Il miglior trimestre nella storia di Unicredit è caduto in un periodo non facile per il sistema bancario, sia perché il costo del rischio sembra destinato a crescere, sia perché la raccolta sta diventando sempre più cara.
Il contesto però non preoccupa il ceo Andrea Orcel che ha commentato i risultati della banca in un’intervista a Class Cnbc. «Costo del credito e costo della raccolta sicuramente aumenteranno. Però la combinazione di un contesto macroeconomico più positivo rispetto al passato, la trasformazione che stiamo portando avanti con il piano Unicredit Unlocked e le nostre linee di difesa, cioè riserve e overlays molto elevati, ci permettono di portare a casa i risultati che stiamo promettendo», ha spiegato il banchiere.
Un’area a cui il mercato sta guardando con grande attenzione è quella del costo della raccolta, che tende a salire anche per la preoccupazione innescata dalle grandi crisi, da Silicon Valley fino al caso del Crédit Suisse. «Stiamo facendo parallelismi che non esistono tra il mercato americano e quello italiano o europeo. La struttura dell'industria è diversa, la struttura dei clienti è diversa, la struttura del mercato è diversa. Anche se situazioni come queste ci pongono la sfida di prepararci per eventuali shock, i due mercati sono completamente diversi».
In relazione alle crisi, Orcel ha citato il fenomeno del flight to quality. In situazioni come queste gli investitori si orientano verso «gli operatori più forti come siamo noi, con un 16% di capitale, una liquidità molto forte, un rischio di tasso nel bilancio quasi inesistente. Siamo considerati una banca forte», ha puntualizzato il ceo. Ad alimentare il flight to quality è il senso di incertezza legato alla volatilità del mercato.
«Questa volatilità sta facendo pensare alle persone che è meglio pagare un pochino di più e stare in una banca che è più solida e più strutturata, una banca che non corre i rischi che possono emergere da altre parti». Insomma, per il banchiere, «in un certo senso il costo che noi sosteniamo per avere maggior capitale, maggior liquidità, minori rischi» è giustificato.
Con il capitale rafforzato e il titolo raddoppiato in dodici mesi, è il momento per un'operazione straordinaria? «Continuiamo a pensare che le nostre azioni siano il miglior investimento per noi», ha spiegato Orcel a Class Cnbc, alludendo alle operazioni di buyback lanciate da Unicredit. «Vediamola così: continuiamo a migliorare le nostre prestazioni. Continuiamo ad avere un prezzo delle azioni più sostenuto rispetto alla media dell’industria anche se, confrontato in relativo, ancora basso. Quindi l'investimento nelle nostre azioni è quello che i nostri soci preferiscono che noi facciamo».
Quindi nessuna aggregazione in vista? «Se prendete gli indicatori di Unicredit e vedete una banca che possa avere una valenza strategica per noi e che abbia indicatori simili, ma sia valutata più o meno alla stessa maniera, allora ci siamo. Però questo significa avere una banca che, in termini di multiplo sul profitto, di capitale e di coperture sia simile a noi».
Per quanto riguarda il contesto macroeconomico, secondo Orcel, «per il momento l’Italia continua ad andare meglio dell’Europa e ad essere più stabile. In aprile non abbiamo visto deviazioni significative. Anzi, vediamo continuare il beneficio da aumento dei tassi e un costo del rischio ancora molto benigno. Quindi siamo positivi sull’andamento del secondo trimestre. Dal terzo trimestre in poi dovremmo vedere se ci sarà un cambio di rotto significativo», ha concluso il banchiere.
E sulla possibile tassa governativa allo studio del governo sugli extra-profitti delle banche derivanti dall’aumento dei tassi, il top manager ha detto che Unicredit «ha pagato 80 milioni ai dipendenti sul caro energia e ha creato un plafond per permettere a famiglie e imprese di pagare i mutui. Aumentare le tasse solo sulle banche e non su tutte le società in maniera solidale non pare giustificato». (riproduzione riservata)