Con Trump 2.0 i mercati si muovono verso alcuni settori chiave. La netta vittoria del tycoon alle elezioni presidenziali statunitensi dà slancio a tech, infrastrutture e soprattutto difesa. Il rischio che si ritiri dalla Nato, costringendo l'Europa a spendere di più per la difesa, ha spinto i titoli europei del comparto a partire dalle italiane Leonardo (+3,46% dopo l’accordo con Bristow per migliorare l'addestramento per la flotta di elicotteri AW139 e AW189 e alla vigilia dei conti del terzo trimestre: ricavi attesi a 3,76 miliardi di euro ed ebita a 228,2 milioni) e Fincantieri (+0,43%) fino alle britanniche Bae Systems (+4,9%) e Rolls Royce (+2,5%) e alle tedesche Rheinmetall (+3,2%) ed Hensoldt (+1,8%) per chiudere con la francese Dassault Aviation (+4,26%).
Per scongiurare tensioni con gli Usa il cancelliere tedesco, Olaf Scholz, e il presidente francese, Emmanuel Macron, hanno convenuto di «coordinarsi strettamente», come ha riferito un portavoce di Berlino. «Lavoreremo per un'Europa più unita, più forte, più sovrana in questo nuovo contesto. Cooperando con gli Stati Uniti e difendendo i nostri interessi», ha scritto su X Macron. Durante la campagna elettorale Trump ha chiarito che vuole rilanciare l’industria americana della difesa (Lockheed Martin +1,3% a Wall Street a metà seduta, Northrop Grumman +2,1%, General Dynamics +3,1% e Rtx +1,8%), ha invitato i membri europei della Nato ad aumentare i loro bilanci nel campo della difesa e ha minacciato più volte di interrompere gli aiuti Usa in Ucraina, promettendo di mettere fine alla guerra in 24 ore. oggi, 6 novembre, parlando dal palco di Palm Beach, lo ha ribadito: «io non voglio iniziare una guerra, le fermerò», ha detto.
Stando al rapporto Draghi, se tutti gli Stati europei membri della Nato, che non hanno ancora raggiunto l'obiettivo del 2% del pil, lo facessero nel 2024, questo comporterebbe 60 miliardi di euro di spesa aggiuntiva nella difesa. Ma il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha già messo le mani avanti: «Stiamo lavorando per incrementare le spese», ha detto a SkyTg24, ma arrivare al 2% del pil «non è facile perché dobbiamo rispettare il Patto di stabilità e abbiamo sostenuto la necessità di portare le spese per la difesa fuori». Un punto, quest’ultimo, su cui concorda il Commissario Ue designato alla difesa, Andrius Kubilius. Nel corso della sua audizione all'Eurocamera, rispondendo a una domanda della deputata di Fratelli d'Italia, Elena Donazzan, ha detto: «sono d'accordo con lei, sono a favore della proposta italiana di non considerare le spese per la difesa nel patto di stabilità, è molto razionale». Poi ha suggerito: «forse possiamo fare qualcosa di simile a quanto è stato fatto durante il Covid».
Una maggior apertura è arrivata dal ministro italiano della difesa, Guido Crosetto: «Ora tocca a noi...Dovremo dimostrare di essere disposti a garantire noi per primi la nostra sicurezza e non attendere che ci pensino, a loro spese, i cittadini ed il governo americani», ha scritto in un post su X. Comunque, Tajani ha ammesso che «se vogliamo essere credibili con gli Usa dobbiamo avere una difesa europea forte che rappresenti l'altro pilastro dell'Alleanza Atlantica, l'Europa non può essere una sorta di ruota di scorta».
L’unica certezza è che la spesa per la difesa «dovrebbe rimanere sostenuta sotto l'amministrazione Trump, soprattutto a causa delle incertezze geopolitiche in corso», afferma Johan Van Geeteruyen, Cio Fundamental Equity di Dpam. Le aziende statunitensi del settore della difesa come Lockheed Martin, Honeywell, Northropp Grumman, General Dynamics e la controllata statunitense di Leonardo, Drs, «potrebbero beneficiare dell'aumento della spesa, mentre le controparti europee potrebbero subire pressioni competitive sul mercato statunitense».
Infatti, aggiunge Annacarla Dellepiane, Head of Sales Italy di HANetf, «gli aiuti economici e la posizione morbida degli Stati Uniti verso l’Unione Europea andrebbero a calare». E con la vittoria di Trump in modo «molto più netto». Ormai è finita l'epoca in cui l’amministrazione americana investiva ingenti risorse finanziarie, politiche e diplomatiche per salvare l’Europa. Con Trump presidente «l’impatto sarà probabilmente molto più incisivo e immediato: la pressione sull’Europa per sostenere autonomamente la propria difesa crescerà drasticamente e ciò potrebbe spingere i Paesi europei della Nato ad aumentare rapidamente le loro spese per raggiungere il famoso obiettivo del 2% del pil destinato alla difesa. In ogni caso, è probabile che l’Europa venga lasciata in misura maggiore a gestire autonomamente la propria sicurezza, rendendo indispensabili investimenti significativi nel settore difensivo». Per le aziende italiane del settore difesa, questo si traduce «in un impatto positivo sui titoli come Leonardo, grazie alla maggior spesa europea nel settore», conclude Dellepiane. (riproduzione riservata)