Nel 2025 in Italia sono stati investiti 10,9 miliardi in living, logistica, uffici, negozi e ospitalità. Un dato fornito da Nomisma che è stato anche l’incipit del Re Italy 2026, l’evento di Monitor Immobiliare tenutosi ieri a Milano.
Tra i relatori che hanno partecipato all’evento è emerso un sentimento condiviso: l’Italia è al centro dell’attenzione internazionale in tutti i comparti di investimento, ma oggi il real estate deve rispondere a sfide ed esigenze nuove, alcune imprevedibili fino a qualche mese fa.
In primis l’energia. Chi acquista o detiene un immobile deve tenere conto del «rischio di transizione», ha detto Stefano Magnolfi, executive director di Crif Re. Deve cioè chiedersi se l’asset è abbastanza efficiente da non essere considerato vetusto già nel prossimo futuro.
Non è solo una questione di risparmi in bolletta. «L'Italia non ha saputo proteggere i suoi immobili e il 62% è obsoleto a livello di classe energetica. In pochi anni, gli immobili delle classi più basse inizieranno a perdere valore. Quindi l'acquisto di una casa non è sempre sicuro», ha sottolineato il cofondatore di Immobiliare.it Carlo Giordano, che ha mostrato come i prezzi degli immobili di classe alta cresceranno del 14% al 2029, mentre i livelli energetici bassi comporteranno una svalutazione del 3%.
Il recupero del patrimonio immobiliare nazionale è uno dei pilastri del Piano Casa, come commentato dalla direttrice dell’Agenzia del Demanio Alessandra Dal Verme: «Esiste un numero consistente di immobili pubblici che non è utilizzato. Impiegarli consente di evitare altro consumo di suolo. Il patrimonio immobiliare deve essere adeguato a livello energetico».
Un’esigenza più che mai attuale, visto che «la crisi abitativa sta cambiando rapidamente volto, coinvolgendo segmenti sempre più ampi della popolazione. Sta emergendo una nuova area di vulnerabilità: quella della classe media, ossia giovani professionisti e intere categorie di lavoratori», ha evidenziato Antonino Turicchi, ad di Cdp Real Asset. «La risposta è l’affordable housing: un’offerta abitativa con canoni inferiori a quelli di mercato ma superiori al cosiddetto social housing».
Proprio l'edilizia integrata (sociale e libera) è un altro dei punti del Piano varato dal governo ma «una politica abitativa funzionante potrà produrre effetti positivi solo se riuscirà a coinvolgere interamente il privato», ha detto Giorgio Spaziani Testa, presidente Confedilizia. Su questa scorta, con i suoi risparmiatori Poste sta valutando di investire sul fronte abitativo, come dichiarato dalla presidente Silvia Rovere: «Quando diamo disponibilità a partecipare a simili programmi di sistema, lo facciamo in coerenza con la nostra missione di investire nel Paese». Mantenendo al contempo la razionalità di un gestore, perché «bisogna sempre guardare a rischi e ritorni».
Data la grande domanda, il living è il settore da privilegiare per Hines, seguito da logistica e uffici di prima fascia, per un ammontare di investimenti in tutti i comparti di «1,5 miliardi nei prossimi due anni in Italia», ha dichiarato il senior managing director Raoul Ravara, intervistato dal direttore ed editore associato di MF-Milano Finanza Gabriele Capolino. «L’Italia è il mercato più caldo in questo momento assieme alla Spagna».
Visione condivisa da Paolo Bottelli, ceo di Kryalos, poiché «quanto accaduto da fine febbraio è di sicura preoccupazione, ma può diventare un'opportunità», visto che l’Italia si trova nella parte d’Europa considerata «più protetta» e nel breve periodo vedremo «flussi di capitale verso il nostro mercato, in modo molto verticale, con investitori interessati a una singola sottoclasse».
Investimenti concreti quanto mai necessari, siccome oggi «la finanza appare slegata dall’economia reale: non sembra esserci corrispondenza tra ciò che fa il capitale e ciò che avviene sulla terra», ha osservato il direttore di MF-Milano Finanza Roberto Sommella in dialogo con Maurizio Cannone, direttore di Monitor Immobiliare. (riproduzione riservata)