Il patrimonio immobiliare pubblico non è un costo da gestire ma è «uno dei principali motori di sviluppo del Paese, oggi leva di rigenerazione dei territori e di creazione di valore per la collettività». Queste le parole con cui la direttrice del Demanio, Alessandra dal Verme, ha aperto la prefazione del rapporto annuale dell’Agenzia, che gestisce un patrimonio di oltre 45 mila immobili che valgono 63,2 miliardi di euro. Si tratta di 44 milioni di metri quadrati di fabbricati e 1,3 miliardi di metri quadrati di aree, terreni e riserve naturali. La quota principale delle superfici utili è rappresentata dalle caserme (17,5 milioni di mq), seguite da uffici pubblici (9,7 milioni), carceri (4,4 milioni) ed edifici storici o musei (4,1 milioni).
L'Agenzia ha già in corso investimenti per 5,1 miliardi di euro e negli ultimi tre anni ha impresso una forte accelerazione ai programmi di riqualificazione: gli interventi realizzati sono cresciuti del 172% rispetto al 2022, mentre quelli avviati segnano un incremento del 55%. Da segnalare, inoltre, che è aumentato il coinvolgimento di altre amministrazioni, con interventi finanziati da risorse esterne cresciuti del 310%, e che la capacità di attrazione di capitali privati ha toccato quota 120 milioni di euro nel 2025.
La direttrice che domina la strategia dell’Agenzia restano i Piani Città degli Immobili Pubblici: non interventi isolati ma una pianificazione integrata e condivisa con gli enti locali, le università e i privati per ridefinire in anticipo le destinazioni d'uso e massimizzare gli effetti della rigenerazione urbana. Al 30 giugno 2026, i Piani Città firmati sono 37 (con l'obiettivo di raggiungere quota 65 entro il 2028) e interessano 439 immobili da rigenerare, pari a 5,1 milioni di metri quadrati di superfici edilizie e quasi 17 milioni di metri quadrati di aree scoperte. Il 42% delle superfici sarà dedicato alla logistica delle pubbliche amministrazioni, mentre quote significative saranno destinate a funzioni sociali (20%), culturali (15%), formazione e ricerca (8,5%), oltre a student housing, social housing e attività turistico-ricettive.
Il fabbisogno finanziario per realizzare tutto questo è stimato dal Demanio in 10 miliardi di euro ma il ritorno atteso nel medio lungo periodo è di gran lunga superiore: un incremento della ricchezza indotta di 18 miliardi, un risparmio annuo a regime da locazioni passive di quasi 70 milioni e la creazione di oltre 97.500 occupati complessivi e più di 65.000 addetti nei cantieri.
E ancora, sul piano ambientale, il 59% delle superfici scoperte sarà destinato ad aree verdi, con una riduzione del consumo di suolo del 12% e un taglio delle emissioni di CO2 del 33%. Gli interventi genereranno inoltre oltre 6.700 posti letto per studenti, circa 1.800 nuove unità di social housing e circa 12 milioni di utenti aggiuntivi per attività culturali.
Sul fronte della finanza pubblica, la razionalizzazione degli spazi consentirà un risparmio annuo di quasi 70 milioni di euro sulle locazioni passive, laddove dal 2021 il contenimento della spesa ha già raggiunto 144 milioni (di cui 24 milioni risparmiati nel solo 2025). Un’operazione di valorizzazione del patrimonio esistente e di taglio degli sprechi ambientali, sociali ed economici che si sposta con il progetto Tagliadebito proposto da tempo da questo giornale e che ruota attorno alla valorizzazione degli immobili pubblici conferiti agli enti locali da poi immettere in appositi fondi da collocare presso la clientela retail. La proposta ha trovato la condivisione del ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti e il sostegno del ceo di Intesa Carlo Messina. (riproduzione riservata)