Il mercato americano ha corso troppo e ora, per chi vuole investirci, potrebbe essere arrivato il tempo della cautela. È questo il messaggio chiave che emerge dall’outlook 2025 di Banor, la società di gestione italiana fondata e guidata da Massimiliano Cagliero, consultato in anteprima da MF-Milano Finanza.
Il documento risulta probabilmente uno dei più prudenti sulla corsa delle borse Usa. Se si va ad analizzare il rialzo dell’S&P 500 di quest’anno (26% circa di performance), Banor sottolinea come solo 12 punti percentuali derivino dalla crescita degli utili, mentre ben 14 sono dovuti all’espansione di multipli, che portano il rapporto prezzo-utili dell’indice a 25 volte, contro una media storica di 16. Questa espansione, spiegano dalla casa di gestione, non è stata determinata da un ribasso dei tassi decennali, ma da flussi globali sempre più diretti verso le borse Usa, ai massimi dagli ultimi 12 anni. Morale della storia: l’indice Usa è arrivato a pesare il 70% del benchmark Morgan Stanley World, sebbene il pil americano rappresenti solo il 26% di quello mondiale. Il premio per il rischio di puntare sulle azioni americane, in questo contesto, si è praticamente azzerato (vedere grafico in pagina).
Per gli investitori, tanto più in vista dell’insediamento alla Casa Bianca di Donald Trump, questi numeri rappresentano un invito alla prudenza, anche lato intelligenza artificiale. Gli investimenti in AI oggi, spiega Banor, dipendono al 50% dalle cinque più grandi aziende Usa e ancora non è chiaro se Trump alla Casa Bianca vorrà mettere loro i bastoni tra le ruote.
Per quanto riguarda invece le borse europee, queste soffrono del problema opposto: una sottovalutazione strutturale dalla quale è complesso uscire. Il posizionamento degli investitori globali nei mercati Ue è ai minimi degli ultimi 10 anni, nonostante le valutazioni a sconto del 50% rispetto all’azionario Usa. A ciò si sommano altri fattori negativi: la domanda cinese (tradizionalmente un mercato chiave per il continente) più debole rispetto al passato, la crisi del settore auto, l’eccessiva regolamentazione che spesso «ha bloccato molte fusioni o acquisizioni, con il risultato di non aver creato campioni europei in grado di competere su scala mondiale».
Qualcosa si sta muovendo però e gli investitori potrebbero avere delle belle sorprese. Banor individua tre fattori per cui le borse europee potrebbero avere uno spazio di crescita. Il primo, le opportunità che potrebbero fornire, se implementate, le proposte in tema di competitività dell’agenda Draghi. Un punto chiave, quest’ultimo, anche nel recente outlook presentato agli investitori da Bnp Paribas. Il secondo, l’auspicio che si crei finalemente un mercato unico dei capitali: in tal senso Banor vede con favore sia le mosse di Unicredit su Commerzbank sia quelle di Mfe su Prosiebensat. Terzo punto, ma non per importanza, le opportunità nel segmento delle pmi quotate, che sono attualmente sottovalutate sia in valore assoluto sia rispetto alle loro controparti Usa. La discesa dei tassi dovrebbe favorire questo segmento, tanto più se la guerra in Ucraina dovesse muoversi verso una risoluzione. In Italia, a questi fattori, si aggiunge anche il supporto di Cdp, che renderà operativi i fondi chiusi per investire nelle pmi: si parla di una dotazione di circa 1 miliardo di euro, con durata prevista di almeno sei-sette anni. (riproduzione riservata)