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Giorgia Meloni e Friedrich Merz
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Italia e Germania insieme per rafforzare la competitività dell’Unione Europea

di Vincenzo De Luca*
17 febbraio 2026, 21:00 Ultimo aggiornamento: 18 febbraio 2026, 07:07

I due principali Paesi manifatturieri europei puntano su cooperazione rafforzata e progetti comuni in AI, difesa e spazio, per affrontare la competizione globale e promuovere un'Europa più autonoma e tecnologicamente avanzata

Al vertice intergovernativo del gennaio 2026 a Roma tra Italia e Germania è stato siglato un documento congiunto sulla competitività per il mercato unico Ue finalizzato a promuovere una semplificazione regolatoria per le imprese europee e definire progetti di cooperazione nei settori industriali più avanzati.

Per quanto riguarda il tema della semplificazione, nel documento sottoscritto da Italia e Germania, al quale ha aderito anche il Belgio alla vigilia del Consiglio informale sulla competitività dello scorso 12 febbraio, si rilancia l'adozione di un 28° regime giuridico entro la fine dell'anno al fine di superare la frammentazione dei sistemi nazionali e sostenere lo sviluppo delle imprese innovative.

Lo spirito comunitario dei due leader manifatturieri

Nelle posizioni assunte da Italia e Germania si afferma di voler utilizzare lo strumento della cooperazione rafforzata, previsto dai Trattati europei, che prevede la possibilità per un gruppo di nove paesi di promuovere progetti condivisi in settori nei quali non risulta possibile avanzare in una dimensione a 27 Paesi.

La presidente Ursula von der Leyen nei giorni scorsi, pur riaffermando che l'obiettivo per l’Unione Europea resta quello di agire a 27, ha sostenuto che l'Unione «non deve essere timida» nell'utilizzare tutti quanti gli strumenti disponibili, cooperazioni rafforzate comprese, per rafforzare la sua competitività.

Per evitare la compromissione delle prospettive di un’Europa più forte è più autonoma Italia e Germania dovrebbero muoversi in uno spirito comunitario di spinta a sviluppare una dimensione europea dei progetti industriali e di competitività tecnologica.

Italia e Germania sono i primi due Paesi manifatturieri in Europa con circa il 40% della produzione industriale Ue, con un interscambio commerciale di oltre 155 miliardi di euro nel 2024, investimenti diretti reciproci superiori a 100 miliardi di euro e oltre 2.000 imprese italiane in Germania con un fatturato di 90 miliardi di fatturato annuo.

Due sistemi produttivi fortemente integrati che si trovano di fronte a sfide comuni di competitività a livello globale che vanno dal futuro della manifattura nell’era dell’AI, all’approvvigionamento delle materie prime critiche, ai processi di integrazione dell’industria della difesa e dello spazio in Europa.

Sinergie nei settori chiave per essere competitivi a livello globale

Su alcune di queste sfide sono già intervenuti accordi nell’ultimo vertice italo-tedesco che riguardano l’impegno comune sulle materie prime critiche, il settore della difesa, a seguito dell’accordo tra Leonardo e Rheinmetall, una nuova collaborazione in materia di innovazione e promozione di startup e nel settore dello spazio, e nel campo dell’energia il corridoio meridionale dell’idrogeno.

Più in prospettiva sarebbe interessante approfondire le potenzialità di una cooperazione rafforzata in ambito Ue sul tema cruciale dell’applicazione dell’intelligenza artificiale alla manifattura.

È in gioco il futuro dell’industria europea nei confronti della competizione da parte di Cina e Stati Uniti. Italia e Germania potrebbero fungere da traino, avendo entrambe praticato l’esperienza dei centri di competenza nell’ambito dei programmi di Industria 4.0, nel progetto già promosso dalla Commissione Europea delle cosiddette fabbriche dell’AI, un modello che mira a creare ecosistemi locali attorno a grandi centri di calcolo, mettendo in relazione imprese, startup e centri di ricerca, sul modello dei distretti industriali. Nel sistema industriale europeo vi è una disparità nell’adozione di sistemi di AI, che vengono utilizzati da circa il 70% delle grandi imprese e da non oltre il 20% delle pmi.

La dimensione di tali sfide richiede uno slancio nella costruzione di un’autonomia strategica europea per la quale sarà necessario ricorrere a risorse da attingere da debito europeo per evitare l’approfondirsi delle asimmetrie tra i Paesi dell’Ue che dispongono di divergenti spazi fiscali.

Con l’impegno a realizzare il mercato unico dei capitali definito nel Consiglio informale sulla competitività dello scorso 12 febbraio potranno essere più facilmente mobilitati capitali privati. E sull’AI come sullo spazio e sulla difesa, e pure sull’approvvigionamento delle materie prime la prospettiva non può che essere quella europea. Senza un’Europa più autonoma strategicamente, più forte tecnologicamente sarà impossibile affrontare la competizione globale nella quale, Usa e Cina saranno dominanti e i Paesi europei, grandi e piccoli, resteranno ai margini. (riproduzione riservata)

*Ambasciatore e consulente Studio Gianni & Origoni



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