Tregua sempre più in bilico in Medio Oriente. Reduce dal viaggio in Cina, Donald Trump ha minacciato di nuovo l’Iran: «Accetti l’accordo o non rimarrà nulla». Anche Israele è pronto a ripartire con i bombardamenti: «Se il presidente americano deciderà di riprendere le ostilità, è probabile che saremo chiamati a partecipare», dichiara il presidente Benjamin Netanyahu dopo una telefonata con il tycoon.
Trump ne ha parlato con i consiglieri per la sicurezza, convocati al suo golf club in Virginia proprio per fare il punto sulla guerra. Per Axios, martedì 19 maggio verrà convocata la Situation Room.
La proposta dell’Iran per un accordo che ponga fine alla guerra è «insufficiente», per la Casa Bianca. Lo hanno riferito, ad Axios, un alto funzionario statunitense e una fonte informata sulla questione. Il presidente Donald Trump dovrebbe riunire il suo team di sicurezza nazionale nella Situation Room, domani, 19 maggio, per discutere le opzioni militari, hanno affermato due funzionari statunitensi. L’alto funzionario statunitense ha affermato che, se l’Iran non cambierà posizione, gli Stati Uniti dovranno continuare i negoziati «attraverso le bombe».
Alcune indiscrezioni di stampa hanno rivelato i dettagli del documento rivisto presentato dall’Iran , che include una serie di nuove condizioni e richieste. Trapelate ad Al-Arabiya, alcune indiscrezioni hanno rivelato che Teheran ha richiesto una tregua lunga e a più fasi, insieme a una formulazione politica dell’accordo previsto che preservi quella che ha definito la sua posizione «di salvaguardia della faccia». Le fughe di notizie hanno inoltre rivelato che l’Iran ha richiesto un’apertura graduale e sicura dello Stretto di Hormuz, con un ruolo garantito per il Pakistan e l’Oman in caso di attriti nella zona, separando al contempo la rotta marittima dalle complessità della questione nucleare. Secondo indiscrezioni, la parte iraniana avrebbe accettato un lungo periodo di congelamento del programma nucleare anziché uno smantellamento completo, a condizione che l’uranio altamente arricchito, stimato in 400 kg, venisse trasferito alla Russia anziché agli Stati Uniti. Per quanto riguarda i risarcimenti, stando alle indiscrezioni, l’Iran ha fatto marcia indietro, chiedendo invece concessioni economiche.
Stati Uniti e Israele sono impegnati in intensi preparativi per la possibile ripresa degli attacchi contro l’Iran già questa settimana. Lo riferisce il New York Times citando due fonti dell’amministrazione Usa. Il Pentagono, si legge, sta lavorando sulla possibile nuova fase dell’operazione Epic Fury come mai da quando è entrato in vigore il cessate il fuoco, all’inizio di aprile.
Il tasso di approvazione di Donald Trump, intanto, è sceso al 37%, al livello più basso del secondo mandato, in seguito all'impopolare guerra in Iran. É quanto emerge da un sondaggio del New York Times-Siena, secondo il quale quasi i due terzi degli americani ritiene sbagliata la decisione di andare in guerra con l’Iran. Il 64% degli interpellati boccia Trump sulla gestione dell'economia e il 69% su quella del costo della vita.
L’Iran rivendica la sovranità non solo sulle acque dello stretto di Hormuz, ma anche sui fondali attraversati dai cavi sottomarini in fibra ottica utilizzati per le transazioni finanziarie globali. In una nota diffusa dall’agenzia ufficiale Fars, Teheran avverte che i collegamenti sarebbero soggetti ad «autorizzazione, supervisione e diritti governativi» iraniani.
Secondo l’agenzia, attraverso questi cavi transitano ogni giorno operazioni economiche per oltre 10 trilioni di dollari. L’Iran sottolinea che «qualsiasi interruzione in questo nodo» potrebbe provocare «perdite dirette e indirette da decine a centinaia di milioni di dollari al giorno all’economia regionale e mondiale».
La guerra in Iran è costata agli americani circa 40 miliardi di dollari in più per la benzina. Lo sostiene uno studio della Brown University, secondo cui il conflitto ha comportato una spesa aggiuntiva media di 316 dollari per famiglia statunitense considerando soltanto il carburante.
«Potremmo spendere questo egregio ammontare in altri modi costruttivi, come migliorare le infrastrutture americane», ha dichiarato al Financial Times Jeff Colgan, professore della Brown University.
La nuova proposta consegnata dall'Iran agli Usa attraverso il Pakistan è in 14 punti e si concentra sulla fine della guerra: lo scrive l’agenzia di stampa semi-ufficiale iraniana Tasnim citando una fonte vicina ai negoziati.
Teheran torna a minacciare Stati Uniti e Israele contro una possibile ripresa degli attacchi militari. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, ha dichiarato che «in caso di una nuova aggressione contro l’Iran, le forze armate iraniane hanno sorprese per il nemico».
Secondo quanto riferito dai media iraniani, Baqaei ha aggiunto che «i comportamenti contraddittori e le minacce del nemico non ci confondono né ci spaventano».
Come riferito dal ministero degli Esteri iraniano, Teheran ha risposto all’ultima proposta americana, ora al vaglio del mediatore pakistano. Lo riferisce Reuters, che cita una fonte pachistana secondo la quale «non abbiamo molto tempo» nella mediazione delle due parti, le quali «continuano a cambiare i propri obiettivi».
Nel frattempo le forze israeliane hanno intercettato le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, che ha riferito di aver perso i contatti con una delle sue barche a ovest di Cipro.
Donald Trump ha convocato al suo golf club in Virginia i suoi massimi consiglieri per la sicurezza per parlare della guerra in Iran. Lo riporta la Cnn precisando che l’incontro è avvenuto sabato. Al meeting erano presenti anche il vicepresidente JD Vance, il segretario di Stato Marco Rubio, il direttore della Cia John Ratcliffe e l’inviato speciale Steve Witkoff.
«Per l’Iran il tempo stringe e farebbero meglio a darsi una mossa, in fretta, altrimenti non rimarrà più nulla. Il tempo è essenziale». Lo ha scritto su Truth il presidente americano Donald Trump il 17 maggio. Sia Cnn sia New York Times hanno parlato di significativi preparativi del Pentagono e di Israele per riprendere bombardamenti e attacchi mirati contro Teheran. L’obiettivo è un blitz per recuperare l’uranio arricchito.
Il 17 maggio primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump hanno parlato al telefono per più di mezz’ora. Lo rivela l’emittente israeliana Kan. I due leader hanno discusso della possibile ripresa del conflitto con l’Iran e della visita di Trump in Cina. Secondo fonti di stampa israeliane Netanyahu avrebbe detto che «gli Usa devono prendere una decisione e se decidessero di riaprire le ostilità con l’Iran, è probabile che Israele verrà chiamato a partecipare». (riproduzione riservata)