Dopo il sospiro di sollievo di martedì 10 marzo, con il crollo a doppia cifra del prezzo del petrolio in entrambi gli indici di riferimento, sul mercato del greggio regna ancora incertezza, permane volatilità e i prezzi ricominciano a salire.
Nella mattinata di mercoledì 11 il Brent è dapprima salito di oltre il 5%, sondando di nuovo quota 90 dollari al barile.
Pressioni in acquisto nonostante la storica decisione dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (Aie), che ha approvato il più grande rilascio di petrolio mai effettuato dalle sue riserve strategiche, 400 milioni di barili. Ben sopra i 182 milioni di barili che i suoi Stati membri hanno immesso sul mercato dopo l’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte della Russia nel 2022.
La dinamica in corso è in realtà abbastanza frequente sui mercati, specie in fasi di forte volatilità come quella attuale: i listini hanno già scontato con il crollo di martedì la possibilità che l’Aie effettuasse il rilascio di riserve strategiche e ora tornano a preoccuparsi per il futuro.
«Crediamo davvero che il fattore critico resti la durata della guerra, quindi queste pubblicazioni delle azioni dell’Aia ci fanno guadagnare qualche giorno, ma in realtà tutto dipende dall’apertura dello stretto di Hormuz», è la sintesi fatta alla Cnbc da Sasha Foss, analista del broker Marex, specializzato in materie prime. «Questo conflitto deve concludersi entro la fine della settimana. Altrimenti, assisteremo a un’impennata dei prezzi del petrolio, che torneranno a superare i 100 dollari».
«Se le tensioni si allentassero nelle prossime settimane, i prezzi del petrolio potrebbero scendere: ma anche in questo scenario è improbabile che i prezzi tornino nel range 60-70 dollari registrato all’inizio di quest’anno», commenta Paul Gooden, responsabile delle risorse naturali globali di Ninety One, che nel caso di un’interruzione dello stretto di Hormuz prolungata vede il greggio «perfino oltre i 120 dollari o anche di più, finché i prezzi più alti non inizieranno a frenare la domanda».
Anche per David Pascucci, analista di mercato del broker Xtb, nonostante il ribasso a due cifre di martedì indichi «che la domanda era effettivamente assente e che i prezzi sono saliti sull’onda della speculazione di breve termine», la dinamica dei prezzi «rimane comunque rialzista ed è molto probabile, vista la situazione della volatilità, un ritorno verso area 100 nel corso dei prossimi giorni».
Non sta certo aiutando alla dinamica dei prezzi la nuova minaccia dell’Iran. «Preparatevi al raggiungimento dei 200 dollari al barile perché il prezzo del petrolio dipende dalla sicurezza regionale che avete destabilizzato». Questo l’avvertimento a Usa e Israele arrivto dalle forze armate iraniane, nel pieno della crisi lungo lo stretto di Hormuz.
«Non permetteremo che nemmeno un litro di petrolio raggiunga gli Stati Uniti, Israele e i loro partner. Qualsiasi nave o petroliera diretta a loro sarà un obiettivo legittimo», ha ribadito Ebrahim Zolfaqari, portavoce del quartier generale del comando militare di Teheran secondo quanto riportato da al Jazeera. (riproduzione riservata)