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Iperammortamento 2026, ecco la spinta alla transizione tecnologica

di Pierpaolo Cavani*
04 marzo 2026, 02:00 Ultimo aggiornamento: 07:03

La nuova misura amplia il perimetro tecnologico, includendo soluzioni per commercio e servizi, e introduce una maxi-deduzione fiscale per sostenere l'innovazione nelle fabbriche e nei settori retail

Con il nuovo iperammortamento introdotto dalla legge di bilancio 2026 il legislatore ha saputo cogliere le esigenze tecnologiche e di flessibilità delle imprese, semplificando procedure che avevano frenato la Transizione 5.0. L’ampliamento del perimetro tecnologico e la forte capacità dell’incentivo di abbattere il costo degli investimenti sono punti di forza che possono davvero favorire la transizione verso modelli produttivi avanzati.

In un mondo che corre veloce questa misura sembra offrire al sistema produttivo italiano una spinta per stare al passo dei competitor sui mercati globali, a patto di attivare rapidamente la misura con l’emanazione del decreto attuativo, di rendere operativa la piattaforma informatica del Gestore dei servizi energetici e di rimpinguare la dotazione finanziaria iniziale di 4 miliardi quando sarà esaurita.

La misura è pensata per accompagnare le imprese verso modelli di manifattura avanzata (smart factory), in cui i processi produttivi tradizionali sono integrati con intelligenza artificiale, connettività industriale, big data e Internet of Things.

L’incentivo non riguarda solo il macchinario, ma anche l’infrastruttura digitale che lo rende intelligente: server per l’intelligenza artificiale, reti industriali, sistemi di sicurezza e piattaforme software.

Questo rappresenta un passo decisivo per rendere le fabbriche più competitive e resilienti.

Novità e semplificazioni rispetto a Transizione 4.0

Rispetto alla precedente Transizione 4.0 vengono incluse in modo esplicito soluzioni per il commercio e i servizi, come totem digitali, casse self-checkout, camerini virtuali e tecnologie di realtà estesa, insieme ai software di supporto alle attività commerciali.

Il nuovo iperammortamento si configura quindi come una misura pensata per sostenere smart factory, servizi e retail.

L’annunciata eliminazione dei vincoli legati alla provenienza europea dei beni incentivati dovrebbe ridurre uno dei principali elementi di criticità riscontrati in passato. In prima istanza l’azienda deve mappare con precisione i suoi fabbisogni tecnologici.

Va verificata la coerenza degli investimenti con le categorie indicate nei nuovi elenchi dei beni agevolabili e predisposto un piano triennale di investimenti. Questi devono essere fiscalmente di competenza nel periodo 1° gennaio 2026-30 settembre 2028. In caso di insufficiente capienza fiscale il beneficio non si perde ma si riflette negli esercizi successivi aumentando la perdita fiscale riportabile.

Il nuovo iperammortamento combina elementi presenti nei precedenti programmi pubblici di sostegno agli investimenti tecnologici (Transizione 4.0 e Transizione 5.0) ma introduce alcune novità e semplificazioni.

Vengono eliminati gli obiettivi obbligatori di risparmio energetico legati ai singoli progetti, i vincoli ambientali particolarmente stringenti (come il principio Dnsh), le complesse misurazioni tecniche per certificare il risparmio energetico.

Il nuovo trattamento fiscale

Cambia anche la forma dell’incentivo. Non più un credito d’imposta ma una maxi-deduzione fiscale: l’impresa può dedurre un importo maggiorato dal reddito imponibile lungo il periodo di ammortamento del bene, riducendo le imposte dovute. Viene modificato anche l’ambito dei beni agevolabili: non sono più incentivabili le attività formative e vengono aggiornati gli elenchi dei beni ammessi. I precedenti allegati tecnici sono sostituiti da nuovi elenchi, con un ampliamento delle tecnologie ammesse.

Anche l’intensità del beneficio cambia rispetto all’ultima versione della Transizione 4.0. In passato il vantaggio fiscale netto era pari al 20%, 10% o 5% a seconda dell’ammontare dell’investimento. Con la nuova misura le percentuali salgono al 43,2%, 24% e 12% per gli stessi scaglioni di investimento.

Restano le comunicazioni preventive e di completamento dell’investimento. È richiesta una perizia tecnica asseverata, affiancata da certificazione contabile e da un’attestazione relativa alla provenienza dei beni nell’area Ue/Spazio Economico Europeo. (riproduzione riservata)

*responsabile del Centro Studi di Tinexta Innovation Hub



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