«Non abbiamo nulla contro il nucleare, ma adesso per il governo sembra la priorità assoluta, quando è chiaro che ci vorranno anni e investimenti enormi prima che possa veramente contribuire al mix energetico nazionale. E nel frattempo? Una tecnologia matura e affidabile come il fotovoltaico utility-scale non può essere messa da parte». A parlare con MF-Milano Finanza è Filippo Fontana, coo e co-founder di Vexuvo, una delle aziende che fanno parte dell’Alleanza per il Fotovoltaico.
Fontana è stato ascoltato in audizione sull’ aspetto del Dl Infrastrutture che riguarda l’individuazione delle aree idonee all’installazione degli impianti, dopo la sentenza del Tar che ha ridotto il potere discrezionale delle Regioni. È un altro snodo cruciale, considerato che l’Alleanza riunisce progetti per ben 30 Gigawatt, alcuni dei quali in fase autorizzativa tra i ministeri e gli enti pubblici regionali e locali.
«Sono passate già tre settimane dalla decisione del Tar, al Mase ne restano poco più di cinque per riscrivere i criteri. A mio modestissimo parere è improbabile che vengano rispettati i termini e i tempi si allungheranno», commenta Fontana.
«Siamo fermi a quattro anni fa, altro che semplificazioni. Dal 2018, anno in cui le aziende hanno ricominciato a investire nel fotovoltaico utility scale, a oggi sono stati autorizzati ai partner dell’Alleanza soltanto circa 4 Gw, poco rispetto all’esigenza di centrare gli obiettivi della transizione energetica e rafforzare l’indipendenza dell’Italia dalle importazioni di energia. E poco anche per garantire la sostenibilità degli investimenti, che sono tutti privati. Per noi aziende, che abbiamo investitori e capitali sia nazionali sia stranieri, questa incertezza è devastante: così non si può pianificare nulla».
Quanto al nucleare, entrato di prepotenza nei favori del governo che ha affidato alla newco Nuclitalia (Enel, Ansaldo Energia e Leonardo) il compito di valutare la fattibilità degli Small Modular Reactor, la posizione dell’Alleanza è chiara. «Siamo d’accordo sul fatto che sia una tecnologia su cui puntare, ma prima di 20 anni non avremo un contributo concreto dai reattori. Tutto questo lasso di tempo deve essere impegnato dalle rinnovabili».
In parallelo l’Alleanza sostiene anche batterie e sistemi di accumulo che immagazzinano l’energia prodotta da fonti green non interrompibili. «Le batterie sono l’asso nella manica per promuovere le rinnovabili», osserva Fontana, «ma qui iniziano i problemi: mentre per i pannelli fotovoltaici non c’è un tema serio di approvvigionamento perché il silicio è facilmente reperibile, per le batterie è tutta un’altra storia. Si pone perciò una sfida tecnologica per superare la dipendenza dalle materie prime. Oggi si basa tutto sul litio, ma si stanno affacciando soluzioni alternative, tecnologie che utilizzano il calore o la sabbia. Sono ancora in fase pionieristica, certo, ma potranno fare la differenza per garantire la riserva energetica nella produzione da rinnovabili». L’Europa però è indietro. «Ha perso terreno, abbandonando la competizione. Per fortuna il fatto che esistano due mercati contrapposti come Cina e Usa crea un minimo di tutela per il mercato europeo». (riproduzione riservata)