazione e ridurre la dipendenza dalle tecnologie, dagli armamenti e dal commercio americani. Prima del vertice dei leader del G7 a Évian, Carney ha incontrato Macron a Parigi e i funzionari francesi sono rimasti colpiti dalla rapidità con cui Ottawa intendeva procedere. «Le cose sono improvvisamente accelerate verso una cooperazione su vasta scala in moltissime politiche», ha raccontato un diplomatico francese.

Carney ha inoltre intensificato i rapporti con il cancelliere tedesco Friedrich Merz, che conosceva già dai suoi anni nel mondo bancario, mentre i due Paesi completavano i negoziati per l’acquisto da parte del Canada di sottomarini tedeschi per 25 miliardi di dollari. Al vertice Nato di Ankara, a luglio, i leader hanno mostrato l’intesa davanti a un modello in scala del sottomarino, trasportato nella capitale turca dai funzionari tedeschi. Quando un fotografo ha fatto notare il modellino ai leader, Carney ha scherzato: «Non ce ne eravamo accorti per via delle avanzate caratteristiche stealth» dell’imbarcazione.

Una società «molto più europea»

Dopo la conferenza stampa con cui Carney ha spiegato il fallimento dei negoziati con gli Stati Uniti, accusando Washington di aver cambiato le condizioni all’ultimo momento, Merz ha contattato il premier canadese. Mentre Trump firmava un ordine esecutivo per ribattezzare il lago Ontario «Lake America», i diplomatici canadesi erano a Berlino per una giornata di incontri sulla cooperazione nel settore della difesa. «È il Canada che passa dal considerarsi una nazione nordamericana al considerarsi una nazione transatlantica», ha detto un alto funzionario canadese. «Parliamo come gli americani, ci vestiamo come gli americani, ma come società siamo molto più europei». (riproduzione riservata)


(Translated from the original version by Milano Finanza Editorial Staff)

MF+MIFI + The Wall Street Journal


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