Nel mondo degli studi legali non si ferma il risiko. In un settore che sta riprendendo le misure con l’economia che lo circonda c’è chi decide di iniziare a camminare insieme a qualcun altro e chi vola all’estero per raffrozare le alleanze internazionali.
Il nuovo studio Alpeggiani Avvocati Associati, ad esempio, punta su entrambi. Con l’inizio del nuovo anno la storica law firm fondata a Milano ha definito l’integrazione con i professionisti del team stragiudiziale dello studio Hilex. A far parte del nuovo studio a inizio gennaio sono stati così i soci Fabio Cappelletti, Marco Carbonara, Cristina Catalano, Luca Iaboni, Leonardo Proni e Francesco Torelli insieme a altri sei associate, che si sono uniti ai professionisti storici di Alpeggiani, guidati dai soci Giorgio Alpeggiani, Francesco Beccaria, Niccolò Piccone, Eleonora Olivieri e Pietro Giorgetti. Insieme sotto il tetto di Corso Venezia a Milano, la neonata law firm conta adesso circa 40 professionisti e stima di raggiungere un fatturato aggregato al 2024 pari a 10 milioni di euro.
Dall’assistenza a Credem Private Equity nell’acquisizione del gruppo Regas-Igs Dataflow a quella a Cdp Venture Capital nell’investimento in Caracol, la nuova squadra si è già messa a lavoro per raggiungere gli obiettivi strategici. «L’intenzione è stata fin da subito quella di puntare sullo studio-boutique che operasse coinvolgendo sempre l’equity partner all’interno dell’operazione», racconta Niccolò Piccone. «Diamo particolare attenzione al mid-market ed è proprio dalle pmi che abbiamo intercettato l’esigenza di avere al loro fianco un numero più ampio di professionisti con diverse specializzazioni», aggiunge il partner, sottolineando che la ratio del deal era anche quella di ampliare il dipartimento di m&a. «Per il team di stragiudiziale la necessità era di aumentare la massa critica per poter gestire meglio il flusso di lavoro sempre più ampio, oltre che integrarsi con practice diverse», aggiunge Francesco Torelli.
Ciò che andrà a distinguere Alpeggiani Avvocati Associati sarà l’internazionalizzazione. «Essendo uno studio indipendente, e quindi non legato a network internazionali, abbiamo la possibilità di porci come referente di studi legali stranieri che hanno clienti che intendono fare operazioni in Italia», conclude Piccone. «In Hilex», prosegue poi Torelli, «lavoravamo già da tempo all’estero con professionisti di Regno Unito, Germania e Francia. Soprattutto con la Germania c’era un afflusso di lavoro costante, con clientela tedesca che voleva investire nel nostro Paese. Alcuni nostri soci sono madrelingua inglese e francese quindi sarà anche molto più facile per noi rafforzare le alleanze all’estero». (riproduzione riservata)