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Michael Saylor
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Incognita bitcoin: ha resistito ai primi 100 giorni di Trump. Ma è un fuoco di paglia?

02 maggio 2025, 20:50 Ultimo aggiornamento: 03 maggio 2025, 14:18

La Casa Bianca ha terremotato i mercati e le aspettative sui dazi hanno depresso il pil e tutta Wall Street. Ma insieme al super oro ha retto il settore cripto

Donald Trump nei primi cento di governo ha terremotato i mercati e le aspettative sui dazi hanno raggelato pil e tutta Wall Street. Ne ha goduto molto l’oro, schizzato a livelli record e ha tenuto a sorpresa tutto il mondo delle criptomonete, tanto che nei nei giorni scorsi il bitcoin ha ripreso la marcia di avvicinamento a quota 100.000 dollari. Il sentiment sta tornando positivo e cominciano a fioccare previsioni che lo danno a 200.000 dollari entro fine anno.

C’è da fidarsi? Si sa che il bitcoin ha una volatilità elevatissima e molti lo apprezzano proprio per questa sua caratteristica. Ma allo stesso tempo si sta sempre più istituzionalizzando, grazie al presidente Donald Trump che vuole assolutamente fare degli Stati Uniti la capitale mondiale delle criptovalute. Fin quando ci crederà. E proprio mercoledì 30 aprile Eric, il secondo figlio maschio del capo della Casa Bianca, ha dichiarato nel corso della conferenza Token2049 a Dubai che le banche devono cambiare in fretta il loro modo di operare adottando le criptovalute oppure nel giro di dieci anni si estingueranno.

La finanza tradizionale si fa avanti

Qui in Italia potrebbe sembrare un’uscita da esaltati e forse lo è, viste le tante retromarce trumpiane. Ma negli ultimi giorni si sono moltiplicati gli annunci di società della finanza tradizionale pronte a entrare nel mercato cripto. Il ceo di Charles Schwab, Rick Wurster, ha affermato che la società di servizi finanziari che gestisce 10.100 miliardi di dollari in asset dei clienti, aggiungerà «il trading spot di criptovalute nei prossimi 12 mesi. Inizialmente ci concentreremo su bitcoin ed ethereum. Sarà disponibile sulla nostra piattaforma Thinkorswim e poco dopo su Schwab.com e su dispositivi mobili». Mentre Bloomberg ha scritto che i top manager di Morgan Stanley intendono fare lo stesso sulla loro piattaforma di trading E*trade nel 2026.

Ma torniamo al fatidico target price di 200.000 dollari entro la fine dell’anno (nel pomeriggio di venerdì 2 maggio il bitcoin viaggiava poco sopra i 97.000 dollari): Adrian Fritz, capo della ricerca di 21Shares, società che già nel 2018 ha quotato alla borsa di Zurigo il primo Etp al mondo sulle criptovalute con replica fisica, ha scritto in un report che gli investitori stanno iniziando a considerare «sempre meno il bitcoin come un proxy di un’azione tech o un asset speculativo (come le banche centrali credono) e sempre di più come una soluzione per proteggersi contro il rischio sistemico e geopolitico».

«A lungo termine», ha affermato Gautam Chugani, analista di Bernstein, «crediamo che i fondamentali del bitcoin siano guidati dalla sua stessa traiettoria di domanda e dalla sua offerta matematicamente immutabile di 21 milioni di monete. I bitcoin estratti oggi ammontano a 19,9 milioni e dei restanti 1,1 milioni ancora da estrarre, quasi il 95% lo sarà nei prossimi 10 anni. Difficile essere ribassisti, a nostro avviso, su questo asset con le attuali dinamiche di domanda e offerta».

Bernstein prevede che entro fine anno la criptovaluta creata da Satoshi Nakamoto toccherà i 200.000 dollari grazie agli afflussi negli Etf spot sul bitcoin e alla crescente adozione istituzionale. Gli analisti della società di wealth management hanno sottolineato gli Etf rappresenteranno circa il 7% dell’offerta totale di bitcoin entro fine anno, con afflussi netti previsti superiori ai 70 miliardi di dollari. Mentre Standard Chartered Bank ha sottolineato in particolare che il bitcoin viene visto come una copertura contro i rischi finanziari, grazie al suo sistema decentralizzato.

Tornando a 21Shares, il capo della ricerca Fritz, ha osservato che il comportamento degli investitori «sembra suggerire che oggi il Bitcoin è visto all’80% come oro digitale e al restante 20% come asset tecnologico». Mentre per Matt Hougan, capo degli investimenti di Bitwise asset management l’istituzione di una riserva strategica di bitcoin da parte del governo statunitense potrebbe spingere il prezzo anche oltre quota 200.000, verso 300.000-500.000 dollari.

