Ore decisive sul fronte mediorientale. Mentre la guerra è ormai arrivata al suo terzo mese, continuano il fuoco incrociato tra Usa e Iran e l’avanzata dell’esercito israeliano in Libano che di fatto taglia in due il paese dei cedri: l’esercito conquista il castello conteso di Beaufort e avanza di 25 chilometri oltre il fiume Litani per isolare Hezbollah. «Estendiamo la presa», dice Netanyahu, che ordina raid su Beirut. L’Iran reagisce, per protesta sospende i colloqui con gli Usa e prepara ad aprire il fronte del Mar Rosso.
Donald Trump, intanto, si scaglia contro l’opposizione interna agli Usa: «Individui antipatriottici stanno sparlando negativamente della mia gestione delle trattative di pace», ha scritto su Truth.
Nuova fiammata del prezzo del petrolio con il Brent che, alle 9:30 di lunedì primo giugno, sale del 3% e sfiora i 94 dollari al barile.
«Il caos è tristemente evidente anche in Medio Oriente, conferma che le cattive pratiche raccolgono velocemente adepti. La irrisolta crisi indotta dal conflitto tuttora in atto a Gaza e la perdurante minaccia di una guerra su vasta scala che dall’Iran potrebbe irradiarsi a tutta la regione - e che già colpisce così brutalmente e in modo indebito la popolazione civile del Libano - ne sono l’eloquente esempio. Tutto questo non deve indurre alla rassegnazione, in nome di un malinteso realismo che, oltre che moralmente deprecabile, rappresenterebbe un grave errore di valutazione». Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo intervento dinanzi al Corpo Diplomatico accreditato presso lo Stato italiano in occasione della Festa della Repubblica.
Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha sentito al telefono il presidente Usa Donald Trump. Secondo quanto riportato da Axios, i due starebbero discutendo una possibile offerta di cessate il fuoco da parte di Hezbollah. Axios riferisce infatti che Hezbollah ha comunicato la propria disponibilità ad accettare un cessate il fuoco senza un immediato ritiro israeliano, condizione ribadita invece da Teheran, che ha intanto sospeso i colloqui diplomatici dopo l’intensificarsi delle campagne militari in Libano.
la conferma arriva poco dopo dallo stesso presidente degli Stati Uniti, Donald Trump che ha dichiarato che Israele non invierà truppe a Beirut. «Allo stesso modo, tramite rappresentanti di alto livello, ho avuto un’ottima telefonata con Hezbollah, e hanno concordato che tutti gli scontri a fuoco cesseranno. Israele non li attaccherà, e loro non attaccheranno Israele».
Il presidente americano, Donald Trump, nega di essere stato informato dall’Iran della fine dei negoziati, come riferito dai media iraniani, e si lamenta che Teheran stia di fatto negoziando attraverso la stampa. Stando a Cnbc, in un’intervista telefonica il leader Usa ha risposto «No, non lo hanno fatto» alla domanda se l’Iran abbia comunicato alla Casa Bianca la fine delle trattative con gli Usa. «Ve lo hanno detto a voi (giornalisti, Ndr). Lo vogliono dire solo alla stampa falsa», ha sottolineato.
Alla domanda su effettiva fine delle trattative o se quello dell'Iran è un bluff, Trump ha risposto: «Non mi importa se sono finite, onestamente. Non potrebbe importarmi di meno. Se sono finite, sono finite. Se non lo sono, penso abbiamo impiegato troppo tempo. Francamente penso sia diventate un po’ noiose».
Il tycoon più tardi sul suo social Truth scrive comunque che «le trattative continuano, a un ritmo serrato, con la Repubblica Islamica dell'Iran. Grazie per l’attenzione a questa materia! Presidente Donald J. Trump».
Le Nazioni Unite hanno espresso allarme e hanno chiesto a tutte le parti di rispettare il cessate il fuoco, mentre Israele estende la sua offensiva in Libano e i negoziati per porre fine alla guerra tra Stati Uniti e Iran sembrano in pericolo. «Siamo profondamente allarmati dall’escalation delle attività militari nel Libano meridionale e oltre», ha dichiarato Stephane Dujarric, portavoce del Segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres. «Esortiamo tutti gli attori a rispettare la cessazione delle ostilità e ad evitare un’ulteriore escalation».
