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Investimenti fai-da-te: 15 piattaforme di trading online a confronto. Quale ti conviene di più?
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Investimenti fai-da-te: 15 piattaforme di trading online a confronto. Quale ti conviene di più?

06 settembre 2024, 20:00 Ultimo aggiornamento: 13 settembre 2024, 19:54

Più del 40% degli italiani è interessato a fare trading online, e uno su cinque già lo fa: a fare gola sono i costi bassi e la semplicità d’uso. All’offerta delle banche si affiancano le fintech, che strizzano l’occhio alle tasche dei più giovani. Confronto tra i principali servizi   | Emanuele Agueci (Trade Republic): ora con le piattaforme si può anche costruire la pensione | Come scegliere il broker più adatto in base a mercati, strumenti, costi, servizi

In un tempo non troppo lontano il mondo degli investimenti era nettamente diviso in due. Da una parte c’erano i trader di professione, profondi conoscitori e fruitori degli strumenti finanziar più avanzati, in grado di accumulare guadagni durante lunghe ed estenuanti sessioni di acquisti e vendite di titoli. Dall’altra i piccoli risparmiatori, che si rivolgevano alla propria banca o alla propria società di risparmio gestito per veicolare principalmente su fondi e polizze le somme messe da parte.

Oggi questa distinzione non esiste più: l’avvento di Internet prima e delle piattaforme digitali poi hanno permesso a tutti di svolgere le attività di compravendita sui mercati che prima erano a beneficio soltanto di una nicchia di esperti, con tempi di esecuzione rapidissimi e soprattutto costi che sono andati via via riducendosi. Il trading online, insomma: per molti anni avvolto da un’aura di scetticismo e accostato impropriamente al gioco d’azzardo (se non proprio alla truffa per far abboccare i creduloni), oggi l’investimento fai-da-te è una realtà consolidata e in grande ascesa, sempre più usata dai risparmiatori-investitori.


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Il fascino del trading

D’altronde, la parola inglese trading significa proprio (volendo fare una traduzione letterale) acquisto e vendita di strumenti finanziari. La base dell’investimento, in buona sostanza. E infatti le piattaforme che offrono questo servizio, da quelle di origine bancaria alle neo-bank alle fintech, hanno via via affinato l’offerta, proponendo anche a neofiti o ad utenti che non hanno a disposizione somme ingenti da investire, strumenti basati ad esempio su leva finanziaria o short selling, fino a pochi anni fa ad appannaggio esclusivo di investitori evoluti.

Anche per questo motivo l’investimento fai-da-te esercita un fascino crescente sugli italiani: la Consob, nel suo Report sulle Famiglie del 2024, ha rivelato come il 41% degli italiani siano interessati al trading online. Una quota di ben 15 punti più alta rispetto a quella della precedenze rilevazione, datata 2022. Tra le ragioni che più spingono i risparmiatori a voler esplorare questo mondo, il regulator dei mercati ne cita in particolare tre: facilità d’utilizzo (51%), bassi costi (47%) e disponibilità di prodotti (39%).

Questione di tariffe

Le tre motivazioni elencate nel rapporto Consob possono essere lette come gli ingredienti della formula magica che ha decretato il successo delle piattaforme. I costi, in particolare, si abbassano per tre motivi fondamentali. Primo, il minor grado di intermediazione, con la figura del consulente che viene di fatto bypassata e solo parzialmente compensata con servizi di guida al fai-da-te, educazione finanziaria o (più raramente) di robo-advisory. Secondo, la scelta dei fornitori delle piattaforme di escludere - o includere solo parzialmente - gli strumenti di investimento a costo più elevato, cioè i fondi comuni attivi, puntando invece su strumenti come azioni ed Etf passivi. Terzo, le challenger bank e i broker nativi digitali si affacciano sul mercato con soluzioni ad alto contenuto tecnologico, che permettono di calmierare i costi totali e di proporre tariffe iper competitive, o addirittura azzerate. Come sempre avviene in questi casi, la concorrenza ha spinto anche le banche tradizionali a rispondere alla sfida, strutturando servizi a prezzo ridotto a tutti i livelli. «In Italia i costi degli investimenti sono tra i pù alti al mondo», ricorda Alessandro Saldutti, country manager per l’Italia del broker regolamentato Scalable Capital. «Insieme a diversificazione e allocazione, sono le uniche variabili che possiamo controllare: per questo scegliere prodotti a basso costo permette di evitare che le commissioni riducano significativamente i rendimenti».

Identikit dell’investitore medio 

La relazione di Consob rivela al contempo che all’elevato grado d’interesse raggiunto dalle piattaforme non corrisponde ancora un utilizzo effettivo così massiccio. La quota di italiani che affermano di fare uso del tol ammonta al 19%: in altre parole, un risparmiatore su cinque si avvale di questi servizi. Ma chi sono questi italiani che sfruttano il trading online? Ecco l’identikit fornito dall’authority: «Soggetti più giovani, appartenenti a classi sociali più elevate, nonché coloro che manifestano una fiducia nelle persone e una propensione al rischio relativamente più spiccate».

Fiducia, tolleranza al rischio, giovane età: da queste caratteristiche è piuttosto evidente come il trading online faccia breccia soprattutto in quella fascia di popolazione che ha voglia di investire, crede di poter ricavare delle soddisfazioni tangibili mettendo in moto il proprio denaro, e al contempo non sente le necessità (o più banalmente non ha le disponibilità economiche) per affidare il suo denaro a un professionista degli investimenti.

