La loro impostazione è molto chiara: dare al gestore l’autonomia di cui ha bisogno per «ottenere un profilo di rischio-rendimento intermedio tra fondi azionari e obbligazionari». Questa la definizione che il glossario di Borsa Italiana dà dei fondi bilanciati, o diversificati: quelli che includono al loro interno, in quote variabili, sia una componente di azioni sia una di bond.
Al loro interno si distinguono varie categorie: ci sono i bilanciati prudenti, in cui la quota di azioni non va in genere oltre il 40%, gli aggressivi, in cui la componente di equity può superare il 70% e arrivare addirittura, in determinate circostanze di mercato, al 100% dell’allocazione complessiva. E poi c’è la via di mezzo, la categoria dei bilanciati moderati: comparti di investimento che, per loro natura, tengono in perfetto equilibrio la componente di equity e quella di reddito fisso. Anche se di solito anche il più tradizionale dei portafogli, composto al 60% da azioni e al 40% obbligazioni, viene fatto rientrare nella categoria.
Per i 50 money manager intervistati da MF-Milano Finanza nel sondaggio di fine 2024 l’allocazione ideale per un portafoglio diversificato a medio rischio prevede di inserire il 48% di bond, il 45% di azioni e una componente residuale (il 7%) di liquidità. Insomma, un’asset allocation bilanciata per l’anno in corso prevede, a detta dei gestori, un equilibrio sostanziale tra le due principali asset class. Numeri alla mano, lo scorso anno è stato complesso per la raccolta di questi strumenti di investimento: Assogestioni ha censito, tra gennaio e novembre, deflussi per 15,9 miliardi di euro. Meglio dei 17,5 miliardi riscattati dai comparti azionari, mentre i fondi obbligazionari hanno registrato una raccolta positiva di 44 miliardi.
Chi avesse deciso comunque di orientarsi verso questa tipologia di fondi di investimento si sarebbe tuttavia potuto togliere soddisfazioni interessanti. La classifica proposta da Fida, censisce i 10 migliori comparti diversificati moderati per rendimento nell’intero 2024. La loro performance media è superiore al 18%, con punte del 30%, che passa al 12,7% medio su un orizzonte triennale. «Siamo oggi più che mai in un momento in cui il portafoglio bilanciato, quindi un’allocazione bilanciata che metta insieme la componente azionaria, la componente obbligazionaria governativa e anche quella del credito, può ancora esprimere del valore», ha di recente spiegato l’amministratore delegato di Eurizon Capital Sgr, Maria Luisa Gota, in un’intervista a Class Cnbc. E questo perché, dopo anni di rendimenti a zero, «è ormai possibile trovare del valore anche nel comparto obbligazionario, che è tornata a essere un mattone importante nella costruzione dei portafogli». Eurizon, società del gruppo Intesa Sanpaolo, compare in graduatoria Fida con il fondo EF Global Allocation (performance del 15,8% nel 2024).
Oltre alla ricerca del mix ideale tra azioni e bond, i gestori possono spaziare anche tra i vari settori di investimento. Un esempio è il fondo Financial Income di Algebris, che occupa la terza posizione del ranking: +17,4% nei 12 mesi. Il comparto, si legge nel factsheet, «può investire nella struttura del capitale delle aziende finanziarie globali, sia tramite azioni che mediante obbligazioni». All’ultimo aggiornamento, relativo a novembre 2024, il comparto investiva in 106 bond di 42 emittenti e in 50 azioni: tra queste le prime cinque posizioni erano occupate da Santander, Bnp Paribas, Bbva, Prudential e Barclays. Insomma, un’esposizione al rally delle banche europee, particolarmente marcato negli ultimi mesi, anche grazie alle mosse che hanno riacceso il risiko nel continente. Il rating medio delle obbligazioni era invece BBB, con duration effettiva di 3,3 anni.
Fideuram Am (Ireland), anch’essa parte del gruppo Intesa Sanpaolo, scommette sull’asset class con il Fonditalia Global (+17,1% nel 2024). Umberto Sagliaschi, gestore del comparto, nella sua allocazione può arrivare anche al 70% di componente azionaria, rendendo di fatto il comparto un diversificato aggressivo. Ma come si sceglie la quantità di azioni da mettere in portafoglio? «L’ammontare di budget di rischio, da intendersi sempre relativo al benchmark del comparto, è controciclico: nelle fasi mature di mercato, ovvero dopo periodi di forte rally degli indici e volatilità molto bassa, tendiamo ad adottare un approccio più prudente, e viceversa». Questo, aggiunge il money manager, «non significa essere contrarian: anzi, le posizioni attive in portafoglio potrebbero essere di consensus o aver già sperimentato dei forti rally». Quanto alla componente obbligazionaria, il gestore opta allo stato attuale per i governativi in euro a breve o media scadenza (meno di cinque anni): un approccio che, conclude Sagliaschi, «permette di limitare la sensibilità del comparto di investimento alle oscillazioni dei tassi di interesse».
Dal canto suo Azimut Investments si approccia alla categoria dei diversificati moderati con il fondo AZ Multi Asset All. Tech. Bal. AZ Ret, che nell’intero 2024 ha messo a segno una performance del 17,3%. In generale, anche al di là del fondo in questione «per un investitore con profilo di rischio moderato si consiglia un mix di azioni al 25%, obbligazioni al 50%, fondi alternativi su mercati privati al 20%, nonché una riserva di liquidità del 5% da utilizzare per poter comprare azioni in caso di correzioni», spiega Claudio Basso, chief investment officer del gruppo. «Le azioni Usa hanno la possibilità di proseguire al rialzo, ma per via di valutazioni piuttosto elevate si suggerisce un leggero sottopeso, da compensare con un sovrappeso sugli emergenti», aggiunge il money manager. Tra le obbligazioni infine, Basso ha una «decisa preferenza per quelle con rating investment grade: tra i titoli di Stato, preferenza per quelli area euro. Nel resto del portafoglio si prediligono invece le obbligazioni ibride e subordinate, a cui affiancare limitate posizioni su bond emergenti». (riproduzione riservata)