In Francia quasi 900 mila famiglie sono tornate a pagare l’imposta sul reddito nel 2024. Sebbene sembri un paradosso per Emmanuel Macron - che del taglio alle tasse ha fatto bandiera politica - è il dato che emerge dal rapporto 2025 della Direction générale des finances publiques. Il dipartimento fiscale del ministero dell’Economia francese ha fotografato un cambio di tendenza dopo anni di alleggerimenti fiscali rivolti soprattutto al ceto medio, non dettato però da una scelta politica deliberata. Il numero dei nuclei familiari imponibili in Francia ha raggiunto 19 milioni, portando il totale dei foyers fiscaux al 46%. Allo stesso tempo, il numero di famiglie esenti è diminuito del 2,7%.
Il fenomeno si spiega non per effetto dell’aumento delle aliquote ma per una sovrapposizione di più fattori: da un lato la crescita dei salari dovuta all’inflazione e dall’altro un adeguamento solo parziale delle soglie fiscali. In pratica, molte famiglie che negli anni erano uscite dall’area dell’imposta, grazie agli sgravi introdotti dopo la crisi energetica, stanno anno dopo anno rientrando nel perimetro del fisco.
Il dato francese è interessante perché racconta qualcosa che riguarda tutta Europa: il ritorno del cosiddetto «Fiscal Drag» e cioè l’effetto per cui l’aumento nominale dei redditi spinge i contribuenti verso un prelievo più elevato anche senza ritocchi formali delle aliquote.
Il confronto con l’Italia mostra una dinamica quasi antitetica. Guardando al rapporto del Mef sulle dichiarazioni dei redditi relative all’anno di imposta 2024 si evince infatti che i contribuenti italiani hanno superato i 42,8 milioni, con un reddito complessivo pari a 1.076 miliardi di euro e un reddito medio di 25.820 euro. Dietro l’ampia base di contribuzione si nasconde però una forte concentrazione del carico fiscale.
La principale componente del reddito complessivo è rappresentata dal lavoro dipendente, seguito dalle pensioni. Insieme, queste due categorie costituiscono la quota maggioritaria della base imponibile Irpef. Sul fronte del gettito, l’Irpef viene corrisposta soprattutto da chi ha un’imposta dovuta, mentre molti dichiaranti non versano niente per effetto di detrazioni, deduzioni e meccanismi di incapienza. Il sistema produce quindi una forte differenziazione tra contribuenti attivi e contribuenti con imposta azzerata.
È qui che emerge la differenza sostanziale con la Francia. A Parigi il dibattito riguarda il ritorno delle famiglie dentro l’imposta dopo anni di alleggerimenti. In Italia, invece, la discussione è quasi opposta: il sistema fiscale continua ad avere una base imponibile relativamente stretta, concentrata su una platea limitata di contribuenti fedeli, soprattutto - come detto - dipendenti e pensionati.
Tema diventato ancora più sensibile in Italia con la riduzione progressiva delle detrazioni e con l’effetto delle aliquote marginali sulle fasce intermedie di reddito. In entrambi i Paesi il tema centrale riguarda la struttura della base fiscale. In Francia il dibattito riguarda l’allargamento della platea dei contribuenti dopo anni di alleggerimenti. In Italia, invece, il punto non è tanto l’ingresso di nuovi imponibili, quanto la sostenibilità di una contenuta distribuzione del carico fiscale all’interno di una fascia ridotta della popolazione. (riproduzione riservata)