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Ibm, ecco le tre ragioni dietro il crollo del 25% del titolo a Wall Street in un solo giorno

di Giusy Iorlano
14 luglio 2026, 16:29 Ultimo aggiornamento: 18:04

Il colosso americano lancia un profit warning e registra la peggiore seduta in borsa dall’ottobre 1987. Il mercato ha punito una combinazione di fattori che racconta come la rivoluzione dell’AI stia cambiando profondamente le priorità di spesa delle imprese

L’intelligenza artificiale presenta il conto anche a Ibm. Il colosso americano è arrivato a perdere, nella giornata del 14 luglio, fino al 25% a Wall Street, segnando la peggiore seduta dall’ottobre del 1987, dopo aver diffuso un profit warning e risultati preliminari del secondo trimestre inferiori alle attese. Il mercato ha punito una combinazione di fattori che racconta come la rivoluzione dell’AI stia cambiando profondamente le priorità di spesa delle imprese.

La corsa all’AI sposta gli investimenti

La principale causa della frenata è il cambio nelle strategie dei clienti aziendali. Nelle ultime settimane di giugno, spiega il ceo Arvind Krishna, molte imprese hanno deciso di destinare una parte maggiore dei propri budget all’acquisto di server, sistemi di storage e chip di memoria, nel timore di futuri aumenti dei prezzi e di una disponibilità limitata delle infrastrutture necessarie per sostenere lo sviluppo dell'intelligenza artificiale.

Questa corsa all’hardware ha inevitabilmente ridotto le risorse destinate ad altri investimenti tecnologici, penalizzando il software e i mainframe di Ibm.

«Avevamo previsto un certo impatto legato alla supply chain, ma non avevamo anticipato la portata della riallocazione della spesa in conto capitale», ha ammesso Krishna nella lettera agli investitori.

Delude il nuovo z17

A complicare il quadro è stata anche una domanda inferiore alle aspettative per il nuovo mainframe z17, lanciato a giugno e pensato per consentire a banche, retailer e grandi imprese di gestire applicazioni di intelligenza artificiale generativa in ambienti cloud ibridi.

Secondo il management, la debolezza del business Infrastrutture è risultata «peggiore del previsto». Ibm stima ora un calo del 7% dei ricavi della divisione, mentre fino a poche settimane fa prevedeva soltanto una flessione contenuta.

Il mea culpa del management

Alla pressione esercitata dal mercato, si aggiunge un’autocritica piuttosto insolita da parte del management. Krishna ha infatti riconosciuto che Ibm non è riuscita ad adattarsi abbastanza rapidamente al nuovo scenario.

«Queste condizioni richiedono ai nostri team di eseguire perfettamente, e in questo trimestre abbiamo vacillato», ha scritto il ceo. «Non ci siamo adattati e mossi abbastanza rapidamente e numerosi grandi contratti non si sono chiusi nei tempi che ci aspettavamo». Parole che gli investitori hanno interpretato come la conferma di un ritardo competitivo in una fase in cui il mercato tecnologico si sta riorganizzando intorno all'intelligenza artificiale.

Ricavi e margini sotto le stime

I dati preliminari del secondo trimestre hanno confermato le difficoltà. Ibm prevede ricavi pari a 17,2 miliardi di dollari, inferiori ai 17,9 miliardi attesi dagli analisti. Anche l’utile per azione rettificato, pari a 2,93 dollari, manca il consenso di mercato fermo a 3,01 dollari.

In peggioramento anche la redditività: il margine ante imposte dovrebbe scendere al 14,4%, con una contrazione di 90 punti base rispetto allo scorso anno. I risultati definitivi saranno pubblicati la prossima settimana.

Intanto il crollo di Ibm ha trascinato al ribasso anche altri titoli del software, tra cui Workday e ServiceNow, segno che gli investitori iniziano a interrogarsi sugli effetti della nuova ondata di investimenti nell'intelligenza artificiale. (riproduzione riservata)



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