Il dollaro resta debole contro euro e sterlina mentre gli investitori si preparano all’apertura delle urne delle elezioni statunitensi di martedì 5 novembre. Il biglietto verde è in calo dello 0,13% contro la moneta unica che scambia a 1,08, mentre la sterlina è in rialzo dello 0,2% contro il dollaro a quota 1,29. Gli ultimi sondaggi del fine settimana negli Stati Uniti sembrano segnalare un irrigidimento dei pronostici, rendendo l’esito delle elezioni presidenziali statunitensi una vera e propria scommessa.
Anche le notizie macroeconomiche pubblicate nel corso della scorsa settimana, tra il mercato del lavoro ampiamente sotto le attese rispetto ai solidi dati sul prodotto interno lordo, sono state nettamente negative per il biglietto verde, mostrando la debolezza statunitense rispetto alle notizie migliori del previsto per l’economia dell’Eurozona. Tuttavia, i movimenti sono stati generalmente modesti, poiché l’imprevedibilità dell’evento di martedì incombe sui mercati finanziari.
Gli analisti fanno notare che, oltre agli ultimi dati macroeconomici, la debolezza del dollaro che prosegue da inizio settimana è legata al sondaggio che mostrava Kamala Harris con un sorprendente vantaggio di tre punti in Iowa. Lunedì un sondaggio separato del New York Times/Siena College ha mostrato che Harris era marginalmente in vantaggio in Nevada, North Carolina e Wisconsin e Trump appena in vantaggio in Arizona, tra la manciata di stati chiave in cui le elezioni sono più competitive. Nelle ultime settimane gli investitori si sono posizionati sempre di più per una vittoria di Donald Trumpe si aspettavano che le sue politiche su immigrazione, tagli fiscali e tariffe avrebbero esercitato una pressione al rialzo su inflazione, rendimenti obbligazionari e dollaro. Harris, invece, è vista come il candidato della continuità.
Secondo gli esperti di Unicredit Research, una vittoria di Trump o una vittoria del partito repubblicano sarebbe positiva per il biglietto verde, e probabilmente riporterebbe il cambio euro-dollaro verso i recenti minimi sotto 1,08, mentre una vittoria di Harris o una vittoria del partito democratico difficilmente porterebbe il cambio molto oltre 1,10, dato che le aspettative del mercato sono legate anche ai tagli dei tassi di Fed e Bce. Le prospettive sono ancora favorevoli a un allentamento leggermente più aggressivo nell’Eurozona rispetto agli Stati Uniti.
Quanto al cambio tra dollaro e yen giapponese potrebbe tornare al di sopra di 154 in caso di vittoria di Trump (anche se i timori di un intervento della BoJ potrebbero impedire un rally più sostenuto oltre 155 e verso 160), mentre probabilmente scivolerà verso 150 in caso di vittoria della signora Harris. In entrambi i casi, l’evidenza che il Congresso degli Stati Uniti rimarrà diviso potrebbe innescare reazioni nervose sul mercato valutario.
Ma a influenzare il biglietto verde non saranno solo le tanto attese elezioni americane. Nel corso della giornate del 5 novembre si attendono anche alcuni dati macroeconomici tra cui il sondaggio Ism non manifatturiero, anche se per gli analisti è improbabile che un dato più morbido negli Stati Uniti trascini la moneta statunitense molto più in basso dei livelli attuali. A influenzarla saranno invece le decisioni, e le future prospettive, della Federal Reserve del 6 e 7 novembre.
Gli analisti di Ebury ritengono che la banca centrale Usa rispetterà le attese del mercato tagliando i tassi di interessi di altri 25 punti base dopo il ribasso da 50 punti di settembre. «Mentre la Fed quasi certamente convaliderà le aspettative del mercato e taglierà 25 punti base questa settimana», concludono da Ebury, «l’attenzione del mercato si concentrerà sulle indicazioni per la prossima e ultima riunione del 2024, dove le aspettative di una pausa, seppur basse, iniziano a salire». (riproduzione riservata)