«Non sappiamo ancora se sia stato un atto ostile o una bravata di ragazzi ubriachi. Stiamo collaborando con la polizia per capire cosa sia successo», dice Valentina Picozzi, l’autrice della statua di Satoshi Nakamoto (il creatore del Bitcoin) divelta dal piedistallo nella notte di sabato 2 al Parco Ciani di Lugano e scaraventata nel lago, dove è stata recuperata il giorno successivo.
Picozzi è stata la prima artista a trattare della criptovaluta nelle sue opere, un percorso iniziato nel 2012. Una di queste comparirà nel prossimo cinepanettone con Christian De Sica, a dimostrazione che Bitcoin sta cominciando a entrare nella cultura popolare anche in Italia.
Ma che cosa ne sarà della statua di Satoshi a Lugano? «Idealmente vorrei restaurarla, rendendo visibile dove è stata danneggiata, un po’ come la tecnica kintsugi giapponese», dice Picozzi. «Ma prima dobbiamo capire l’entità dei danni subita dalla statua. Sono molto legata al concetto dell’upcycling e all’idea di ridare una seconda vita agli oggetti».
Picozzi ha già inaugurato altre due statue di Satoshi: una a El Zonte, in El Salvador, l’altra a Tokyo. Ma il progetto è quello di metterne in 21 location diverse in giro per il mondo (21 è il numero magico dei bitcoiner, in quanto la criptovaluta è programmata in maniera immutabile per avere in circolazione 21 milioni di unità, non una di più, non una di meno). «Questo», spiega Picozzi, «ci farà creare una map of freedom che evidenzierà i Paesi che più credono in questa tecnologia e che la promuovono».
Il progetto quindi va avanti, nonostante l’incidente di Lugano: «Abbiamo spedito questo mese due statue per due Paesi, ma non possiamo rivelarli fino alla presentazione della statua. Stiamo attualmente parlando con altre due nazioni per il quarto trimestre…il supporto della comunità è incredibile!». (riproduzione riservata)