Il presidente iraniano Massoud Pezeshkian ha assicurato che faciliterà il passaggio delle navi giapponesi attraverso lo Stretto di Hormuz, di fatto bloccato dall’Iran dall'inizio del conflitto tra Stati Uniti e Israele, lo scorso 28 febbraio. «La Repubblica Islamica dell’Iran è pienamente preparata a facilitare il traffico marittimo» attraverso lo Stretto di Hormuz, ha dichiarato Pezeshkian alla primo ministro giapponese Sanae Takaichi nel corso di una telefonata tra i due leader. «Ci impegneremo per garantire un passaggio agevole e senza ostacoli alle navi giapponesi», ha aggiunto Pezeshkian, secondo una nota rilasciata dall’ufficio presidenziale.
I media iraniani hanno diffuso un video che mostrerebbe l’abbattimento del drone statunitense MQ-1 Predator intercettato ieri nei pressi dello Stretto di Hormuz in risposta ai presunti attacchi statunitensi all’isola di Irik. Gli Usa avevano affermato che il drone stava volando sopra acque internazionali e avevano risposto con raid limitati sui sistemi radar e di difesa aerea della Repubblica Islamica. L’Iran sostiene invece che l’apparecchio fosse entrato in territorio iraniano.
L’Idf «esorta con forza tutti i residenti del quartiere di Dahyeh (nella zona meridionale di Beirut) a trasferirsi per la propria sicurezza. Se Hezbollah continuerà a lanciare attacchi contro le nostre città e comunità, l'esercito israeliano risponderà colpendo obiettivi terroristici a Dahyeh». Lo scrive sui social il portavoce in lingua araba dell’Idf sottolineando che «Israele non è in guerra con il popolo libanese, ma con l’organizzazione terroristica Hezbollah».
L’Iran ha interrotto i colloqui mediati con gli Stati Uniti a causa degli attacchi israeliani in Libano: lo scrive l’agenzia di stampa iraniana Tasnim, vicina al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie.
Una fonte ha detto a Tasnim che, in considerazione della prosecuzione dei «crimini del regime sionista in Libano» e «tenuto conto che il Libano era una delle condizioni preliminari per il cessate il fuoco», «e che attualmente questo cessate il fuoco è stato violato in tutti i fronti, inclusi quello libanese», «la squadra negoziale iraniana sospende i colloqui e lo scambio di testi tramite intermediari». «L’immediata cessazione delle operazioni aggressive e brutali dell'esercito del regime sionista a Gaza e in Libano, e la necessità di un completo ritiro del regime dalle aree occupate in Libano, sono state sottolineate dalle autorità e dai negoziatori iraniani, e finché la posizione dell'Iran e della resistenza non sarà soddisfatta su questo punto, non vi sarà alcun negoziato», si legge ancora sul profilo X di Tasnim.
L’Iran ha deciso di «bloccare completamente» lo Stretto di Hormuz e lo Stretto di Bab al-Mandeb in risposta all’escalation delle operazioni militari israeliane in Libano. Lo riferisce l’agenzia semi-ufficiale Tasnim, secondo cui non solo lo Stretto di Hormuz – dove già nelle ultime settimane il traffico navale era stato fortemente limitato e consentito soltanto a determinate condizioni imposte da Teheran - ma anche lo Stretto di Bab al-Mandeb, che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden e all’Oceano Indiano, verrebbe chiuso al traffico dal cosiddetto «fronte della resistenza», l’alleanza regionale sostenuta dall’Iran.
La chiusura dello Stretto di Bab al-Mandab è da tempo lo spettro che incombe sulla regione. Altro snodo strategico delle rotte del commercio mondiale, come Hormuz, Bab el-Mandeb, con una lunghezza di circa 50 km e una larghezza di 26 km nel punto più Stretto, è uno dei colli di bottiglia del traffico marittimo più delicati al mondo.
