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Carlo Pesenti
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Italmobiliare, la holding della famiglia Pesenti cresce ma in borsa è a sconto. Ecco quali sono (e come vanno) le partecipate

di Fabio Pavesi
22 marzo 2024, 20:00 Ultimo aggiornamento: 18 giugno 2024, 15:16

Il valore netto degli asset è passato da 37 euro per azione a 52,1 a fine 2023: una creazione di valore di 900 milioni in sei anni. È il risultato del passaggio dal cemento agli investimenti in mid cap italiane | Reply, la corsa del campione IT che ha reso l’800% in 10 anni ma che ora scambia a sconto

Un’annata da incorniciare quella appena trascorsa per Italmobiliare, la holding di partecipazioni della famiglia Pesenti. Il gruppo ha chiuso il 2023 con un’impennata degli utili netti passati da 36 milioni del 2022 a 84 milioni nel 2023. Il forte incremento dell’ultima riga nei conti deriva dal buon andamento delle altre voci di bilancio, con il margine operativo lordo che è cresciuto dell’80% a 99 milioni, con un’incidenza su ricavi per 585 milioni, salita a sfiorare il 17% da poco più dell’11% del 2022. Ma per una holding d’investimento conta soprattutto il valore del Nav, l’attivo al netto dei debiti, che l’anno scorso ha superato i 2,2 miliardi di euro, +10%, e che porta il Nav per azione a superare 52 euro.

Pesenti dalla vendita di Italcementi a Italmobiliare

I risultati dell’anno scorso confermano la bontà del percorso intrapreso fin dal 2016, quando i Pesenti vendettero la storica Italcementi al colosso tedesco Heidelberg (rilevando il 5,3% del capitale del compratore) per un incasso di 877 milioni di euro. Con quelle risorse il ceo, Carlo Pesenti, diede vita alla nuova Italmobiliare, trasformatasi da capofila dell’industria cementiera di famiglia a una holding di investimento sulle mid cap italiane. Operazione più che riuscita dato che, a conti fatti, il Nav di Italmobiliare è passato da poco più di 1,5 miliardi di fine 2017 ai 2,2 attuali, avendo nel frattempo distribuito nel periodo 238 milioni di dividendi.

Una creazione di valore di 900 milioni in sei anni, con un incremento del valore netto degli asset passato da 37 euro per azione di fine 2017 ai 52,1 euro di fine 2023. Nel mezzo, da allora, una campagna di shopping e di investimenti che ha pagato. Prima con l’acquisizione dell’intero capitale di Clessidra (ex creatura di Claudio Sposito, che ha aperto la strada al mondo del private equity), poi con le singole aziende su mercati tra i più diversi.

Risale al lontano 2017 l’acquisizione del 40% del capitale di Tecnica Group, produttrice di scarponi da sci e abbigliamento sportivo. Poi nel 2018 è stata la volta di Caffè Borbone e della meccanica di Iseo. E a seguire, mano mano, altre aziende come il salumificio Capitelli, l’azienda energetica Agn, il ramo salute e affini con l’officina farmaceutica Santa Maria Novella e la Casa della Salute, fino alle assicurazioni con Bene. In mezzo anche le dismissioni: da Bravo Solution a Jaegger, acquisita e ceduta dopo solo due anni.

Il portafoglio di Pesenti

Un portafoglio variegato, costruito nel tempo e che ora vale due terzi dell’intero attivo netto, con il private equity e gli altri investimenti finanziari che totalizzano intorno al 20% dell’intera torta. Il focus quindi è soprattutto sulla gestione del portafoglio imprese, dove Italmobiliare tende a prendere sempre la maggioranza del capitale.

Oggi infatti il portfolio societario vede in testa Caffè Borbone, dove la finanziaria dei Pesenti governa con il 60%. Caffè Borbone è a bilancio a prezzo di carico per 144 milioni a fronte di un fair value di 538 milioni, secondo i calcoli degli analisti di Kepler. Che evidenziano anche come Tecnica, uno dei primi investimenti, acquisito per 43 milioni, oggi avrebbe un valore equo di oltre 240 milioni. In portafoglio anche, con quote del 100%, Italgen e Sidi sport e con quote tra l’85 e il 95% l’officina farmaceutica Santa Maria Novella; il salumificio Capitelli, Casa della Salute e Callmewine.

Un portafoglio che vale da solo, secondo Kepler, oltre 1,3 miliardi e per il quale sono stati spesi per lo shopping poco meno di 600 milioni. Gli investimenti in private equity e quelli puramente finanziari varrebbero a fine 2023 complessivamente 440 milioni di euro.

Poche settimane fa Italmobiliare ha ceduto Agn Energia, in portafoglio dal 2019, con una plusvalenza di 40 milioni. E prima ancora era stata ceduta la partecipazione in Florence Invest, anch’essa con una plusvalenza di 45 milioni. Vendite ed entrate che hanno portato la cassa netta del gruppo a sfiorare i 300 milioni, che consentono di distribuire un dividendo straordinario quest’anno di 2,2 euro per azione, più quello ordinario che porta il dividendo complessivo a quota 3 euro per azione.

Italmobiliare, una holding con ottimi conti e una debolezza

Così Italmobiliare prosegue la sua storia di creazione di valore. Negli ultimi cinque anni il total shareholder return si è attestato vicino all’80%. A beneficiarne sono stati tutti i soci, a partire da quelli di controllo, con la famiglia che detiene (via Efiparind, la storica scatola lussemburghese in cima alla catena societaria dei Pesenti) il 50,4% del capitale. Ma anche Mediobanca, azionista storico di Italmobiliare con circa il 6,8% del capitale, beneficia dei ritorni della finanziaria bergamasca.

Certo, essendo una holding, in borsa subisce il classico sconto che il mercato applica in questi casi. Sconto che oggi è intorno al 36% sul Nav. E che era ancora più profondo prima del recente rally sul mercato che ha portato il titolo da 28 euro ai 33,6 di questi giorni nell’arco dell’ultimo mese. Spazio per correre ancora in borsa, secondo gli analisti, ce ne sarebbe. Anche perché le partecipate hanno sfornato a loro volta ottimi conti. In particolare è il caso di Caffè Borbone, dove Italmobiliare governa con il 60% delle quote e che l’anno scorso ha visto i ricavi salire del 14% a 300 milioni, con un margine industriale di 80 milioni. Borbone non solo ha elevata marginalità ma ha cassa netta a disposizione. Anche l’officina farmaceutica Santa Maria Novella ha chiuso al galoppo i conti con ricavi per 56 milioni e un ebitda di 16 e con una leva finanziaria quasi inesistente. Più leva, con un rapporto tra Mol e debiti finanziari sopra le due volte e mezza, nei casi sia di Iseo sia Italgen. Così come Tecnica, che ha una leva più contenuta di solo 1,7 volte e che ha visto però i ricavi in contrazione l’anno scorso del 4%.

Realtà solida e profittevole, la holding dei Pesenti ha però un punto di debolezza che è la quasi esclusiva concentrazione sul mercato domestico. Oltre a dover passare le forche caudine dello sconto holding che, pur diminuito di recente, resta e resterà inevitabilmente l’handicap di base del gruppo. (riproduzione riservata)



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