Non è proprio il caso di dire «lost in traslation» nel caso del miliardario statunitense e più noto investitore di tutti i tempi Warren Buffett. Ovvero che si sia «perso nella traduzione», dal titolo di un film del 2003 girato a Tokyo con il quale la regista Sofia Coppola aveva vinto un premio Oscar raccontando l’incontro nella megalopoli giapponese di due spaesati americani (impersonati da Scarlett Johansson e Bill Murray) durante un breve viaggio di lavoro in Asia. Buffett, soprannominato l’oracolo di Omaha, dalla città americana in cui è nato nel 1930, per la sua capacità nella gestione degli investimenti, non si è smentito nemmeno in un mercato lontano come quello giapponese. Nel 2020 la sua holding Berkshire Hathaway ha investito in cinque società nipponiche (Itochu, Marubeni, Mitsubishi, Mitsui e Sumitomo), aumentando in questi anni le quote fino a detenere oggi circa il 9% di ognuna. Non solo: nei mesi scorsi è andato a Tokyo per incontrare vari amministratori delegati, spendendo ottime parole sul Giappone e annunciando ulteriori investimenti nella regione. Nella sua ultima lettera annuale agli investitori, quella sul 2023, pubblicata il 24 febbraio scorso, insieme al report annuale della Berkshire Hatway che si è chiuso con utile operativo record di 37,4 miliardi di dollari, Buffett ha detto che intende mantenere in portafoglio queste aziende dopo che nel 2023, anche se lo yen si è svalutato, in dollari gli hanno fruttato un rendimento del 61%. Come ha scritto la Berkshire Hathaway nel bilancio 2023: la holding ha dichiarato di aver pagato 1,6 trilioni di yen (10,63 miliardi di dollari) le azioni delle cinque quotate, che erano valutate a 2,9 trilioni di yen alla fine del 2023 e in dollari, ciò si è tradotto in guadagni appunto del 61%, ovvero 8 miliardi di dollari.
Ma non c’è solo l’interesse di Buffett ad accendere i riflettori sulla borsa del Sol levante. Nonostante l’economia del Giappone sia in recessione tecnica (nel quarto trimestre 2023 il pil è sceso dello 0,1%, dal -0,7% del trimestre precedente, e al di sotto delle attese degli analisti di un +0,4%), l’indice Nikkei 225 di Tokyo ha avuto una partenza sprint quest’anno con +18% da gennaio, uno dei rialzi più alti al mondo. E il 22 febbraio il principale indice azionario giapponese ha superato per la prima volta dopo più di 33 anni il massimo storico, ovvero i 38.915,87 punti toccati il 29 dicembre del 1989. Ma l’indice in questi anni è arrivato anche a perdere oltre l’80%. «Il Nikkei ha superato il suo massimo nonostante il Giappone sia scivolato al quarto posto delle maggiori economie mondiali dopo la chiusura debole del 2023, dovuta ai bassi livelli di consumi privati che non sono stati compensati dalla spesa dei turisti che è tornata a salire dopo il Covid. Ciò dimostra quanto siano solide le imprese nipponiche e prospetta anche una certa ripresa nel Paese», premette Thomas Page-Lecuyer, senior investment specialist di Ofi Invest Am. «Questo significa che gli asset giapponesi, interessati da una lunga fase di stasi a causa di decenni di recessione, di un mercato obbligazionario artificialmente controllato e di una valuta sottovalutata, potrebbero cominciare ad avere un peso maggiore nei portafogli», fa eco Arnout van Rijn, gestore di Robeco. E i migliori fondi ed Etf azionari Giappone a portata di investitore italiano mostrano a un anno performance superiori al 40% (si veda tabella).
