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II bitcoin è il nuovo oro? Ecco dove può arrivare davvero la regina delle cripto dopo l’elezione di Donald Trump
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II bitcoin è il nuovo oro? Ecco dove può arrivare davvero la regina delle cripto dopo l’elezione di Donald Trump

15 novembre 2024, 20:00 Ultimo aggiornamento: 16 novembre 2024, 10:54

La corsa della più grande delle divise digitali non sembra fermarsi: vale più dell’argento e il traguardo dei 100 mila dollari non è più un tabù. La scarsità dell’offerta può farla crescere ancora, ma attenzione alla volatilità | Il Bitcoin è già morto 415 volte | Bitcoin riserva strategica? Nell’America di Trump non è più un’utopia

Se c’è una persona che sta seguendo le vicende finanziarie degli ultimi giorni con profondo rammarico quella è Jeremy Sturdivant. Inglese, 33 anni, questo Carneade degli investimenti salì brevemente agli onori delle cronache nel 2010, quando fu protagonista della prima transazione in bitcoin della storia. Due pizze da 40 dollari che Laszlo Hanyecz, una leggenda nella community dei fan cripto, gli pagò 10.000 bitcoin. Ai prezzi dell’ultima settimana, con la regina delle cripto che ha sfondato il record dei 93.000 dollari in seguito all’elezione di Donald Trump, la ricchezza di Sturdivant sarebbe arrivata a 930 milioni, con la prospettiva, se la corsa continuasse fino a quota 100.000 dollari, di sfondare il miliardo di patrimonio.

Ma la storia non si fa con i se: Sturdivant usò i suoi 10 mila bitcoin (che nel frattempo avevano acquisito un po’ di valore in più) per pagarsi una vacanza negli Stati Uniti con la fidanzata, rinunciando così all’impronosticabile corsa di uno strumento finanziario che, da innocente gioco che circolava nei forum dei nerd, è diventato l’ottavo asset più capitalizzato al mondo, superando il valore di Jp Morgan, Berkshire Hathaway (la holding di Warren Buffett), Meta, Tesla e perfino dell’argento.

La sfida con l’argento

Il sorpasso ai danni del metallo grigio (1.766 contro 1.723 miliardi) è stato un momento storico per il bitcoin, anche perché ha segnato un passaggio di consegne tra un asset dal forte valore d’uso - l’argento si utilizza nell’industria, in gioielleria e non solo - a un asset che, secondo i più accaniti detrattori, non avrebbe senso di esistere proprio perché non serve a nulla di concreto. I tentativi di usare il bitcoin come moneta in sostituzione di quelle tradizionali sono circoscritti a limitate operazioni di marketing, ma la criptovaluta ha di fatto assunto il ruolo effettivo di strumento di investimento, seppur con una forte componente speculativa. Un investimento che, a dispetto di vari luoghi comuni, non costringe chi volesse farlo a dover pagare tutto il prezzo per comprare un’unità di bitcoin: si può acquistarne anche solo una frazione infinitesima con soli 10 euro. E non è nemmeno necessario comprarlo in dollari: il bitcoin si può acquistare in qualsiasi valuta, euro compreso. Attualmente il cambio bitcoin-euro si aggira intorno a 85.400. Livelli da record, s’intende.

Il nuovo oro?

Lecito domandarsi se la più grande delle divise digitali possa insidiare anche l’oro, primo asset per capitalizzazione con 17.320 miliardi. Il neo-presidente Usa Donald Trump, come ricordato dal numero uno della Consob Paolo Savona sulla colonne di MF-Milano Finanza, non ha fatto mistero di voler trattare il bitcoin come riserva ufficiale del dollaro, al pari del lingotto.

D’altronde, i punti in comune tra oro e bitcoin ci sono, a cominciare dalla scarsità dell’offerta. Il numero magico è il 21: se si fondesse tutto l’oro del mondo verrebbe un cubo di appena 21 metri di lato. Allo stesso modo, le unità di bitcoin in circolazione nel mondo saranno 21 milioni, l’ultima delle quali sarà estratta nell’anno 2140.

Una corsa per cuori forti

La galoppata degli ultimi due anni del bitcoin è degna di un film ad alto contenuto di effetti speciali. La regina delle cripto monete ha chiuso il 2022 a 16.500 dollari, dopo un anno nero che l’aveva portata a perdere il 65% del suo valore. Poi per tutto il 2023 è iniziata una fase di timida ripresa che ha permesso di recuperare quota 30 mila dollari, ma con volumi molto bassi.

