È l’investimento azionario più generalista possibile, eppure può rivelarsi quanto mai funzionale nel momento in cui le borse marciano (quasi) tutte con il segno più: quello che ha come oggetto di investimento il mondo intero. Un universo investibile senza limiti, in cui i gestori attivi hanno un ampio margine di manovra per provare a battere il mercato. Impresa non certo facile: l’indice Msci World, principale benchmark di riferimento, nel 2024 ha messo finora a segno una performance del 27%, una delle mgliori asset class al mondo. Anche se comprare un indice, in questo caso, significa esporsi per oltre i due terzi del portafoglio (il 68% circa) al solo mercato Stati Uniti.
Chi avesse deciso di investire sull’azionario globale con un fondo attivo si sarebbe comunque potuto togliere delle soddisfazioni. La graduatoria Fida censisce 10 comparti dedicati, che hanno nel 2024 una performance media del 32%, con punte sopra il 60%. La performance media passa quindi al 42% a un anno, per scivolare poi al +5,7% (in mezzo c’è stato il 2022 nero per le borse) in una prospettiva triennale. «Il 42% dei comparti azionari globali», commenta Monica Zerbinati, analista di Fida, «presenta politiche molto generaliste, che includono sia i mercati sviluppati che quelli emergenti, con un unico focus rappresentato dalle large e mid cap».
Con il fondo Global Equity Megatrends Neuberger Berman fa nel 2024 il +30,1%. «Gestiamo un portafoglio concentrato di 20-30 nomi seguendo un approccio incentrato sulla gestione del rischio e sul flusso di cassa», spiega il gestore del comparto, Maximiliano Rohm. In generale, il money manager posiziona il portafoglio «in modo da favorire le società che riteniamo offrano un potenziale di rialzo interessante, seppur con un rischio di ribasso limitato». Alcuni esempi relativi alle più recenti scelte? Negli ultimi trimestri il gestore ha ridotto l’esposizione all’americana Vistra ed è uscito da Quanta Services, anch’essa americana: entrambi i titoli sono legati al magatrend delle infrastrutture energetiche. «Le valutazioni di entrambe le società sono salite alle stelle quando gli investitori si sono resi conto della dipendenza dall'elettricità dei veicoli elettrici e dell’intelligenza artificiale, costringendoci a ridurre o a uscire da questi investimenti per mantenere il nostro approccio», evidenzia Rohm.
Azimut si approccia all’asset class con il comparto AZ F.1 Eq. Global Growth B-AZ Fund, che da gennaio rende il 27,4%. «Il fondo investe secondo una logica bottom-up in aziende che posseggono un vantaggio competitivo forte e difendibile e tale da tradursi, nel presente o nel prossimo futuro, in ritorni sul capitale investito superiori alla media di mercato», evidenzia Saverio Papagno, senior portfolio manager di Azimut e gestore del fondo. «Un ritorno sul capitale elevato permetterà alle aziende selezionate di generare dei flussi di cassa sufficienti a remunerare generosamente gli azionisti attraverso buyback o dividendi e al tempo stesso continuare ad investire nella crescita futura», aggiunge. Le mosse per il futuro? «Per il 2025 punteremo sull’affermarsi di nuove applicazioni dell’intelligenza artificiale, sia in ambito consumer che in ambito corporate, dalle quali ci aspettiamo un forte contributo all’aumento della produttività soprattutto negli Stati Uniti», aggiunge il money manager.
Il comparto Global Equity Growth Unconstrained di Jupiter Am nel 2024 rende il 26,5%. «Il nostro portafoglio è una strategia growth globale basata sulla convinzione di fondo che l'economia continuerà a digitalizzarsi, e che le aziende che sono i principali abilitatori e beneficiari di questa digitalizzazione sovaperformeranno il mercato più ampio nel lungo periodo», spiega il team di gestione di Nzs Capital, partner strategico di Jupiter. Quest’anno, proseguono gli esperti, «alcune sezioni del portafoglio hanno beneficiato del boom della spesa legata all'intelligenza artificiale: abbiamo ridotto questi titoli man mano che le aspettative sono diventate sempre più elevate, investendo quel capitale in altre aziende growth che sono meno esposte al trend». Tra le nuove posizioni i gestori citano «Copart e American Tower: crediamo che queste aziende avranno successo indipendentemente dal continuo slancio del mercato dell'intelligenza artificiale».
Per fondi di questo tipo la variabile del mercato americano è cruciale. Lo ricorda Lewis Grant, senior portfolio manager per il global equities di Federated Hermes: «Dopo le elezioni Usa privilegiamo i nomi con un'esposizione interna agli Stati Uniti, ad esempio i titoli finanziari esposti ai consumatori, beneficiari della deregolamentazione» promessa dal nuovo presidente Donald Trump in campagna elettorale. Il money manager al contempo gestisce un fondo di tipo Esg: «Il fronte della sostenibilità potrebbe subire pressioni a seguito del risultato elettorale alle presidenziali, con il probabile ritiro degli Stati Uniti dall'accordo di Parigi: tuttavia Consideriamo l'Esg più importante che mai, perché riteniamo che le società con caratteristiche di sostenibilità già solide o in miglioramento genereranno risultati finanziari migliori, e la visione a breve termine sta portando con sè valutazioni interessanti per le società più sostenibili», conclude Grant. (riproduzione riservata)