Gli hacker nordcoreani hannno rubato 1,46 miliardi di dollari in Ethereum a Bybit una borsa cripto basata a Dubai e guidata dal ceo Ben Zhou. Si tratta del più grande furto cibernetico della storia e il fatto è avvenuto nel pomeriggio di venerdì 21. Ma al momento non c’è stato un vero e proprio crollo dei mercati cripto: alle ore 15:40 il Bitcoin perdeva il 2,3% a 96.570 dollari e lo stesso Ethereum il 2,4% a 2.739 dollari.
Vista l’altissima volatilità delle cripto, sono movimenti che capitano anche nelle giornate in cui non succede niente di particolarmente negativo. Per fare un paragone, gli attacchi hacker che nel febbraio 2014 portarono alla bancarotta di quella che all’epoca era la più grande borsa cripto del mondo, Mt. Gox, con una quota di mercato superiore al 70%, misero al tappeto per più di un anno l’intero settore cripto. In seguito a diversi attacchi, erano stati rubati più di 850.000 bitcoin, allora del valore di 450 milioni di dollari, pari al 7% di tutti i bitcoin in circolazione in quel momento.
L’hack dei norcoreani è comunque di dimensioni notevoli, visto che in questo modo (se la refurtiva non verrà recuperata) sono diventati i più grossi possessori di ethereum al mondo, secondi solo al cofondatore della criptovaluta, Vitalik Buterin. E così si spiega perché sui social circola la battuta che la Corea del Nord del leader supremo Kim Jong-un è diventato il primo Stato al mondo ad avere una riserva strategica in Ethereum.
A individuare gli autori del furto è stato ZachXBT, uno dei massimi esperti mondiali nel tracciare i movimenti delle cripto sulla blockchain. La sua analisi, aiutata da aziende come Elliptic, ha rivelato connessioni con il gruppo di hacker nordcoreano Lazarus, noto per i crimini informatici che finanziano il programma nucleare del regime di Kim.
La cosa veramente sorprendente, però, è il modo in cui ha reagito il ceo di Bybit, Ben Zhou, che una volta accertato il furto si è subito presentato in diretta su X per spiegare la situazione e tranquillizzare i clienti. E sembra esserci riuscito, tanto che le 350.000 richieste di riscatto arrivate finora sono state soddisfatte al 99%. Ben Zhou ha detto che Bybit è rimasta solvente con asset garantiti 1:1 e che la borsa avrebbe potuto coprire la perdita anche se i fondi non fossero stati recuperati. Fondamentale è stato l’intervento di un’altra borsa cripto, Bitget, che ha trasferito 40.000 Ethereum, per un valore di 105 milioni di dollari, a Bybit, offrendole un sostegno cruciale sul fronte della liquidità. I fondi trasferiti provengono dalle riserve di Bitget, non dai depositi degli utenti, che rimangono archiviati in modo sicuro sulla piattaforma, ha affermato il ceo della borsa cripto, Gracy Chen, che ha assicurato ulteriore sostegno qualora fosse necessario. Il sistema cripto ha quindi fatto squadra di fronte a una situazione di emergenza (altre volte non era stato così).
Ma la cosa davvero incredibile è stata la modalità dell’attacco: gli aggressori non hanno violato la crittografia del wallet né rubato le chiavi direttamente. Invece, hanno puntato su un obiettivo più facile: l'elemento umano e gli strumenti che interagiscono con il sistema multisig, ovvero le firme digitali finali di esseri umani necessarie per approvare una transazione. Senza addentrarci nei particolari tecnici, si può dire che gli esseri umani non si sono accorti di avere firmato un documento falso. Un falso che è stato confezionato senza bisogno di avere particolare capacità tecniche. (riproduzione riservata)