La riserva strategica

A tal proposito c’è da dire che la riserva strategica Usa aveva suscitato grandissime aspettative, trainando il bitcoin ai massimi di tutti i tempi a 108.786 dollari, toccati proprio il 20 gennaio, giorno dell’insediamento di Trump alla Casa Bianca. Poi è arrivata la delusione perché la riserva strategica è stata sì istituita con l’ordine esecutivo firmato dal presidente lo scorso 6 marzo, ma al momento è composta esclusivamente da bitcoin sequestrati dalle autorità in procedimenti civili e penali, per un totale stimato di circa 200.000 coin, pari a circa 19,5 miliardi di dollari ai prezzi attuali. 

L'ordine prevede che questi Bitcoin non vengano venduti, ma conservati come riserva di valore a lungo termine. Tuttavia, il Tesoro è autorizzato a sviluppare strategie neutrali dal punto di vista del bilancio federale per acquisire ulteriori bitcoin, purché non comportino costi per i contribuenti.

Sebbene al momento non si sia entrati nei dettagli, alcuni analisti hanno ipotizzato che tali acquisti potrebbero avvenire tramite meccanismi come l'emissione di obbligazioni o la vendita di altri asset. In particolare, la senatrice del Wyoming Cynthia Lummis ha depositato un disegno di legge che prevede l’acquisto di 1 milione di bitcoin in cinque anni, finanziando l’operazione con la vendita di una frazione delle riserve d’oro Usa, stimate in circa 8.133 tonnellate per una valore di oltre 758 miliardi di dollari. 

Poiché sulla riserva strategica i bitcoiner avevano aspettative che poi si sono rivelate eccessive, è seguita una certa delusione che ha contribuito non poco al calo delle quotazioni nonostante il ritorno alla Casa Bianca di Trump abbia creato un clima mai così favorevole alle criptovalute. Dopodiché si sono aggiunte le incertezze relative alla questione dei dazi, che hanno provocato la caduta di Wall Street, che ha colpito, seppure in misura minore anche il bitcoin.

Giovedi primo maggio la situazione era la seguente: dal 20 gennaio, giorno del giuramento di Trump, il bitcoin ha perso il 5,6%, comunque meno del Nasdaq, che ha ceduto il 9,8%. In questo arco di tempo non c'è stata partita con l’oro, che ha guadagnato il 18,9%.

Un ambiente favorevole

Tuttavia le notizie positive nei confronti del settore cripto si susseguono a ritmo vertiginoso. Prima di tutto, la Federal Reserve e la Fdic (Federal Deposit Insurance Corporation) hanno rimosso alcune barriere regolamentari, consentendo alle banche di supportare attività legate al bitcoin e alle altre criptovalute senza la necessità di ottenere autorizzazioni preventive per alcune operazioni. Per esempio, le banche non devono più notificare alla Fed attività come la custodia di bitcoin o stablecoin.

Azioni come lo scioglimento del National Cryptocurrency Enforcement Team (Ncet) e l'archiviazione di alcune cause legali, come quella contro Coinbase da parte della Sec, hanno poi incoraggiato le banche a esplorare il settore cripto. Di conseguenza, alcune istituzioni, come Anchorage Digital (dal 2021 l’unica borsa di criptovalute con licenza bancaria negli Usa), stanno già operando come banche tradizionali nel settore cripto. Altre, come Circle, BitGo, Coinbase e Paxos, stanno cercando di ottenere licenze bancarie per ampliare le loro operazioni.

Il caso Strategy

Inoltre ci sono sempre nuove società che acquistano bitcoin da mettere nelle loro tesorerie. Prima di tutto, l’ex MicroStrategy di Michael Saylor, ora ribattezzata semplicemente Strategy, continua a comprare. Al momento i bitcoin in carniere sono 553.555 per un valore di 53,9 miliardi di dollari e Saylor ha annunciato di avere raddoppiato a 84 miliardi di dollari il piano di raccolta di risorse per acquistare la criptovaluta.

L’altro lato della medaglia, che i risparmiatori devono soppesare con grande attenzione, è che nel primo trimestre (dato annunciato il primo maggio), Strategy ha dichiarato che la sua perdita è aumentata a 4,23 miliardi di dollari, ovvero 16,49 dollari ad azione, rispetto a quella di 53,1 milioni, ovvero 31 centesimi ad azione, dell'anno precedente. (riproduzione riservata)



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