
In attesa del Mate XT, il primo smartphone con schermo pieghevole in tre sezioni, Huawei ha lanciato anche in Italia Mate X6, che presenta miglioramenti a livello di processore e soprattutto comparto fotografico, dotato nella camera principale di un vero otturatore ad apertura variabile come nelle fotocamere digitali vere e proprie. Mate X6 sfoggia un display pieghevole da 7,93 pollici di diagonale con un form factor pressoché quadrato, che rende quindi lo schermo ideale per usare due app affiancate più che per visualizzare contenuti multimediali, che sono invece pensati per il classico formato 16:9. Il display esterno, Oled e con frequenza variabile tra 1 e 120 Hz come quello pieghevole principale, ha una diagonale di 6,45 pollici e una luminosità di picco di 2.500 candele per metro quadrato, superiore ai 1.800 Nits di quello principale.
Nel corso della prova, il display esterno del Mate X6 si è rivelato luminoso e con un’ottima fedeltà cromatica, oltre che piacevole da usare considerato il forma factor non troppo differente da quello di un normale smartphone e lo spessore complessivo del telefono, pari a 9,9 millimetri escluso il gruppo fotografico. Huawei, che ha presentato il primo smartphone pieghevole in formato fold, ha raggiunto con Mate X6 un livello di maturità tecnologica eccellente nella progettazione e costruzione della cerniera meccanica che sostiene il display pieghevole, aspetto fondamentale per questo genere di dispositivi, che deve garantire robustezza senza pregiudicare l’usabilità. La piega del display non raggiunge l’eccellenza del Motorola Razr 50 Ultra, che è però di tipo flip, ed è leggermente visibile e percepibile al tatto, pur non pregiudicando un uso fluido dello schermo.

La cover posteriore, realizzata in materiale sintetico (pelle vegana) piacevole al tocco e ottimo per la presa, è occupata nella parte superiore dal grande elemento circolare, decisamente sporgente, che racchiude i tre obiettivi affiancati dalla camera Ultra Chroma, che offre sensori di spettro dedicati al miglioramento della fedeltà cromatica. Huawei ha sempre offerto un’eccellente dotazione fotografica, e Mate X6 ha confermato pienamente questa tradizione specialmente nella camera principale, che dispone di un obiettivo ad apertura variabile tra f1.4 e f4.0 grazie a un otturatore meccanico a controllo elettronico abbinato a un sistema di stabilizzazione ottica delle lenti e un sensore da 50 megapixel. Mate X6 dispone inoltre di un obiettivo tele di tipo periscopico con ingrandimento ottico 4X, stabilizzazione ottica delle lenti e sensore da 48 megapixel e di un ultra-grandangolare con sensore da 50 megapixel e sistema di autofocus.

La camera principale ha catturato fotografie di qualità ottima, dettagliate e con un eccellente realismo delle tonalità, in ogni condizione di luce, notte compresa, mentre i ritratti hanno toccato punte di eccellenza grazie alla possibilità di variare fisicamente l’apertura e quindi la profondità di campo, con la possibilità di sfumare lo sfondo rispetto al soggetto inquadrato e perfettamente a fuoco in modo più realistico rispetto ai soli algoritmi software normalmente utilizzati. Ottima qualità anche per le fotografie catturate con l’obiettivo tele, che non mostra perdita di dettaglio significativa anche a un ingrandimento di 8X, e con l’ultra-grandangolare, che beneficia del sistema di autofocus, mentre la qualità dei video è decisamente meno esaltante, pur mantenendosi su una buona qualità.
Decisamente meno convincenti le prestazioni offerte dal processore Kirin 9020, non all’altezza dei chip top di gamma di Qualcomm, Apple e Google specialmente nella parte grafica, oltre a non offrire connettività 5G e compatibilità con le reti Wi-Fi 6E e Wi-Fi 7. Un limite non trascurabile per uno smartphone che costa 1.999 euro e che si aggiunge all’assenza del sistema operativo Android comprensivo di tutto l’ecosistema Google, a partire dall’assistente Gemini basato su AI. Huawei ha adottato il sistema proprietario Emui 15.0, pensato per il mercato cinese, e dotato di un proprio store che non comprende però molte delle app più comuni. Un limite aggirabile tramite tool come Gbox o Aurora Store, che hanno però dei limiti e non offrono lo stesso livello di sicurezza. (riproduzione riservata)