Situato tra lo Yemen e il Corno d’Africa si tratta di una rotta di fondamentale importanza: circa il 12% del commercio mondiale di petrolio via mare transita annualmente attraverso questo Stretto. Se l’instabilità si propagasse anche in quest’area, le ripercussioni potrebbero estendersi ai mercati energetici globali.
«Stiamo lavorando per individuare gli obiettivi da attaccare e non appena saranno approvati secondo le procedure dell'aeronautica e della direzione operazioni dell'esercito, agiremo». Lo ha dichiarato una fonte militare riportata da Maariv, sottolineando che l’aviazione israeliana non ha ancora lanciato attacchi nei cieli di Beirut. Secondo quanto riportato dall’emittente saudita Al-Hadath, l’ampliamento delle operazioni militari su Beirut avviene in coordinamento con gli Stati Uniti, che hanno chiesto al governo libanese di procedere con azioni più incisive verso il disarmo di Hezbollah per evitare che l’escalation coinvolga la capitale libanese.
«Non esiteremo ad agire in qualsiasi modo per aiutare il Libano e la resistenza libanese contro l’aggressione illegale e l’ingerenza del regime sionista». Lo ha detto il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmail Baghaei, citato dall’Irna.
Prosegue l'escalation tra Washington e Teheran mentre gli sforzi per raggiungere un accordo sulla fine della guerra non hanno ancora prodotto alcun risultato concreto e il presidente Usa, Donald Trump, ha chiesto ulteriori modifiche alla bozza di accordo con l'Iran. Nel frattempo, durante il weekend, gli Stati Uniti hanno colpito siti militari iraniani e i Pasdaran hanno risposto prendendo di mira una base americana in Medio Oriente.
Il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha dichiarato di aver lanciato sabato e domenica «attacchi di autodifesa contro radar e siti di comando e controllo di droni iraniani a Goruk, in Iran, e sull'isola di Qeshm» in risposta alle «azioni aggressive dell'Iran, tra cui l'abbattimento di un drone statunitense MQ-1 che operava su acque internazionali». I caccia statunitenscentcom, attacchi di autodifesa contro radar e siti comando dronii, ha fatto sapere il Comando, «hanno risposto prontamente eliminando le difese aeree iraniane, una stazione di controllo a terra e due droni d'attacco che rappresentavano una chiara minaccia per le navi in transito nelle acque regionali. Nessun militare americano è rimasto ferito».
Non è mancata la risposta di Teheran. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, ha affermato che «l'azione aggressiva degli Stati Uniti» costituisce una violazione del cessate il fuoco e ha spinto l'Iran a colpire le posizioni in Kuwait, da cui è partito l'attacco statunitense. Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane (Irgc), i cosiddetti Pasdaran, ha infatti detto di aver preso di mira una base aerea utilizzata dalle forze statunitensi per condurre un attacco all'isola di Sirik, nel sud dell'Iran. E il Kuwait, che ospita una base Usa, ha dichiarato che il suo sistema di difesa aerea ha intercettato attacchi missilistici e con droni.
Dopo una riunione, venerdì nella Situation Room della Casa Bianca, secondo quanto riportano i media Usa, Trump avrebbe richiesto delle modifiche alla bozza di accordo con l'Iran volto a porre fine ai combattimenti iniziati all'inizio di quest'anno. Le modifiche sarebbero legate allo Stretto di Hormuz e alla rimozione dell'uranio altamente arricchito, scrive Cbs News, aggiungendo che l'ultima versione dell'accordo prevede lo stop agli attacchi per 60 giorni, la riapertura dello Stretto e un quadro di riferimento per la ripresa dei negoziati sul programma nucleare iraniano. Qualora la diplomazia dovesse progredire, l'accordo prevederebbe anche un potenziale allentamento delle sanzioni contro l'Iran, che potrebbe consentire a Teheran di accedere a miliardi di dollari di asset congelati.
