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I bond che tornano italiani valgono già 13 miliardi di collocamenti al Mot
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I bond che tornano italiani valgono già 13 miliardi di collocamenti al Mot

di Angela Zoppo
27 febbraio 2026, 22:00

Tra big del listino e new entry, ecco chi ha rimpatriato le obbligazioni. Tommasi (A&O Shearman): possiamo aspettarci un aumento del numero dei programmi e una crescita dell’accentramento presso Monte Titoli. | Bond, perché il 2026 sarà l’anno record delle emissioni per l’Eurozona: Italia e Spagna più virtuose della Germania

Saldo positivo ben oltre le attese per il rimpatrio delle obbligazioni, seguendo le mosse di emittenti tra i più in vista del mercato, come Mediobanca e A2A, tra i primi a riportare sotto l’ombrello Consob i bond inizialmente quotati in Lussemburgo e Irlanda.A fare il punto su numeri e tendenze per MF-Milano Finanza è l’avvocato Cristiano Tommasi, partner dello studio A&O Shearman.

Domanda. Partiamo dai numeri: a che punto è il reshoring?

Risposta. Sono ben 24 i programmi Emtn, riconducibili a circa 20 emittenti italiani, oggi gestiti con prospetto base approvato da Consob e con quotazione sul Mot. Il valore complessivo superiore a 180 miliardi rappresenta il plafond nominale potenziale delle piattaforme, cioè la capacità massima teorica di emissione prevista dalla documentazione quadro: le emissioni già collocate e quotate sul Mot a valle dei programmi rientrati si attestano, invece, attorno ai 13 miliardi. Il plafond di un programma può essere molto ampio: Unicredit, ad esempio, ha un massimale di 60 miliardi, ma non significa che l’importo venga integralmente utilizzato.

D. Quali emittenti hanno riportato le obbligazioni sul Mot ?

R. A fare da apripista sono stati Mediobanca e A2A. Poi abbiamo visto muoversi altri emittenti di sistema come Italgas, Terna, Snam, Cassa Depositi e Prestiti e Ferrovie dello Stato. Parliamo di soggetti con lunga esperienza sul mercato eurobond e strutture consolidate, che avevano già la capacità di gestire piattaforme internazionali. Non tutti hanno fatto al momento la stessa scelta, alcuni continuano a mantenere l’approvazione della propria piattaforma all’estero. Si tratta di valutazioni manageriali.

D. Cosa ha sbloccato il reshoring?

R. Nel 2022 è stato predisposto un debt white paper condiviso tra emittenti, Consob, Mef, Borsa Italiana e operatori di mercato. L’obiettivo era individuare interventi tecnico-normativi e di prassi per rendere il mercato italiano competitivo rispetto a Irlanda e Lussemburgo. Nel corso dell’ultimo anno e mezzo c’è stata però una vera accelerazione. Consob ha adottato modifiche che hanno snellito il procedimento di approvazione dei prospetti. Si è progressivamente superata quella percezione — in parte leggenda, in parte realtà — di una maggiore complessità del sistema italiano. Il mercato eurobond vive di rapidità: le società devono poter cogliere le finestre di mercato in modo efficiente.

D. Il fenomeno riguarda solo i prospetti o anche l’infrastruttura di mercato?
R. È un movimento più ampio. Storicamente il sistema eurobond accentrava gli strumenti Euroclear di Bruxelles o Clearstream lussemburghese con codici Isin che iniziano con Xs. Oggi si registra un forte incremento di emissioni con codice Isin che inizia con It, quindi con accentramento presso Monte Titoli, oggi Euronext Securities.Per le banche il passaggio è stato più naturale, perché molte emissioni sono già regolate dalla legge italiana. Per le corporate, dove la prassi di mercato continua a privilegiare quella inglese come legge regolatrice, il percorso è iniziato ma in modo più graduale.

D. Anche le emissioni ibride ed Esg sono state interessate dal reshoring?

R. Sì. Abbiamo seguito emissioni ibride come quella di Terna, la prima di questo tipo con formato Eu Green Bond Standard, e sono in lavorazione altre operazioni. Anche Eni ha effettuato operazioni analoghe. Il contesto di mercato, soprattutto all’inizio del 2026, è stato molto favorevole, con forte liquidità. Avere una piattaforma Emtn già approvata consente agli emittenti di cogliere rapidamente le opportunità.

D. La tendenza proseguirà?

R. La tendenza appare consolidata. Nel segmento investment grade, che genera i volumi principali, il grosso è già rientrato. È ragionevole attendersi un aumento del numero dei programmi e una crescita dell’accentramento presso Monte Titoli. Un’ estensione al segmento high yield dipenderà più da dinamiche di mercato che da fattori di sistema.

(riproduzione riservata)



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