L’esito non era scontato. Lo scorso anno, nella prima assemblea da società per azioni, il vertice della Popolare di Sondrio ha dovuto fare i conti con gli investitori istituzionali.
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Non solo nell’ambito del rinnovo parziale del cda i fondi erano scesi in campo con una lista lunga, in grado cioè di aggiudicarsi la presidenza, ma a favore della formazione promossa dai gestori si erano schierati i proxy advisor Iss e Glass Lewis. Se la manovra a tenaglia non ha avuto successo (come numero era stato confermato Francesco Venosta), il rischio di nuove contrapposizioni era concreto.
Negli ultimi mesi però il vento è cambiato; da un lato i conti della banca sono stati motivo di soddisfazione per gli azionisti, che si vedranno distribuire un dividendo unitario lordo di 28 centesimi su 251,3 milioni di utili; dall’altro lato le modifiche statutarie che saranno sottoposte all’assemblea di domani garantiranno l’apertura alle minoranze che da tempo i fondi chiedevano. Il risultato è che questa volta Iss e Glass Lewis si sono espressi a favore del vertice della ex popolare.
Particolarmente significative sono le considerazioni fatte da Glass Lewis: la Popolare di Sondrio «rinnova ogni anno un terzo del proprio consiglio di amministrazione (cinque consiglieri su 15) mediante voto di lista. In passato abbiamo esposto le nostre preoccupazioni riguardo al livello generale di indipendenza del board. Tuttavia notiamo che il livello di indipendenza è aumentato rispetto allo scorso anno e che, dopo questa votazione, sulla base dei candidati proposti, il livello di indipendenza probabilmente salirà ulteriormente e sarà in linea con le best practice».
Il riferimento di Glass Lewis è alla modifica statutaria che sarà portata in assemblea e che consentirà, nell’arco di tre anni, l’ingresso di tre rappresentanti delle minoranze nel board della banca. «In tal caso», continua il proxy advisor nella propria raccomandazione, «riteniamo che gli azionisti possano ragionevolmente sostenere la lista presentata dal consiglio di amministrazione, che comprende sia l'amministratore delegato (Mario Alberto Pedranzini, ndr) che l'attuale vicepresidente (Lino Stoppani)», conclude Glass Lewis. Un parere in linea con quello espresso da Iss: la «società ha divulgato informazioni complete su questo cambiamento positivo» dello statuto, ha spiegato il proxy.
Fatte queste premesse si profila insomma un’assemblea senza tensioni, al contrario di quanto accaduto lo scorso anno quando la lista del board riuscì a battere Assogestioni solo di misura. Del resto a favore di una scelta di continuità giocano i numeri positivi che la banca ha riportato nel 2022. I risultati hanno mostrato un forte incremento dei proventi dell'attività caratteristica che si sono attestati a 1,06 miliardi (+19,7% rispetto al 2021; margine di interesse +28,8% e commissioni nette +6,4%).
Come previsto dal piano industriale presentato lo scorso anno, è stato confermato un payout del 50%, che corrisponde a un monte dividendi di 127 milioni, con una redditività calcolata sul prezzo medio dell’azione nel 2022 pari al 7,8%. Sul fronte della qualità dell’attivo si segnala inoltre un’ulteriore riduzione dell’incidenza dei crediti deteriorati lordi, con un Npl ratio sceso dal 5,8% di fine 2021 al 4,3%, grazie anche alla cessione di sofferenze annunciata a fine 2022. Il bilancio appare positivo anche se si considera un arco temporale più ampio.
Nel periodo 2014-2022 la Popolare di Sondrio ha generato utili per oltre 1,3 miliardi con una redditività media (Roe) di circa il 6%. La crescita annua degli impieghi è stata del 5%, mentre il pay-out ratio di gruppo mediamente si è attestato al 25% ed è salito al 50% alla presentazione piano strategico 2022-2025. Proprio in relazione al piano, la convinzione di alcuni analisti è che, alla luce del contesto favorevole, alcuni target al 2025 come ad esempio quello di Roe possano essere raggiunti già quest’anno. (riproduzione riservata)