L’indice Ftse Mib di Piazza Affari tocca nuovi massimi da maggio 2008 e si restringe ulteriormente la forbice tra Italia e Germania. Lo spread tra Btp e Bund ieri si è tuffato sotto la soglia psicologica di 140, arrivando a un minimo a 136,74 punti base, livello già visto il 2 febbraio del 2022. Poi ha chiuso a 141. Non molto lontano dal minimo di 104,9 del 3 febbraio del 2021, quando Mario Draghi salì al Quirinale per ricevere l’incarico a formare un esecutivo di «alto profilo» dal presidente, Sergio Mattarella. Il passo verso i minimi storici non è così lungo: anni dopo la Grande Crisi Finanziaria del 2011, lo spread Btp/Bund a dicembre 2015 scambiava poco sopra 80. Di riflesso il rendimento del Btp decennale è calato al 3,7%, dopo aver chiuso la precedente ottava al 3,88%, tornando ai minimi da inizio febbraio.
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Si conferma l'appeal dei titoli di Stato italiani, secondo gli operatori, alimentato anche dalle stime dell’Istat sul pil del quarto trimestre del 2023 (+0,2% congiunturale e +0,6% tendenziale, rivisto in leggero rialzo dal +0,5% preliminare). La crescita acquisita per il 2024 è pari allo 0,2%, in lieve aumento rispetto al +0,1% indicato il 30 gennaio scorso. Per quest’anno il governo Meloni punta a una crescita dell’1,2%. Questo si unisce al maggior interesse per i titoli periferici dell'Eurozona prima della riunione della Bce di giovedì da cui, però, non sono attesi annunci sul fronte tassi, visti fermi al 4%. Ma prima o poi inizierà il ciclo di tagli. Per cui questa prospettiva, il miglioramento della propensione al rischio a livello globale e il calo dei rendimenti a lungo termine registrato a partire da ottobre contribuiscono a creare un sentiment positivo nei confronti dei governativi italiani, secondo Jussi Hiljanen, head of rates strategy di Seb: «più i rendimenti in Italia si abbassano, più la situazione del debito pubblico italiano (2.862 miliardi di euro, ndr) diventa sostenibile», ha commentato.
Ma alla base del restringimento dello spread non ci sono fattori che riguardano solo l’Italia. «Se lo spread si riduce è anche perché la Germania è in recessione sia pure tecnica», ha spiegato Antonio Tognoli, responsabile macro economia di Cfo sim. «Il punto è la struttura dell’economia tedesca negli ultimi 30 anni (acquisti di materie prime ed export da/verso Russia e Cina): ha perso una buona parte del suo smalto. Occorre ripensare una parte del modello economico. E questo non è facile né tanto meno banale. L’Italia, dal canto suo, sta dimostrando una forte propensione all’export e una riduzione del rapporto debito/pil. Quindi è in parte merito dell’Italia e in parte demerito della Germania». Un trend che può durare. «Soprattutto se vanno in porto tutti gli investimenti previsti dal Pnrr e quindi finalmente il governo attua tutte le riforme che chiede da anni l’Europa. In questo scenario, lo spread potrebbe tranquillamente andare sotto 100 punti base entro la fine dell’anno».
A beneficiarne sarebbero ancora una volta le banche e di riflesso anche l’indice Ftse Mib di Piazza Affari, dove hanno un peso significativo. Ieri nell’intraday ha toccato un massimo a quota 33.184,72 punti, livello, appunto, di maggio 2008, complice il settore dei servizi italiano cresciuto a febbraio per il secondo mese consecutivo, al ritmo più veloce da giugno dello scorso anno: l’indice Pmi dei servizi si è attestato a 52,2 lo scorso mese dai 51,2 di gennaio, rafforzandosi ulteriormente al di sopra del livello di 50 che separa la crescita dalla contrazione come l’indice Pmi composito, che combina servizi e manifattura, pari a 51,1 (da 50,7 di gennaio). E ancora una volta l’Italia ha fatto meglio della Germania dove il settore dei servizi è rimasto sotto pressione a causa della debolezza della domanda (l’indice Pmi del comparto è salito a 48,3 a febbraio da 47,7 di gennaio, ma è rimasto al di sotto di 50).
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Ai record italiani si sono sommati quelli internazionali del bitcoin e dell’oro, arrivato nell’intraday fino a 2.150 dollari l’oncia, nuovo massimo storico. «La Fed che inizierà a tagliare i tassi, la volatilità persistente per le guerre in corso e la possibilità che Trump vinca le elezioni presidenziali Usa sono tutti fattori che giocano a favore di nuovi massimi per il metallo giallo», ha previsto Richard Hatch, analista di Berenberg.
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