L’inflazione in Germania e Spagna è aumentata leggermente più del previsto in aprile, sulla scia del surriscaldamento dei prezzi alimentari ed energetici, innescando dubbi sul ritmo del progressivo percorso di allentamento della politica monetaria atteso dalla Bce.
Stando ai dati armonizzati dell’Unione Europea, l’indice dei prezzi al consumo tedesco è aumentato al 2,4% su base annua ad aprile, in rialzo sia rispetto al 2,3% di marzo sia alle attese degli analisti che prevedevano un dato invariato. Migliore il dato core, al netto dei prezzi di cibo ed energia, sceso dal 3,3% di marzo al 3% in aprile. Anche osservando i dati spagnoli la tendenza sembra essere analoga. L’indice armonizzato dei prezzi al consumo è leggermente salito al 3,4% rispetto al 3,3% di marzo (e previsto dal consenso), mentre la componente core è scesa al 2,9% in aprile rispetto al 3,3% di marzo.
I dati di ieri hanno innescato su mercati e analisti qualche dubbio sul percorso di politica monetaria di Francoforte. «L’aumento odierno dell’inflazione complessiva tedesca ci ricorda quanto sarà difficile per la Banca Centrale Europea compiere l’ultimo miglio per riportare l’inflazione in modo sostenibile al 2%», commentano gli analisti di Ing, i quali però concordano con la stragrande maggioranza degli esperti nel ritenere che un taglio dei tassi di interesse a giugno al momento dovrebbe essere già cosa fatta e quindi non in discussione. Tuttavia, guardando oltre giugno, secondo Ing il percorso per Francoforte è tutt’altro che chiaro. «La recente nuova accelerazione dell’inflazione negli Stati Uniti avrà riacceso le preoccupazioni sull’indice dei prezzi anche nell’Eurozona, almeno per alcuni falchi della Bce», aggiungono da Ing. «L’aumento dei prezzi del petrolio, così come un tasso di cambio dell’euro più debole, potrebbero facilmente spingere le proiezioni di inflazione di Francoforte per il 2025 nuovamente sopra il 2%, minando la possibilità di tagli dei tassi dopo la riunione di giugno».
Un segnale fondamentale arriverà oggi dal dato sull’inflazione complessiva della zona euro, attesa stabile al 2,4% come a marzo, mentre il dato core nel blocco dovrebbe scendere al 2,7% dal 2,9%. Qualsiasi superamento potrebbe portare i trader a dubitare che Bce possa iniziare a tagliare i tassi a giugno, soprattutto dopo che l’inflazione statunitense più elevata del previsto li ha spinti a ridurre le scommesse sull’entità dell’allentamento della Federal Reserve quest’anno. In assenza di cambiamenti di scenario importanti, però, gli analisti ritengono che gli eventuali timori non impediranno alla Bce di tagliare i tassi a inizio estate, ma giocheranno un ruolo non solo nella comunicazione di giugno ma anche nei mesi successivi. Un ciclo più lungo e sostanziale di tagli dei tassi si concretizzerà solo se l’inflazione tornerà rapidamente a ridosso del 2%. Eventuali segnali di reflazione e anche un rafforzamento dell’attività economica limiteranno invece il margine di manovra della Bce.
Sul piatto della bilancia oggi arriveranno anche i dati sul prodotto interno lordo dei singoli Paesi e dell’intero blocco della zona euro. I dati Pmi hanno di recente mostrato che l’economia sta timidamente riemergendo dalla stagnazione e, stando alle attese, oggi i dati dovrebbero mostrare un pil trimestrale in rialzo dello 0,2% rispetto alla contrazione dello 0,1% dell’ultimo trimestre 2023. (riproduzione riservata)