iRobot si arrende. L’azienda statunitense, nota per aver inventato i robot-aspirapolvere Roomba, ha avviato l’iter per il fallimento e la ristrutturazione aziendale negli Stati Uniti ai sensi del Chapter 11 il 14 dicembre 2025, dopo aver cercato - invano - un compratore disposto a salvarla.
Nel futuro della società, secondo quanto emerge dai documenti depositati, c’è ora il delisting dalla borsa (iRobot è quotata al Nasdaq) e il passaggio sotto il controllo del principale produttore dei suoi robot: la cinese Picea Robotics.
L’azienda arriva da anni di difficoltà economiche e ha accumulato circa 190 milioni di dollari di debiti. Nei primi nove mesi del 2025 ha riportato una perdita netta di 131,6 milioni, quasi il doppio dei 68 milioni persi nello stesso periodo del 2024. Lo scorso anno il bilancio dei robot-aspirapolvere si è chiuso con un rosso di 145,5 milioni, mentre ben 304,7 milioni erano stati bruciati nel 2023.
Strangolata dalla concorrenza dei produttori cinesi, iRobot aveva quasi trovato una soluzione: farsi acquisire da Amazon per 1,7 miliardi di dollari (debiti inclusi). Tuttavia, l’operazione è naufragata nel gennaio 2024 per l’opposizione dell’Antitrust europeo. La società dei Roomba ha cercato un altro compratore, ma a ottobre 2025 ha ammesso che tutte le trattative erano fallite.
Il colpo di grazia è arrivato dalle tariffe. Il dazio del 46% imposto dagli Stati Uniti sui prodotti fabbricati in Vietnam, da dove arriva la maggior parte dei dispositivi Roomba venduti sul mercato americano, ha fatto lievitare i costi di 23 milioni di dollari nel 2025, secondo le informazioni fornite dall’azienda.
A questo punto a iRobot non resta che il fallimento per ristrutturazione aziendale. I 190 milioni di debiti passano a Picea, produttore con sede a Shenzhen e strutture di ricerca in Cina e in Vietnam, che secondo i documenti del tribunale li ha rilevati da un gruppo di fondi gestiti da Carlyle e li cancellerà.
Il valore di iRobot nel frattempo è crollato dai 3,6 miliardi di dollari del 2021 - tanto era valutata l’azienda quando la pandemia aveva spinto la domanda di dispositivi per la pulizia della casa - ad appena 140 milioni di dollari secondo le stime di Lseg.
L’azienda mantiene però un posizionamento rilevante negli Stati Uniti, dove calcola di avere il 42% del mercato dei robot aspirapolvere, e in Giappone dove arriva al 65%. (riproduzione riservata)