La pressione fiscale italiana ha toccato quota 50,6%, in aumento di 1,5 punti percentuali rispetto al quarto trimestre del 2023. Lo rileva un nota Istat. Così la pressione fiscale nel 2024 si è attestata al 42,6% del pil, registrando un incremento di 1,2 punti percentuali rispetto al 2023.
Nel quarto trimestre 2024 il reddito disponibile lordo delle famiglie consumatrici è poi diminuito dello 0,1% rispetto al trimestre precedente. Nello stesso arco temporale, il potere d'acquisto è sceso dello 0,6%, a fronte di un aumento del deflatore implicito dei consumi delle famiglie dello 0,5%.
La propensione al risparmio delle famiglie consumatrici nel quarto trimestre 2024 è diminuita di 0,6 punti percentuali rispetto al trimestre precedente (8,5% da 9,1% nel terzo trimestre dell'anno). Tale flessione deriva da una crescita della spesa per consumi finali e dalla lieve flessione del reddito disponibile lordo (+0,7% e -0,1% rispettivamente).
Infine, il tasso di investimento delle famiglie consumatrici nel quarto trimestre del 2024 è diminuito di 0,1 punti percentuali rispetto al trimestre precedente (8,9% da 9,0% nel terzo trimestre dell'anno), a fronte di una flessione degli investimenti fissi lordi dell'1,5% e della già segnalata flessione del reddito lordo disponibile.
Guardando al lato societario, la quota di profitto delle società non finanziarie è stimata al 42,4%, in diminuzione di 0,2 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. Il tasso di investimento delle società non finanziarie si è attestato al 22,1%, in aumento di 0,3 punti percentuali rispetto al trimestre precedente.
Le entrate totali nel quarto trimestre 2024 sono aumentate del 3,4% e la loro incidenza sul pil è stata del 55,4%, in aumento di 0,2 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno prima. L’Istat, sottolinea il dato positivo dell’incidenza delle entrate totali sul pil del 47,1%, con un incremento di 0,4 punti percentuali.
Complessivamente, nei quattro trimestri del 2024, in termini di incidenza sul pil, il saldo primario e il saldo corrente sono risultati positivi, pari rispettivamente allo 0,4% (-3,6% nello stesso periodo del 2023) e all’1,6% (0,8% nel 2023).
Nell’ultimo trimestre 2024 infatti il saldo del conto delle amministrazioni pubbliche in rapporto al pil ha riportato un accreditamento dello 0,4% (nello stesso trimestre del 2023 risultava un indebitamento del -6,6%). Per la prima volta dal «quarto trimestre del 2019, nel quarto trimestre 2024 le ap hanno registrato un accreditamento netto a seguito di un sostanziale contenimento della spesa rispetto all'incremento delle entrate» si legge l’Istat.
Complessivamente, nei quattro trimestri del 2024 le amministrazioni pubbliche hanno registrato un indebitamento netto pari al 3,4% del pil, in miglioramento rispetto al -7,2% del corrispondente periodo del 2023. Lo rileva l'Istat spiegando che complessivamente, nei quattro trimestri del 2024, in termini di incidenza sul pil, il saldo primario e il saldo corrente sono risultati positivi, pari rispettivamente allo 0,4% (-3,6% nello stesso periodo del 2023) e all'1,6% (0,8% nel 2023). (riproduzione riservata)