Il tema di un Danish compromise, uno sconto sul capitale, che valga anche per le assicurazioni che detengono partecipazioni bancarie (e non solo il contrario come è oggi) è finito al centro del dibattito europeo.
Nei giorni scorsi il Parlamento di Strasburgo ha approvato il Rapporto annuale sulla politica di Concorrenza della Commissione Europea (Competition Policy – Annual Report 2025) che ricalca sostanzialmente la versione che era già licenziata dalla commissione Econ.
Il testo ha così recepito integralmente il paragrafo 39, introdotto grazie all’emendamento presentato dall'onorevole Marco Falcone (Ppe), nel quale si sottolinea tra l’altro l’importanza di una parità di condizioni concorrenziali tra banche e assicurazioni.
Naturale che il riferimento implicito al Danish compromise che finora ha agevolato esclusivamente le banche europee nelle operazioni di fusioni e aggregazioni nel settore bancassicurativo e del risparmio gestito.
Mentre per le assicurazioni che detengono partecipazioni bancarie non è previsto alcun beneficio in termini di assorbimento di capitale.
Una questione che tocca da vicino il mercato italiano proprio nel momento in cui il risiko bancario, tra l’opas di Intesa su Mps-Mediobanca e la possibile contromossa di Banco Bpm, vedono le Generali oggetto della contesa, con Piazzetta Cuccia primo azionista di Trieste.
Grazie anche ai benedici del Danish compromise le grandi banche italiane, da Intesa a Unicredit, hanno deciso, per esempio, in passato di tenere nel gruppo il business assicurativo. Mentre in più occasioni il presidente di Unipol, Carlo Cimbri, ha sottolineato l’iniquità della norma. Una asimmetria ingiustificata, secondo il gruppo assicurativo di Bologna, che è il primo azionista di Bper con poco meno del 20% del capitale.
Quota che è tra l’altro destinata a salire oltre il 40% se l’opas di Intesa Sanpaolo su Mps, che vede in campo anche Unipol per l’acquisto di 635 filiali da conferire a Bper, andrà in porto. Sul tema è intervenuto di recente anche il presidente di Ania, Giovanni Liverani, che nell’ultima relazione annuale dell’associazione delle assicurazioni ha parlato dell’importanza di superare queste asimmetrie regolamentari.
La riflessione è aperta. Nel nuovo testo approvato il Parlamento europeo, dopo aver richiamato l'importanza di garantire una concorrenza effettiva nel settore bancario e di utilizzare tutti gli strumenti disponibili per assicurarla, ha accolto favorevolmente la prossima valutazione da parte della Commissione europea del funzionamento della Direttiva sui conglomerati finanziari (Ficod) e della Direttiva Solvency II, proprio con specifico riferimento agli aspetti relativi al level playing field tra operatori assicurativi e bancari.
Pur trattandosi di un atto di indirizzo politico, privo di effetti giuridicamente vincolanti, con il Report il Parlamento europeo, con un ampio consenso, riconosce formalmente la necessità di approfondire il tema della parità delle condizioni concorrenziali tra banche e assicurazioni, inserendolo tra le priorità che la Commissione europea sarà chiamata a valutare nei prossimi mesi. (riproduzione riservata)