Interpump non ha ancora recuperato tutto il terreno perso lo scorso 13 febbraio, quando in una sola seduta ha lasciato sul campo il 18,3% scivolando a quota 41,50 euro (+1,41% a 40,16 euro in chiusura il 20 febbraio) dopo la diffusione dei risultati preliminari del 2025 (vendite pari a 2,07 miliardi, sostanzialmente in linea, -0,4%, rispetto all'esercizio precedente e utile in calo dell’8,2% a 209,7 milioni) e delle stime al 2028 (fatturato a 2,5 miliardi, ebitda margin al 22,5% e azzeramento della posizione finanziaria netta grazie ai flussi di cassa).
Mentre per quanto riguarda solo il 2026 il gruppo, che produce pompe a pistoni ad alta pressione, ritiene di poter conseguire una crescita del fatturato, qualora i trend manifestatisi nell'esercizio passato venissero confermati, o di minimizzare i possibili impatti di eventuali peggioramenti. Pertanto ha stimato, su base organica, una variazione dei ricavi compresa tra +3% e -2%.
A seguito di tutto ciò, Ubs ha ospitato il ceo di Interpump, Fabio Marasi, e l’head of IR, Elisabetta Cugnasca, per un roadshow con gli investitori a Londra, da cui sono emersi tre spunti interessanti.
Il management ha previsto che le operazioni di M&A bolt-on contribuiranno per 50-80 milioni di euro all’anno nel periodo 2026-2028, con investimenti complessivi in M&A per 200-250 milioni. Il focus è su operazioni bolt-on, ma il management è aperto anche a transazioni più rilevanti. I deal bolt-on avvengono generalmente a 5-6 volte l’ebitda.
Operazioni più grandi restano, comunque, nel radar della società, principalmente per entrare in nuovi settori, ma avverrebbero a valutazioni più elevate (circa 7-7,5 volte l’ebitda) con l’azienda impegnata a mantenere una rigorosa disciplina.
I target? Imprese di qualità elevata, non situazioni di turnaround. Sono già in corso trattative con diversi potenziali candidati. La maggior parte delle opportunità viene individuata internamente, riflettendo la cultura di M&A di Interpump. Dopo le acquisizioni, le priorità a livello di allocazione del capitale del management sono buyback e dividendi.
Per quanto riguarda i conti 2026, per la divisione Hydraulics il management ha previsto una crescita dei ricavi low to mid single digit, supportata dalla normalizzazione degli ordini e dalla fine del destocking, con un inizio anno positivo caratterizzato da un buona raccolta ordini e da una domanda in miglioramento, soprattuttonel mobile e nell’agricoltura. Il management si aspetta anche che volumi più alti generino leva operativa e supportino i margini.
Quanto alla divisione Water Jetting dovrebbe calare del 2% e la società non conta di replicare il grande ordine dalla Cina firmato nell’aprile del 2025. In generale, il management preferisce un approccio prudente con le previsioni per quest’anno.
Ubs per l’esercizio 2026 si aspetta ricavi e utile in crescita, rispettivamente, a 2,178 miliardi e a 255 milioni con un dividendo in aumento a 0,37 euro per azione (rendimento dello 0,9%).
Il contesto competitivo per la divisione Hydraulics rimane stabile. Il mercato continua a spostarsi dalle offerte di singoli componenti verso soluzioni di sistema più integrate con capacità digitali. I grandi operatori mantengono una certa disciplina sui prezzi e proteggono i margini anche in condizioni di mercato più deboli e, nel complesso, i competitor si comportano in modo razionale.
Dopo l’incontro con il management di Interpump, Ubs ha confermato il target price a 43,10 euro sull’azione e il rating neutral, mentre è partito il 17 febbraio (terminerà il 16 maggio) il programma di buyback della società fino a 30 milioni di euro, per l'acquisto di 500.000 azioni proprie al prezzo massimo di 60 euro per azione. Attualmente il consenso Bloomberg vede 6 rating buy, 3 hold e 0 sell con un prezzo obiettivo medio a 49,01 euro che implica un potenziale upside del 21,4% rispetto alla quotazione attuale. (riproduzione riservata)