Baqaei poco fa ha dichiarato che al momento non sono in corso discussioni con gli Stati Uniti sui dettagli del programma nucleare di Teheran. «Sappiamo quando è necessario intervenire in materia nucleare. Non ci sono negoziati sui dettagli del dossier nucleare. In questa fase, la nostra priorità è porre fine alla guerra», ha affermato, aggiungendo che il cessate il fuoco in Libano rimane una condizione fondamentale per un accordo con gli Usa. Il ritardo nel processo diplomatico per porre fine alla guerra, ha proseguito, può essere spiegato dalla mancanza di fiducia, dalle posizioni contraddittorie di Washington e dagli attacchi israeliani contro il Libano. «I negoziati sono iniziati in un clima di forte sospetto e sfiducia, e lo scambio di messaggi avviene in questa atmosfera», ha aggiunto, sottolineando che «l'altra parte cambia continuamente posizione e avanza richieste nuove o contraddittorie. È naturale che questa situazione prolunghi i negoziati».
Ieri Mohammad Bagher Ghalibaf, il capo negoziatore iraniano, ha dichiarato che Teheran non accetterà alcun accordo a meno che i diritti dell'Iran non siano pienamente garantiti. E il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha affermato che "fino a quando non si giungerà a una conclusione chiara tutto ciò che viene detto è pura speculazione". Secondo l'agenzia di stampa Tasnim, inoltre, il dibattito sul testo è ancora in corso ed entrambe le parti propongono regolarmente emendamenti. L'Iran vorrebbe che gli asset congelati venissero sbloccati prima di tenere colloqui sostanziali sul programma nucleare, riferiscono i media iraniani.
Durante un viaggio a Singapore nel fine settimana, il segretario alla Difesa statunitense, Pete Hegseth, ha però affermato che, qualora un accordo con l'Iran non soddisfacesse le aspettative del presidente, gli attacchi potrebbero riprendere. «Le nostre scorte sono più che adeguate a questo scopo, sia lì che nel resto del mondo, grazie al modo in cui bilanciamo munizioni di qualità superiore e munizioni più abbondanti», ha detto.
«L'accordo è vicino però non è stato ancora raggiunto e ci sono ancora ostilità in corso. Noi siamo grandi fan dell'accordo diplomatico, siamo preoccupati per il blocco di Hormuz. È importante che si raggiunga un accordo il prima possibile per scongiurare nuovi aumenti del petrolio e per scongiurare una crisi dei fertilizzanti». Lo ha detto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, al programma MorningNews su Canale 5.
Continua l’offensiva israeliana contro il Libano. In particolare, l’esercito di Gerusalemme ha conquistato il castello di Beaufort: il premier Benjamin Netanyahu l'ha definito una «svolta» nei combattimenti.
La Francia ha chiesto una riunione urgente del Consiglio di sicurezza dell'Onu. Dopo i negoziati di martedì a Washington, gli Usa dovrebbe annunciare un nuovo accordo di cessate il fuoco.
Il presidente Donald Trump sul suo social Truth si è scagliato contro i critici in merito alla sua gestione dei negoziati con l'Iran, che dovrebbero aprire, stando alle sue parola, a un futuro «positivo per gli Stati Uniti e per chi è con noi».
Trump ha detto che Teheran «vuole davvero raggiungere un accordo», ma i critici interni agli Stati Uniti, a suo dire, «sparlano negativamente» sulla sua gestione della guerra. «I Democratici, e vari Repubblicani apparentemente antipatriottici, non capiscono che per me è molto più difficile svolgere correttamente il mio lavoro e negoziare, quando i politicanti continuano a dire ripetutamente che dovrei muovermi più velocemente, o più lentamente, o entrare in guerra, o non entrare in guerra, o qualsiasi altra cosa?»
«Nello scorso fine settimana il Comando Centrale degli Stati Uniti ha condotto attacchi di autodifesa contro radar e siti di comando e controllo di droni iraniani a Goruk, in Iran». Lo ha scritto il Comando stesso su X.
Nel frattempo, lo Stato Maggiore dell’esercito kuwaitiano dichiara che le sue difese aeree «stanno attualmente affrontando attacchi missilistici e con droni ostili», secondo quanto riportato da Al-Jazeera. (riproduzione riservata)