L’ultima versione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza approvato dal Consiglio dei ministri lascia a bocca asciutta aziende e settori della logistica. I fondi per il rinnovo delle flotte (navali, stradali e ferroviarie), così come quelli per gli investimenti nei porti, sono finiti in un fondo complementare. Il capitolo «Energia rinnovabile, idrogeno, rete e transizione energetica e mobilità sostenibile» del Pnrr destina 3,4 miliardi a «rinnovo flotte bus, treni verdi», ma è scomparso ogni riferimento ai mezzi navali. Cancellati anche i richiami a una maggiore liberalizzazione delle attività in banchina (sia per la cosiddetta autoproduzione delle operazioni di rizzaggio e derizzaggio dei carichi sulle navi da parte delle compagnie di navigazione sia riguardo al superamento per i porti di medio-grandi del divieto di cumulo di concessioni per la medesima attività in area portuale).
Tra quanto invece figura nell’ultima versione del Piano, nel capitolo «Intermodalità e logistica integrata» compaiono due ambiti d’intervento: uno riferito allo sviluppo del sistema portuale, l’altro a intermodalità e logistica integrata. Eccoli. «Riforma 1.1. Semplificazione delle procedure per il processo di pianificazione strategica. Al fine di ottenere una visione strategica unitaria del sistema portuale italiano, sarà predisposto l’aggiornamento della pianificazione portuale sia a livello del Documento di pianificazione strategica di sistema (Dpss) sia a livello di Piano regolatore portuale (Prp). Riforma 1.2. Attuazione del regolamento che definisce l’aggiudicazione competitiva delle concessioni nelle aree portuali. Obiettivo del regolamento è definire condizioni relative alla durata della concessione, poteri di vigilanza e controllo delle autorità concedenti, modalità di rinnovo, trasferimento degli impianti al nuovo concessionario al termine della concessione e individuazione dei limiti minimi dei canoni a carico dei concessionari. Riforma 1.3. Semplificare le procedure di autorizzazione per gli impianti di Cold ironing. La riforma consiste nella definizione e approvazione di procedure semplificate per la realizzazione di infrastrutture per la fornitura di energia elettrica da terra alle navi nella fase di ormeggio».
Segue il paragrafo dedicato a Intermodalità e logistica integrata. «Riforma 2.1. Semplificazione delle transazioni di import/export attraverso l’effettiva implementazione dello Sportello unico dei controlli. Obiettivo: creare un apposito portale a servizio dello Sportello controlli, che permetterà interoperabilità con le banche dati nazionali e coordinamento delle attività di controllo da parte delle dogane. Riforma 2.2. Interoperabilità della piattaforma logistica nazionale (Pln) per la rete dei porti, al fine di introdurre la digitalizzazione dei servizi di trasporto passeggeri e merci. La riforma
mira a rendere interoperabili i Port community system, cioè gli strumenti di digitalizzazione dei movimenti di passeggeri e merci delle singole Autorità di sistema portuale, così che siano compatibili tra loro e con la Piattaforma logistica nazionale. Riforma 2.3. Semplificazione delle procedure logistiche e digitalizzazione dei documenti, con riferimento ad adozione della Cmr elettronica, modernizzazione della normativa su spedizione merci, individuazione
dei laboratori di analisi accreditati per i controlli sulle merci». Trova spazio, inoltre, la digitalizzazione dei documenti di trasporto per le operazioni di cabotaggio stradale.
Oltre al Pnrr che prevede investimenti per 191,5 miliardi, ulteriori 30,6 miliardi sono parte di un fondo complementare, finanziato attraverso lo scostamento pluriennale di bilancio approvato nel Cdm del 15 aprile. Compaiono 800 milioni per «Rinnovo flotte-Navi» e 200 milioni per «Rinnovo del materiale rotabile». 1,47 miliardi sono stati poi assegnati a «Sviluppo dell’accessibilità marittima e della resilienza delle infrastrutture portuali ai cambiamenti climatici» (incluse le risorse per la nuova diga del porto di Genova e per lo scalo di Trieste), 390 milioni all’«Aumento selettivo della capacità portuale», 250 milioni all’ultimo/penultimo miglio stradale/ferroviario, 700 milioni all’elettrificazione delle banchine e 270 milioni per la sostenibilità ambientale dei porti.
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