«Grazie alle politiche volte a migliorare i rendimenti per gli azionisti adottate negli ultimi dieci anni, i rendimenti locali sono saliti al 10,1% su base annualizzata, superando ampiamente lo 0,5% offerto dalle obbligazioni nello stesso decennio. Di conseguenza, gli investitori locali hanno cominciato a prestare attenzione alle aziende giapponesi. Le quali sono sollecitate a distribuire più capitale agli azionisti da parte degli investitori sia nazionali che esteri, nonché dallo stesso governo e dall’autorità di regolamentazione dei mercati finanziari», osserva van Rijn ricordando anche che le quotate hanno intensificato i riacquisti di azioni, che nel 2023 hanno raggiunto 9.600 miliardi di yen, nuovo record per il secondo anno consecutivo. Nonostante ciò, la percentuale di aziende giapponesi scambiate al di sotto del rispettivo valore contabile è ancora molto alta, il 50%», aggiunge van Rijn. Il rialzo, secondo Ofi, sembra anche poggiarsi su basi solide, come dimostrano alcuni fattori chiave. «Il primo riguarda le aspettative sull’inflazione in ascesa per famiglie e imprese, la quale, assieme a una forza lavoro che si sta contraendo, sta generando una pressione crescente sui salari. Ciò potrebbe spingere i consumatori a spendere di più e quindi generare più introiti per le società. Il secondo fattore riguarda il processo di efficientamento che ha vissuto la governance aziendale, i cui risultati hanno portato a un fiducia sempre più alta degli investitori. Il terzo e ultimo parametro è già stato accennato e riguarda la ripresa vissuta dal turismo nel post pandemia e ci si aspetta che i settori legati a quest’ultimo, come i trasporti, potrebbero ancora vivere degli anni brillanti», prevede il gestore di Ofi.
«Le nostre stime ci rivelano che il mercato azionario dovrebbe risentire positivamente della crescita, soprattutto grazie a driver chiave come la diffusione dell’Intelligenza Artificiale, la robotica, la trasformazione digitale, ma anche l’export, in cui il Paese del Sol Levante è sempre stato forte grazie alla tecnologia e alle automobili. Come accennato, i miglioramenti nella governance aziendale hanno reso le società giapponesi più attraenti per gli investitori e il sostegno alla resilienza del mercato interno attraverso la spesa dei consumatori è robusto, aiutato da un’occupazione stabile e da salari più alti», continua Page-Lecuyer. Jean-François Chambon, gestore per l’azionario giapponese di Ofi Invest Am, ricorda che le modifiche apportate nei piani di risparmio privati, Nippon Individual Saving Account, stanno incoraggiando i cittadini a investire nell’equity. «Allo stesso tempo abbiamo assistito a un rinnovato interesse anche da parte degli investitori stranieri per le azioni giapponesi alimentato dalla crescita degli utili conseguiti dalle imprese locali che prevediamo sarà duratura, trainata dall’aumento dei prezzi. Questo non significa però che il trend non possa incontrare degli ostacoli, uno dei quali potrebbe essere l’apprezzamento dello yen», aggiunge Chambon.
Non mancano infatti preoccupazioni su potenziali insidie. Tra queste «l'impatto di un rallentamento globale, per il modo in cui potrebbe influenzare l'economia giapponese basata sulle esportazioni. Dovremo anche fare attenzione ai cambiamenti nella politica monetaria Usa e soprattutto alla valuta poiché uno yen più forte può rendere le esportazioni meno competitive», dice Page-Lecuyer. Per Robeco lo yen è sottovalutato del 30% circa: «Il nostro modello indica che ha un potenziale di rialzo del 5-7%», afferma van Rijn.
Negli ultimi due anni la Bank of Japan (Boj) ha fatto eccezione nel ciclo di inasprimento globale nonostante l'inflazione sia rimasta sopra l'obiettivo per oltre un anno. «Questa situazione ha alimentato ipotesi sulla possibilità che la Boj cambi rotta e ponga fine ai tassi di interesse negativi dopo che li ha lasciati invariati nell’ultima riunione dello scorso gennaio. Tuttavia, le attese di un cambiamento di politica continuano a crescere», afferma Eva Sun-Wai, gestore di M&G, «se la politica dei tassi negativi e il controllo della curva dei rendimenti verranno gradualmente eliminati, ciò potrebbe avere conseguenze per i titoli di Stato e lo yen». (riproduzione riservata)