L’11 gennaio 2024, la svolta: la Sec americana ha approvato la creazione di Etf con le criptovalute fisiche come sottostanti. Un ingresso dal portone principale nel mondo della finanza tradizionale che ha fatto volare il bitcoin, salito subito a 45.000 e in paio di mesi, a fronte di afflussi record verso questi nuovi prodotti di risparmio gestito, al record storico di 72.000. Dopo mesi di alti e bassi, veri e propri scossoni che hanno messo alla prova più di un cuore forte, il bitcoin ha recuperato quota 60.000 dopo il taglio ai tassi da 50 punti base della Fed. Fino alla corsa degli ultimi giorni, favorita dalla vittoria del duo Trump-Elon Musk (anche lui grande sponsor del mondo cripto) e dalla contestuale sconfitta di Kamala Harris, che considerava con scetticismo il mondo di bitcoin & co.

L’effetto halving

Nel frattempo, tra il 19 e il 20 aprile di quest’anno è successo un fatto un po’ più tecnico ma decisivo: il quinto halving della criptovaluta. In sostanza, è stata dimezzata la ricompensa per i miner di bitcoin, da 6,25 a 3,125. Quando il bitcoin è stato lanciato nel 2009 la ricompensa per ogni estrazione era di 50 bitcoin. Nel 2012 si è dimezzata a 25 bitcoin, poi a 12,5 nel 2016 e 6,25 nel 2020. Questo meccanismo serve di fatto a garantire la scarsità del bitcoin, spalmando l’estrazione nel tempo e limitando l’offerta. Per un logico principio di mercato, se la domanda rimane costante (o cresce) e l’offerta scarseggia, il prezzo di un asset dovrebbe aumentare. Serie storiche alla mano, in genere il bitcoin si apprezza nei 12-14 mesi precedenti e in quelli successivi all’halving, e perde valore negli anni più distanti da un dimezzamento. Se la tendenza dovesse verificarsi ancora, c’è chi ipotizza che il bitcoin possa veramente sfondare il tetto dei 100.000 dollari nei prossimi mesi. Pantera Capital, un fondo hedge americano specializzato in cripto e blockchain, ha ipotizzato per il 2025 una quotazione monstre di 148.000 dollari.

Maneggiare con cura

Resta il fatto che il bitcoin è un asset difficilmente prevedibile e soggetto a oscillazioni estreme. Proprio questa volatilità enorme porta molti critici a considerare il bitcoin come il gioco d’azzardo: si pensi a titolo di esempio alla legge di bilancio italiana, in cui è stato proposto di alzare la tassazione sulle plusvalenze dal 26% al 42%, proprio per disincentivarne l’uso.

La volatilità è, secondo gli analisti, funzione di due fattori. Da una parte, il fatto che ci siano pochi grandi portafogli (le balene, whales in inglese) che con una singola operazione possono muovere molto il mercato. Ma questo in realtà è più calzante per altre cripto meno capitalizzate: a oggi le balene, secondo i calcoli del portale specializzato Coinmarketcap, detengono infatti solo l’1,26% dell’offerta circolante di bitcoin. Dall’altro lato c’è il rischio di sovraesposizione mediatica: di bitcoin, dicono i critici, si parla troppo rispetto alla sua capitalizzazione effettiva, e questo può provocare movimenti estremi per ragioni di liquidità.


Come investirci

In definitiva, come si può investire in bitcoin? La strada classica è quella di comprarlo tramite gli exchange, speciali borse che mediano la compravendita di cripto, tra cui si annoverano Binance e Coinbase. In alternativa, vari broker regolamentati offrono la possibilità di investire in cripto, con diversi profili di commissioni. In Italia non si può invece investire in Etf sulle cripto, perché banalmente non è possibile costruirli in base alla normativa europea Ucits. In compenso, esistono già vari Etp o Etn (Exchange Traded Product e Notes), di cui la tabella in alto riporta quelli con più masse. Si tratta tecnicamente di strumenti di debito a lunghissima scadenza (anche illimitata) che non pagano interessi, pensati per replicare le performance di un’attività sottostante, come appunto le cripto. (riproduzione riservata)



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