Nell'arena del risiko bancario italiano è tornata a farsi sentire la voce del Crédit Agricole. La banca francese da oltre 48 miliardi di capitalizzazione ha lanciato, fra il 2020 e il 2021, un'opa sul Credito Valtellinese. In tempi più recenti invece ha costruito una robusta posizione (pari al 19,8%) nel capitale del Banco Bpm e alla fine della scorsa settimana ha chiesto alla Bce il permesso di salire oltre la soglia del 20%. Mettendosi così in evidenza sul mercato in un momento molto delicato in cui tutti gli occhi sono puntati sull'ops decisamente contrastata lanciata da Unicredit sul gruppo guidato dall'amministratore delegato Giuseppe Castagna.
Questa operazione è osservata da vicino, oltre che dal mercato, da governo, Consob, Bce, Bruxelles, investitori retail. A muoversi è stata la capogruppo Crédit Agricole, ad annunciare che chiederà alla Banca centrale europea l'autorizzazione a portarsi sopra il 20% del Banco, richiesta che ufficialmente arriva per ragioni tecniche, ovvero contabilizzare la partecipazione secondo il metodo del patrimonio netto, «coerentemente» con la posizione di azionista di lungo termine e partner industriale». Così spiega la nota.
Tuttavia le storiche buone relazioni fra il gruppo transalpino e l'amministratore delegato Castagna sono note da tempo, così come la freddezza ormai consolidata fra Banco Bpm e Unicredit. A questo si aggiunga che il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, ha detto solo qualche giorno fa che non bisogna guardare alla nazionalità delle banche (tema alquanto controverso) ma piuttosto alla loro capacità di operare nel rispetto delle normative e nel contribuire all'economia nazionale. Secondo il ministro gli istituti di credito, indipendentemente dalla loro origine, devono svolgere il ruolo e contribuire positivamente al sistema economico, quale che sia la loro origine.
L'Italia rappresenta non a caso il primo mercato estero per l'istituto francese e la controllata Crédit Agricole Italia, sotto la guida dell'ad Hugues Brasseur, ha chiuso un primo trimestre con un risultato netto aggregato di 429 milioni di euro, in crescita del 10% anno su anno. È vero che, nella nota della serata di venerdì 11, Crédit Agricole ha voluto precisare che non intende acquisire o esercitare il controllo su Bpm e che si manterrà sotto la soglia d’opa obbligatoria del 25%. Allo stesso modo non dovrebbe neanche chiedere posti nel board. Tuttavia è naturale che ci si chieda, dopo l'operazione sul Credito Valtellinese, e soprattutto di fronte all’incertezza che contraddistingue la vicenda dell’ops Unicredit su Bpm, se il Crédit Agricole intenda prendere posizione in attesa di un eventuale ritiro dell’offerta da parte di Unicredit per farsi avanti in qualche maniera rispetto al Banco, magari ancora una volta attraverso la controllata italiana.
In quest’ottica si tenga conto che Crédit Agricole e Unicredit si stanno confrontando sul mercato delle polizze, dal momento che la banca di piazza Gae Aulenti è oggi il principale partner italiano di Amundi. La partnership decennale scadrà nel 2027 e sul rinnovo pesano molte incognite. (riproduzione riservata)