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Il Regno Unito obbliga le aziende di criptovalute a segnalare dal 2026 ogni transazione dei clienti
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Il Regno Unito obbliga le aziende di criptovalute a segnalare dal 2026 ogni transazione dei clienti

di Mario Olivari
19 maggio 2025, 15:31

Il dipartimento delle Entrate e delle Dogane del Regno Unito ha dichiarato che informerà le aziende su come conformarsi alle misure in arrivo a tempo debito

Le aziende attive nel settore delle criptovalute operanti nel Regno Unito dovranno raccogliere e segnalare i dati relativi a ogni operazione e scambio di valuta digitale da parte dei clienti a partire dal 1° gennaio 2026, come parte di un'iniziativa più ampia per aumentare la trasparenza fiscale del settore.

Tutti i dati, dal nome completo dell'utente, all’indirizzo di residenza e al numero di identificazione fiscale, dovranno essere raccolti e riportati per ogni transazione, inclusa la criptovaluta utilizzata e l’importo trasferito, ha dichiarato il dipartimento delle Entrate e delle Dogane del Regno Unito in una nota del 14 maggio.

Dovranno anche essere riportati dettagli relativi a società, fondi fiduciari e organizzazioni no profit che effettuano transazioni su piattaforme di criptovalute.

Il mancato rispetto delle normative o la segnalazione imprecisa potrebbero comportare sanzioni fino a 300 sterline (circa 398,4 dollari) per ogni utente. Il dipartimento delle Entrate e delle Dogane del Regno Unito ha dichiarato che informerà le aziende su come conformarsi alle misure in arrivo a tempo debito.

Maggiore trasparenza fiscale

La nuova normativa si inserisce nell’impegno del Regno Unito a recepire il Cryptoasset Reporting Framework dell’Ocse, con l’obiettivo di aumentare la trasparenza fiscale nel settore delle criptovalute.

Le misure introdotte segnano un passo avanti verso la costruzione di un impianto normativo più strutturato, in grado di favorire lo sviluppo dell’industria cripto, garantendo allo stesso tempo standard più elevati di protezione per gli investitori e per i consumatori.

Il Cancelliere dello Scacchiere del Regno Unito, Rachel Reeves, ha inoltre presentato a fine aprile un disegno di legge per includere exchange di criptovalute, custodi e broker-dealer nell’ambito della regolamentazione nazionale, con l’obiettivo di contrastare truffe e frodi.

«L’annuncio di oggi manda un messaggio chiaro: la Gran Bretagna è aperta agli affari — ma chiusa a frodi, abusi e instabilità», aveva  dichiarato Reeves in quell’occasione.

La posizione espressa dal Cancelliere  è particolarmente attinente a quella che è, di fatto, la realtà dell’industria. Il problema delle truffe nel settore delle criptovalute è tutt’altro che marginale. Secondo i dati forniti dalla Federal Trade Commission (Ftc), nel periodo compreso tra ottobre 2020 e marzo 2021, circa 7.000 persone hanno subito perdite superiori a 80 milioni di dollari a causa di truffe legate alle criptovalute. Si tratta di un numero significativo, soprattutto se confrontato con le 570 frodi legate agli acquisti di criptovalute e i 7,5 milioni di dollari di perdite registrate nello stesso arco temporale dell’anno precedente.

Alla luce della crescita del settore – che considerando bitcoin, altcoin e stablecoin ha raggiunto una capitalizzazione di mercato che supera i 3,2 trilioni di dollari – è fondamentale che le autorità statali tutelino i piccoli investitori. Uno studio condotto lo scorso novembre dalla Financial Conduct Authority (Fca) del Regno Unito ha rilevato che nel 2024 il 12% degli adulti britannici possedeva criptovalute — un aumento significativo rispetto al 4% registrato nel 2021.

Le differenze con la regolamentazione nella Ue

La mossa del Regno Unito di integrare le normative sulle criptovalute nel suo attuale framework finanziario contrasta con l'approccio dell'Unione Europea, che lo scorso anno ha introdotto il nuovo regolamento Markets in Crypto-Assets (MiCA).

Secondo la MiCA Crypto Alliance, una differenza chiave è che il Regno Unito permetterà agli emittenti di stablecoin esteri di operare nel paese senza la necessità di registrarsi. Inoltre, non verrà imposto alcun limite sul volume delle stablecoin, a differenza della strategia adottata dall'Ue, che prevede possibili restrizioni sugli emittenti di stablecoin per contenere i rischi sistemici.

Questa decisione comporta vantaggi ma anche dei rischi. Da un lato, infatti, la possibilità per gli emittenti di operare senza registrazione formale può rendere il Regno Unito un ambiente più attrattivo per le aziende del settore delle valute digitali, stimolando l’innovazione e la concorrenza. Allo stesso tempo, le imprese di stablecoin possono concentrarsi sullo sviluppo del prodotto e sull'espansione del mercato senza dover rispettare un carico normativo aggiuntivo che aumenterebbe costi e tempi. D’altro canto, la mancanza di una registrazione obbligatoria può permettere a entità con intenzioni poco chiare di operare senza supervisione, aumentando il rischio di utilizzo delle stablecoin per attività illecite, come il riciclaggio di denaro o il finanziamento del terrorismo.

Inoltre, un approccio di non registrazione potrebbe rendere difficile per il governo monitorare e controllare le attività delle stablecoin, con la possibilità di perdita di controllo sulla politica monetaria e la gestione della liquidità nel sistema finanziario. Infine, i consumatori potrebbero essere meno protetti, poiché non ci sarebbero regole chiare e obbligatorie per garantire la solidità degli emittenti di stablecoin.



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