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Il decreto Energia prevede la costruzione di un polo offshore

In Italia l'eolico decolla

Pagina a cura di Nicola Capuzzo
MF - Numero 211 pag. 22 del 27/10/2023

Fincantieri, Saipem, Renexia, Cdp e Acciaierie d'Italia i probabili partner dell'infrastruttura che dovrebbe sorgere nei porti di Taranto e Augusta

Inizia a prendere forma in Italia un nuovo gigante nella produzione di parchi eolici offshore. Big come Fincantieri, Saipem, Cdp, Renantis, Acciaierie d'Italia e Renexia potrebbero essere i protagonisti della nascita di nuovi stabilimenti produttivi per la costruzione (e inoltro per l'assemblaggio) di campi eolici offshore nel Mediterraneo, e non solo. Tracce del disegno si trovano nel decreto Energia cui sta lavorando il governo nel capitolo «Misure per lo sviluppo di un polo strategico per l'eolico galleggiante in mare». Il provvedimento arriverà a pochi giorni dall'European Wind Power Action Plan della Commissione Ue che, per promuovere lo sviluppo dell'industria europea dell'eolico offshore, esorta gli Stati membri a «sfruttare appieno la flessibilità offerta dal quadro temporaneo di crisi e di transizione degli aiuti di Stato modificato per sostenere la produzione eolica nell'Ue». L'invito è stato subito colto dall'esecutivo che, nel decreto Energia a breve al vaglio del Consiglio dei Ministri, stanzia 420 milioni di euro, a valere sulle risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione e da assegnare al ministero dell'Ambiente con una delibera Cipess-Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile (80 milioni nel 2024, 170 nel 2025 e 170 nel 2026). Con decreto congiunto col ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, il dicastero guidato da Gilberto Pichetto Fratin dovrà «individuare nel Mezzogiorno due aree demaniali marittime con specchio acqueo antistante entro il limite delle acque territoriali, da destinare alla cantieristica navale».

Le risorse servono per due obiettivi paralleli: 300 milioni per realizzare «infrastrutture volte ad assicurare l'autonomia energetica nazionale, mediante investimenti in cantieristica navale per la produzione di piattaforme galleggianti e di infrastrutture energetiche funzionali, l'assemblaggio e il varo delle piattaforme medesime e per l'installazione di impianti di produzione di energia eolica in mare», e 120 milioni per lo sviluppo «di un impianto eolico in mare, pilota, dimostrativo e operativo destinato alla produzione di energia a servizio di una delle aree». Quanto al sito, in pole position sarebbero i porti di Taranto e di Augusta che, oltre a disporre di spazi adeguati in parte già infrastrutturati, vantano esperienze pregresse nella movimentazione di pale eoliche, anche offshore nel caso dello scalo ionico. In accordo con il Ministero dei Trasporti, sarà il dicastero dell'Ambiente a rilasciare le concessioni, entro 90 giorni dalla delibera del Cipess.

In parallelo, il ministero dovrà individuare il beneficiario delle risorse. La procedura dovrà essere a evidenza pubblica ma i requisiti previsti sembrano restringere il campo alla sola Fincantieri: il destinatario deve essere, tra l'altro, un cantiere navale con «un'infrastruttura produttiva industriale localizzata in più aree del territorio nazionale e di esperienza ventennale nella lavorazione dell'acciaio nel settore della navalmeccanica ad alta tecnologia, esperienza almeno quinquennale nella lavorazione media di 100mila tonnellate all'anno in Italia, nonché capacità produttiva di mezzi navali superiori a 100mila tonnellate di stazza lorda». Un altro indizio su Fincantieri emerge dal Piano del Mare approvato dal Governo a luglio e appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale: «non esiste allo stato attuale in Italia una produzione industriale delle piattaforme galleggianti necessarie all'eolico flottante. L'Italia ha l'opportunità di giocare d'anticipo. In questo campo Fincantieri sta sviluppando una specifica supply chain in grado di produrre le unità galleggianti che sarebbero richieste dal mercato, sfruttando siti esistenti e nuovi che, in entrambi i casi, richiedono ingenti investimenti». (riproduzione riservata)



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