Secondo l’ultimo aggiornamento del Global 500 Family Business Index dell’Università di San Gallo, se le 500 maggiori imprese familiari al mondo fossero un Paese, il loro fatturato combinato pari a 8.800 miliardi di dollari lo renderebbe la terza economia mondiale.
Queste aziende occupano infatti oltre 25 milioni di persone, con una crescita del fatturato pari al 10% dal 2023. L’Italia gioca un ruolo di primo piano con 22 gruppi familiari che producono 180 miliardi di dollari di ricavi e danno lavoro a circa 400.000 persone.
Le imprese a conduzione familiare sono spesso percepite come realtà eccessivamente prudenti, poco inclini al cambiamento e all’innovazione. Tuttavia nessuna realtà imprenditoriale può mantenere un vantaggio competitivo per decenni senza un costante processo di innovazione.
Questa capacità di evolversi senza perdere la propria identità è uno dei fattori chiave che spiega la loro resilienza e la capacità di sovraperformare. Un’analisi su oltre 1.000 grandi aziende familiari quotate in America, Europa e Asia-Pacifico evidenzia negli ultimi 20 anni un extra-rendimento medio annuo di circa 300 punti base rispetto a quelle non familiari al netto delle differenze settoriali e di capitalizzazione.
Un’eccezione si è verificata nel 2022, quando le imprese familiari hanno registrato una performance inferiore di circa 700 punti base, penalizzate dal contesto di tassi in rapido aumento che ha colpito i titoli «quality».
Un aspetto sorprendente delle imprese familiari è la loro capacità di generare un output innovativo superiore, nonostante investimenti in ricerca e sviluppo generalmente inferiori rispetto alle aziende non familiari. Questo apparente paradosso si spiega con la loro visione di lungo periodo, che consente di sostenere progetti a maturazione lenta e di promuovere un’innovazione organica e costante.
Inoltre le imprese familiari si distinguono per una disciplina finanziaria rigorosa: utilizzano meno leva finanziaria (20-30% in meno rispetto ai peer) e distribuiscono dividendi più contenuti reinvestendo una quota maggiore degli utili per alimentare la crescita organica.
Questo approccio si traduce in un vantaggio competitivo strutturale nel lungo termine. Secondo un report di McKinsey, l’extra-rendimento delle imprese familiari non è solo il risultato di una proprietà paziente ma riflette fondamentali operativi superiori, come un miglior ritorno sul capitale investito (roic), una maggiore efficienza operativa e un’allocazione del capitale più efficace.
Oltre ai numeri le imprese familiari si distinguono per un modello culturale e organizzativo unico. Nonostante la loro eterogeneità - in termini di struttura proprietaria, governance e coinvolgimento di manager esterni - emergono tratti comuni che ne caratterizzano il successo. Adottano una visione di lungo periodo orientata alla sostenibilità e alla continuità generazionale. Possiedono un capitale reputazionale elevato e una relazione fiduciaria con clienti e collaboratori, che si traduce in una maggiore stabilità e coesione interna. Un forte senso di responsabilità sociale e familiare le rende più resilienti nei cicli economici.
Tuttavia le sfide non mancano. I passaggi generazionali rappresentano storicamente un punto critico per molte imprese familiari e a questo si aggiunge la necessità di attrarre e trattenere talenti e di innovare per competere. (riproduzione riservata)
*deputy country head Italia
di Pictet Wealth Management