Gli Stati Uniti hanno concluso la tredicesima notte consecutiva di attacchi contro obiettivi militari iraniani. Lo ha reso noto il Comando Centrale statunitense, precisando che le operazioni si sono concluse alle 21 di Washington (le 3 di venerdì in Italia). Secondo una nota pubblicata su X, le forze americane hanno colpito centri di comando militari, depositi di droni, reti di comunicazione, postazioni di sorveglianza costiera e capacità marittime iraniane, con l’obiettivo di «ridurre ulteriormente la minaccia rappresentata dall'Iran per i marittimi civili e le navi commerciali in transito nello Stretto di Hormuz».
Il Centcom ha sottolineato che la rotta marittima internazionale resta aperta nonostante i recenti attacchi attribuiti al Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica e che le navi commerciali continuano a transitare nello stretto con il supporto delle forze statunitensi. Attualmente oltre 50 mila militari americani sono dispiegati in Medio Oriente.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump incontrerà il presidente ucraino Volodymyr Zelensky a Washington martedì prossimo, 28 luglio, secondo quanto riportato dal corrispondente di Radio Liberty Alex Raufoglu. «Fonti diplomatiche hanno confermato a Radio Liberty che Trump incontrerà Zelensky a Washington martedì. Questo incontro è un evento importante nella vita diplomatica. I leader di entrambi i paesi si sono incontrati di recente in Francia e in Turchia», ha scritto il giornalista su X.
L’annuncio dello storico accordo per il nucleare civile tra Arabia Saudita e Stati Uniti, firmato mercoledì scorso durante una cerimonia in pompa magna al dipartimento dell'Energia, avrebbe fatto infuriare Donald Trump che non sarebbe stato informato sulla tempistica dal ministro dell’Energia, Chris Wright. Lo rivelano fonti informate alla Cnn che, all’indomani del post con cui il presidente ha affermato che l’accordo è subordinato all’adesione da parte di Riad degli accordi di Abramo e quindi alla normalizzazione dei rapporti con Israele, ricostruisce come Trump abbia stravolto l’intesa, a cui si è lavorato per oltre due decenni, 24 ore dopo la firma effettiva delle parti. La rabbia di Trump, raccontano ancora le fonti, è poi cresciuta di fronte alla pioggia di critiche al contenuto dell'accordo che - per quanto concentrato sulla realizzazione di impianti nucleari civili per produrre l’elettricità necessaria all’Arabia Saudita, liberando così maggiori quantità di petrolio per l’esportazione - viene visto da molti come un primo passo verso una pericolosa corsa all’arma atomica nel Medio Oriente.
Donald Trump sta perdendo la pazienza sulla guerra in Iran. Il presidente dubita che i negoziati possano portare a una pace duratura ed è sempre più convinto che l’unica lingua che l’Iran capisce è quella della forza militare. Secondo quanto riferito dal Wall Street Journal, Trump si è definito in «modalità vendetta» contro Teheran.
La fiducia del presidente sulla capacità di trovare una soluzione diplomatica si assottiglia di giorno in giorno e Trump si è lamentato con i suoi consiglieri sul fatto che è difficile sapere chi parla per la leadership iraniana e che ogni volta che gli Stati Uniti pensano di aver fatto progressi al tavolo dei negoziati, l’Iran torna ad attaccare.
Diverse esplosioni sono state udite a Jask, vicino allo stretto di Hormuz, intorno alle 14:30 ora locale, le 13:00 in Italia. Lo ha riferito la televisione pubblica iraniana.
I pasdaran iraniani hanno invitato i civili nei Paesi del Medio Oriente che ospitano truppe americane a mantenersi ad almeno 500 metri dalle installazioni militari statunitensi, nel pieno dell'escalation tra Teheran e Washington. «Esortiamo la popolazione dei Paesi in cui sono di stanza soldati americani a tenersi immediatamente ad almeno 500 metri dai luoghi in cui si trovano, affinchè sia al sicuro», si legge in un comunicato dei pasdaran diffuso dalla televisione di Stato.
Le forze armate iraniane «hanno preso di mira e distrutto l'edificio del data center della società americana Amazon in Bahrein, che svolge un ruolo importante nella raccolta di informazioni per l’esercito statunitense», ha dichiarato il Corpo dei Guardiani della Rivoluzione in un comunicato diffuso dalla televisione di Stato Irib. Né Amazon, il gigante dell’e-commerce, né le autorità del Bahrein hanno rilasciato commenti al momento. Già mercoledì, durante precedenti attacchi in Bahrein, le forze iraniane avevano rivendicato la responsabilità di un attacco a un centro Amazon, che non è stato confermato.
Diverse esplosioni si sono avvertite nei pressi dell’aeroporto di Erbil, che ospita le truppe della coalizione guidata dagli Stati Uniti nella regione autonoma del Kurdistan iracheno, secondo quanto riferito da un giornalista dell’Afp. Avvistati dei droni sorvolare la città e del fumo salire nella zona dell’aeroporto. Da quando sono riprese le ostilità in Medio Oriente, i droni sono stati ripetutamente intercettati sopra Erbil, sede anche di un importante complesso consolare statunitense.