Guida al fai-da-te

Se queste sono le premesse, come si può iniziare a utilizzare una piattaforma per il trading in modo consapevole? I fattori da considerare sono molteplici, ma i principali sono quelli già citati in precedenza: quantità e tipologia di prodotti offerti, costi di apertura e mantenimento dei conti, commissioni per l’acquisto di titoli o fondi. Si possono poi considerare alcuni elementi ulteriori: se è prevista o meno la possibilità di investire tramite piani di accumulo, se si può puntare su criptovalute (alcuni broker offrono l’acquisto diretto, altri l’esposizione a bitcoin e simili tramite Etf ed Etc), se i sottostanti sono reali o se sono Cfd (contratti per differenza, quindi prodotti derivati).

La tabella in basso propone un confronto quanto più dettagliato possibile tra alcune delle principali piattaforme d’investimento disponibili sul mercato italiano: quelle che fanno riferimento a banche tradizionali, quelle che fanno parte dell’offerta delle private bank e delle reti (Fineco è l’esempio più conosciuto), le neo-bank, fintech e challenger bank. Sono stati inclusi i prodotti offerti, i costi di apertura e mantenimento dei conti, le commissioni per acquisto di azioni, bond ed Etf e l’eventuale possibilità di sottoscrivere piani di accumulo tramite fondi passivi.

Banca o fintech?

Come si può notare già da una prima occhiata, c’è una differenza importante tra l’offerta delle banche e quella delle neo-bank. Le prime sono più strutturate, offrono una gran varietà di prodotti (anche per investitori più evoluti) e hanno strutture commissionali complesse. Le seconde invece tendono ad accorpare i prodotti in specifiche offerte con formule in abbonamento e tariffe standardizzate. Non esiste ovviamente un modello migliore dell’altro: si può grossomodo riassumere dicendo che le fintech entrano nel mercato puntando sulla semplicità e l’accessibilità del servizio, mentre le banche sulla completezza dell’offerta e sulla capacità di parlare con tutta la platea dei potenziali investitori, compresi quelli più evoluti.

Dialogo a più livelli

Più generale, tutte le piattaforme stanno provando a instaurare un dialogo a più livelli con la loro platea di riferimento. Lo spiega Andrea Favero, head of Fideuram Direct (gruppo Intesa Sanpaolo): «La piattaforma, destinata normalmente ai professionisti del settore, consente di inviare ordini sui mercati cash, anche in leva finanziaria long/short e su strumenti derivati». Ma per chi non volesse alzare così tanto il tiro «Fideuram Direct consente di investire su prodotti di risparmio gestito, come gestioni patrimoniali in Etf e fondi comuni, in una logica di architettura aperta e principi Esg».

Un discorso simile lo fanno anche altri operatori, come Banca Sella, che vuole offrire ai propri trader «servizi completi e personalizzabili adatti sia al neofita così come al trader evoluto, con un approccio incrementale». Oppure Directa, uno dei primissimi broker ad aprire un servizio di trading online in Italia, che punta a «servire le esigenze di tutta la clientela: da quella meno attiva che desidera uno strumento agevole per i propri investimenti online a quella più sofisticata che utilizza postazioni di lavoro professionali».

Ci sono altre leve che si possono sfruttare per parlare con i diversi tipi ci clientela. Lato Webank (Banco Bpm) «le commissioni diventano sempre più convenienti con l’aumento dell’operatività; l’assenza di un deposito minimo e la gratuità della custodia titoli attirano sia i neofiti del trading sia i più esperti». Ulteriori elementi da tenere in considerazione sono poi, oltre all’accesso ai mercati, «l’assistenza clienti in italiano e la possibilità di scegliere il regime fiscale amministrato, elementi che garantiscono un servizio di qualità sia per i trader esperti sia per chi si avvicina la prima volta», evidenzia Fabio De Cillis, country manager di IG Italia. C’è inoltre chi fa da tempo dell’elemento brokerage uno dei suoi punti di forza. «Il nuovo conto Trading dedicato esclusivamente all’attività di brokerage», fanno sapere da Fineco, «ha già superato le 11 mila sottoscrizioni in pochi mesi».

Un fai-da-te consapevole

Alla base di tutte le offerte, delle banche come delle fintech, c’è un forte desiderio di creare una base di investitori consapevole e informata. In altre parole, trasporre nel fai-da-te alcune delle logiche di investimento proprie della consulenza. «Offriamo ai clienti un accesso ampio e diretto ai mercati, insieme alla possibilità di mantenere una visione di lungo periodo e compiere scelte di investimento consapevoli», esemplifica Fabio Zampaglione, chief commercial officer di Moneyfarm, che poi precisa un punto importante: «L’obiettivo di questo fai-da-te informato è rispondere alle esigenze di autonomia di alcuni clienti, rimanendo fedeli a un approccio di accessibilità, semplicità e costi competitivi: Moneyfarm resta un servizio di consulenza finanziaria, perché il cliente non si affida una piattaforma ma ha a disposizione degli esperti che possono aiutarlo durante tutto il percorso di investimento». Un altro esempio di questo connubio tra trading e consulenza è quello di Tinaba (Banca Profilo), come spiega il chief marketing e business developement Andrea Cilio: «La sinergia tra tecnologia di Tinaba ed esperienza di Banca Profilo ha dato vita a Roboadvisor, servizio che permette di investire in Etf in modo autonomo direttamente da app».


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Conoscere ciò che si fa

Strettamente collegate con i servizi aggiuntivi di consulenza ci sono tutte le attività di informazione. Anche perché, come osserva il regional manager Italia di eToro, Massimo Citoni, «nello scegliere la piattaforma da usare un investitore deve anzitutto comprendere le sue esigenze e il suo livello di educazione finanziaria». Una visione condivisa anche da Xtb, che presenta come suo punto di forza «la forte attenzione alla formazione e al supporto continuo offerto agli utenti, con risorse educative che aiutano a comprendere meglio gli strumenti in cui investire». (riproduzione riservata)



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