La crescita resta dello zero virgola ma l’Italia regge e non è poi così lontana da Francia e Germania. L’aggiornamento del World Economic Outlook del Fondo Monetario Internazionale (Fmi) conferma che il pil italiano salirà dello 0,5% nel 2026 e nel 2027, in equilibrio fragile tra consumi, investimenti e industria che continuano a muoversi con prudenza mentre i rischi sull’inflazione sono in rialzo. Il dato però non era così scontato per un Paese che rischiava di pagare a caro prezzo la chiusura dello Stretto di Hormuz a causa della sua dipendenza dai combustibili fossili.
Certo, in Europa c’è chi come la Spagna macina ancora record, con un pil in aumento del 2,1% quest’anno e dell’1,8% il prossimo. Ma l’Italia può consolarsi perché, almeno nel 2026, tallonerà Francia e Germania, entrambe bacchettate dal Fmi. Quest’anno il pil di Parigi salirà solo dello 0,6%, meno dello 0,9% previsto ad aprile.
Mentre la crescita di Berlino resterà anemica con un +0,7% (lo 0,1% in meno) che non farà sorridere il governo Merz. La distanza con l’Italia si allungherà l’anno prossimo quando il pil tedesco aumenterà dell’1%, anche se rivisto di nuovo al ribasso dal precedente +1,2% sempre a causa dello shock energetico. Confermato invece quello francese (+0,9%).
Nel 2026 l’Eurozona continuerà così a viaggiare con il freno a mano tirato: la crescita è tagliata al +0,9% (-0,2%) ma resta stabile all’1,2% nel 2027. In generale è l’intero quadro dell’economia mondiale a tingersi di grigio per colpa della guerra Usa-Iran, che frena la crescita e alimenta l’inflazione. Scenario che potrebbe anche peggiorare in caso di nuova escalation (come gli attacchi di questi giorni) costringendo le banche centrali ad alzare i tassi per frenare i prezzi.
Il Fmi ha rivisto al rialzo l’inflazione mondiale al 4,7% nel 2026 dal +4,1% del 2025, che scenderà al +3,9% nel 2027. Data la situazione, nel 2026 il pil globale salirà solo del 3%, un decimale in meno del previsto, anche se andrà meglio nel 2027 con +3,4% dal precedente +3,2%. Si tratta comunque di numeri inferiori al +3,5% medio del biennio 2024-2025 ma che denotano una resilienza dell’economia mondiale superiore alle attese.
Il merito è anche della crescente diffusione delle rinnovabili, che ha ridotto la dipendenza dai combustibili fossili. Ed è proprio qui che si inserisce la Russia, che ha sfruttato l’aumento dei prezzi delle materie prime e i maggiori introiti da gas e petrolio per mantenere la crescita invariata all’1,1% nel 2026 (stessa quota nel 2027).
Il vero motore dell’economia mondiale resta però la corsa agli investimenti nell’AI, l’asso nella manica di Donald Trump, che dovrebbe permettere agli Usa di far aumentare il pil del 2,3% quest’anno e del 2,2% il prossimo (dal precedente +2,1%). C’è comunque il rischio che l’intelligenza artificiale si trasformi in un boomerang se scoppiasse l’euforia finanziaria sui titoli tech, diventando nuova fonte di instabilità sui mercati.
Ma oggi i pericoli maggiori arrivano dal Medio Oriente, dove non a caso il Fmi ha quasi dimezzato il pil dell’Arabia Saudita dal 3,1% all’1,7%. La Cina invece crescerà più del previsto (+4,6%), anche se con un passo più lento che in passato. I mali di Pechino vanno dalla crisi del settore immobiliare alla disoccupazione giovanile fino a un mercato interno che fatica ad assorbire l’extra produzione delle aziende locali sussidiate dallo Stato. Regina della crescita sarà l’India che, nonostante un pil in rallentamento al +6,4%, rimarrà l’economia con il ritmo di espansione più elevato tra i grandi. (riproduzione riservata)