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Massimo Battaini, ceo di Prysmian
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Jefferies: così Prysmian può aumentare margini e quota di mercato grazie ai dazi Usa sul rame

28 agosto 2025, 10:22 Ultimo aggiornamento: 17:37

Prysmian può passare al 100% di approvvigionamento dagli Usa per evitare le tariffe sulle importazioni di rame dal Canada, secondo Jefferies. I prezzi? Devono aumentare del 35%

C’è potenziale sia nei volumi sia nei prezzi, due fattori che possono portare a margini più elevati per Prysmian a seguito dei dazi sul rame, con le importazioni che coprono circa un quarto della domanda di cavi negli Stati Uniti. Mentre per gli operatori locali i costi non dovrebbero subire variazioni rilevanti dopo l’introduzione delle tariffe (quota modesta di importazioni di semilavorati), gli importatori avranno bisogno di aumentare i prezzi del 35% per compensare l’impatto delle tariffe, secondo un’analisi di Jefferies.

A partire dal 1° agosto, infatti, sono entrati in vigore dazi ad valorem del 50% sul contenuto di rame per un’ampia gamma di prodotti, con particolare riferimento a rame raffinato, leghe, semilavorati, tubi, barre e conduttori elettrici.

In realtà, già durante l’estate gli operatori locali hanno iniziato ad applicare un aumento dei prezzi con l’indice dei prezzi alla produzione (Ppi) dei fili di rame che sta raggiungendo livelli record. Una quota rilevante delle importazioni di cavi riguarda soprattutto i cavi a bassa tensione. Il mercato statunitense dipende in misura elevata dalle importazioni per soddisfare la domanda locale di rame e cavi. Secondo i dati Cru, nel 2024 le importazioni hanno rappresentato quasi un quarto del consumo di cavi negli Stati Uniti, principalmente per i cavi a bassa tensione (50%) e per i cavi di potenza (30%).

A livello regionale, il Messico è al primo posto, sebbene la sua quota sia scesa dal 42% al 32% negli ultimi dieci anni; anche Canada (dal 18% al 15%) e Cina (dal 21% al 9%) hanno registrato un calo, lasciando spazio soprattutto alla Corea del Sud e all’India (dallo 0-2% all’8-9%).

Il 100% di rifornimento in Usa per il rame semilavorato?

Per quanto riguarda il rame semilavorato, continua l’analisi di Jefferies, il livello di integrazione e approvvigionamento locale è elevato, e sebbene gli Stati Uniti siano esportatori netti, nel 2024 quasi un quinto dei consumi è stato comunque coperto dalle importazioni dal Messico e dal Canada (17%). Prysmian, coperta con un rating buy e un target price a 84 euro (+2,93% a 76,48 euro l’azione in chiusura in borsa) si rifornisce fino al 90% del proprio fabbisogno di rame dagli States, con il restante 10% proveniente dal Canada. Considerata la capacità produttiva locale e il fatto che gli Stati Uniti sono esportatori netti di semilavorati, «riteniamo relativamente semplice per Prysmian passare al 100% di approvvigionamento domestico per evitare le tariffe sulle importazioni dal Canada», prevede Jefferies.

I dazi un driver per margini più elevati e una quota di mercato maggiore

Jefferies ritiene che i principali benefici derivanti dalle tariffe su cavi e rame semilavorato vadano al settore dell’elettrificazione. I tre maggiori produttori di cavi: Southwire, Prysmian e Cerro Wire possiedono tutti uno stabilimento per il rame semilavorato e sono probabilmente già vicini a un approvvigionamento quasi totalmente locale negli Stati Uniti.

Il vantaggio deriverebbe, quindi, dal 23% del mercato statunitense dei cavi attualmente coperto dalle importazioni. In questo scenario, gli importatori dovrebbero, appunto, aumentare i prezzi del 35% (assumendo un contenuto di rame del 70%), mentre i produttori locali non avrebbero questo impatto. «Ci aspettiamo che gli operatori statunitensi, inclusa Prysmian, incrementino l’utilizzo della capacità produttiva, migliorando la leva operativa, e spingano ulteriormente sul rafforzamento dei prezzi», continua la banca di investimento

Una situazione analoga si prospetta per le tariffe sull’alluminio (quota di import del 40%) con benefici sia per la divisione elettrificazione (anche se con un’esposizione più limitata) sia soprattutto per la divisione power grids della società guidata da Massimo Battaini.

Il peggioramento del mercato residenziale è un rischio

Il principale rischio per il potenziale upside derivante dai dazi sul rame negli Stati Uniti riguarda un eventuale calo della domanda/volumi, in particolare un peggioramento del mercato residenziale, bloccato a causa dei tassi di interesse elevati.

Anche la domanda non residenziale si è mostrata relativamente debole al di fuori dei data center quest’anno, con le incertezze macroeconomiche e geopolitiche che hanno frenato gli investimenti, sebbene il management di Prysmian abbia segnalato trend in miglioramento a luglio.

«Vediamo rischi limitati legati al contesto competitivo, anche se riteniamo che margini più elevati siano un esito più probabile rispetto a un incremento significativo della quota di mercato del gruppo», conclude Jefferies, «dato che i competitor hanno già annunciato aumenti dei prezzi e tutti gli operatori dispongono di una certa capacità inutilizzata, in un contesto di domanda relativamente debole». (riproduzione riservata)



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