Secondo quanto riportato dal New York Times, due funzionari iraniani affermano che Teheran colpirà Tel Aviv se Trump darà seguito alle minacce. Alla notizia è dato risalto dal Times of Israel. Il quotidiano Usa riporta le dichiarazioni dei funzionari, secondo i quali se il presidente statunitense Donald Trump darà seguito alle minacce di colpire Teheran e le infrastrutture iraniane, la Repubblica Islamica risponderà attaccando Tel Aviv e chiedendo al gruppo ribelle Houthi in Yemen di imporre un blocco marittimo sullo stretto di Bab el-Mandab.
Durante la prima fase della guerra, iniziata il 28 febbraio, le Forze di Difesa Israeliane (Idf) hanno partecipato agli attacchi contro l’Iran e Teheran ha lanciato centinaia di missili balistici contro Israele. Tuttavia, Israele è rimasto fuori dall’attuale ripresa del conflitto e l’Iran non ha colpito lo Stato ebraico nelle ultime settimane.
Il governo britannico ha dichiarato che il Regno Unito è «pronto 24 ore su 24, 7 giorni su 7, a difendere» il Paese dopo che il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (Irgc) ha minacciato di colpire la base dell’Aeronautica militare britannica di Fairford, utilizzata dagli Stati Uniti per le operazioni contro l'Iran, definendo «qualsiasi base usata per un’aggressione contro il territorio iraniano un obiettivo legittimo».
La minaccia arriva due giorni dopo che il primo ministro, Andy Burnham, ha confermato la politica di consentire a Washington di lanciare attacchi dalle basi britanniche. Londra ha ribadito di voler difendere «i nostri cittadini, i nostri interessi e i nostri alleati», nel rispetto del diritto internazionale e senza essere trascinata in un conflitto più ampio. Intanto i siti di monitoraggio hanno registrato il decollo di un bombardiere B-1 da Fairford diretto verso l’Iran, mentre il presidente statunitense Donald Trump, dopo 13 notti consecutive di attacchi, ha dichiarato di valutare un «attacco massiccio», aggiungendo: «Sono vicino a prendere una decisione. Siamo pronti».
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che Teheran ritiene che qualsiasi partecipazione, cooperazione o assistenza nel «commettere un’aggressione contro l’Iran» comporti l’insorgere di una «responsabilità internazionale» per le parti coinvolte. Lo riferisce Iran International. Intervenendo alla riunione del Consiglio dei ministri degli Esteri dell’Organizzazione di Cooperazione di Shanghai, Araghchi ha aggiunto che la Repubblica Islamica, in conformità con il diritto internazionale, si riserva il diritto di adottare tutte le misure necessarie nel quadro della legittima difesa e «considererà l’origine di qualsiasi aggressione contro l’Iran un obiettivo legittimo per le azioni difensive delle proprie forze armate».
Il presidente americano Donald Trump ha dichiarato che i fondi iraniani congelati negli Stati Uniti saranno ora utilizzati per risarcire i danni alle navi danneggiate nel Golfo. «D’ora in poi, tutti i danni a navi, merci o qualsiasi altra cosa ad esse correlata saranno pagati con denaro iraniano che gli Stati Uniti hanno in loro possesso e sotto il loro controllo», ha scritto nella notte il presidente americano sulla sua piattaforma, Truth Social.
L’esercito iraniano ha affermato di aver attaccato installazioni militari statunitensi presso la base aerea di Muwaffaq Salti, ad Azraq, in Giordania, e presso la base aerea di Sheikh Isa, in Bahrein. Secondo quanto riporta la televisione iraniana Press Tv, in Bahrein i droni d’attacco Arash avrebbero colpito nelle prime ore di questa mattina serbatoi di carburante, depositi di equipaggiamento, grandi hangar ed edifici che ospitano truppe statunitensi. In Giordania, invece, sarebbero stati colpiti gli hangar e gli alloggi per il personale militare Usa.
«Fonti arabe riferiscono che sono state udite sirene d’allarme e si sono verificate diverse esplosioni in basi americane situate in Kuwait». Lo scrive l’agenzia iraniana Tasnim. L’esercito kuwaitiano ha scritto su X: «Le difese aeree kuwaitiane stanno attualmente intercettando attacchi missilistici e droni ostili, a seguito dell'aggressione iraniana empia. Le esplosioni che si dovessero udire - ha precisato - sono il risultato dell'intercettazione da parte dei sistemi di difesa aerea degli attacchi ostili». Lo Stato Maggiore delle Forze Armate kuwaitiane ha invitato i cittadini a rispettare scrupolosamente le istruzioni di sicurezza emanate dalle autorità competenti. (riproduzione riservata)