Israele e Libano hanno annunciato di aver concordato il rinnovo del cessate il fuoco e l’istituzione di zone di sicurezza libanesi che invece escluderanno Hezbollah. Lo si legge in una dichiarazione diffusa al termine del secondo giorno di colloqui, il 3 gougno, tra gli ambasciatori dei due Paesi ospitati dal Dipartimento di Stato americano.
Israele e Libano hanno anche concordato di partecipare a un nuovo ciclo di colloqui nella settimana del 22 giugno con l’obiettivo di raggiungere un "accordo globale”, aggiunge la dichiarazione. «A seguito di negoziati condotti sotto l’egida degli Stati Uniti, Israele e Libano hanno concordato di attuare un cessate il fuoco», che sarà subordinato alla «cessazione completa del fuoco di Hezbollah e all’evacuazione di tutti i membri di Hezbollah dal settore del Litani meridionale», secondo una dichiarazione congiunta delle tre parti coinvolte nei negoziati.
«Entrambe le parti hanno concordato di accelerare l'istituzione di zone pilota in cui le Forze Armate libanesi eserciteranno il controllo esclusivo del territorio, escludendo tutti gli attori non statali», ha affermato la stessa fonte. Tutti i paesi hanno riaffermato che «il futuro delle relazioni tra Israele e Libano deve essere deciso dai due governi sovrani. Hanno respinto qualsiasi tentativo da parte di qualsiasi Stato o attore non statale di tenere in ostaggio il futuro del Libano», un riferimento implicito all’Iran, accusato di sostenere Hezbollah, gruppo filo-iraniano.
I Pasdaran hanno negato di avere attaccato l’aeroporto internazionale di Kuwait City ieri e attribuito la responsabilità agli Stati Uniti. «La distruzione del terminal passeggeri dell’aeroporto di Kuwait è stata causata da un errore del sistema Patriot americano», ha dichiarato un portavoce citato dalla Fars. «La Forza Aerospaziale non ha effettuato alcun lancio verso questo obiettivo. I sistemi Patriot americani, dopo aver fallito nell'intercettare i missili, sono precipitati su questo terminal», ha assicurato. Dunque, l’affermazione che a colpire il terminal sia stato un drone iraniano «è una montatura del nemico».
«Ieri, con un voto privo di significato, la Camera ha votato — 4 cattivi Repubblicani e tutti i Democratici — per limitare i miei poteri di guerra, proprio nel mezzo delle mie negoziazioni finali per porre fine alla guerra con la Repubblica Islamica dell'Iran. Chi potrebbe fare una cosa così antipatriottica?». Lo scrive su Truth il presidente Usa Donald Trump, criticando la risoluzione con cui la Camera dei Rappresentanti ha ordinato il ritiro delle truppe americane dalla guerra in Iran.
L’accordo di Washington tra Libano e Israele è «una capitolazione e una sconfitta»: lo afferma il leader di Hezbollah, Naim Qassem, invitando il Libano a «porre fine alla farsa e all'umiliazione dei negoziati» con Israele.
«L’esito di questi negoziati diretti, assurdi, umilianti e vergognosi, per il Libano viene respinto senza riserve da gran parte della popolazione libanese», ha dichiarato il capo del partito-milizia che ha descritto, come riporta L’Orient-Le Jour, l’accordo di cessate il fuoco tra Libano e Israele come «una dichiarazione d’intenti volta a sabotare il Libano, destabilizzarlo e fomentare la discordia tra i libanesi».
«La dichiarazione di Washington definisce i principi fondamentali che gli Stati Uniti e Israele prevedono per la sottomissione del Libano al progetto del Grande Israele. Fare del disarmo della resistenza (di Hezbollah) il punto di partenza di qualsiasi accordo equivale a distruggere il potere del Libano e costituisce una minaccia esistenziale per il popolo che resiste», ha aggiunto, ribadendo che serve un cessate il fuoco globale e il ritiro di Israele dal Libano.
Hezbollah ha respinto il cessate il fuoco tra Libano e Israele, mediato dagli Stati Uniti. In una dichiarazione, ripresa da Sky News uk, il gruppo militante afferma di aver «informato ufficialmente il presidente libanese Joseph Aoun del proprio rifiuto dell’accordo, insistendo sul fatto che qualsiasi accordo accettabile debba iniziare con il ritiro completo di Israele da tutto il territorio libanese». Hezbollah aggiunge inoltre di considerare «il ritorno degli sfollati, gli sforzi di ricostruzione e il rilascio dei prigionieri libanesi» come «condizioni essenziali per qualsiasi futuro accordo».
Un casco blu serbo è stato ucciso da un colpo di mortaio che ha colpito la sua posizione vicino a Marjayoun, nel Libano sudorientale. Secondo quanto riferisce la missione Unifil nella regione, l’incidente è avvenuto ieri sera e il militare è stato portato in gravi condizioni in elicottero a Beirut dove è spirato questa mattina. Due altri caschi blu rimasti feriti stanno ricevendo cure in un centro medico presso la base della Unifil.
L’attacco non ha coinvolto italiani. Lo si apprende dalla Farnesina che sottolinea che i colpi di mortaio sono caduti nel settore est dell’area di competenze nel Libano meridionale, dove non ci sono truppe italiane.
La Difesa italiana e il ministro Guido Crosetto su X esprimono «cordoglio alle Forze armate serbe e al ministro della Difesa Bratislav Gai per il peacekeeper serbo che ha perso la vita».
Diverse persone sono rimaste ferite in un attacco sferrato da un drone israeliano che ha preso di mira un veicolo sulla strada Zefta-Kfarwa, nel sud del Libano, secondo quanto riferisce la National News Agency. L’attacco è avvenuto dopo che i governi di Israele e Libano hanno concordato di porre fine alla guerra a seguito di una serie di incontri a Washington, mediati da funzionari statunitensi. Non è ancora chiaro se Hezbollah, che ha condannato i colloqui di pace, accetterà di ritirarsi dalla regione a sud del fiume Litani come richiesto da Israele.
Il presidente Trump avrebbe confidato privatamente ai suoi collaboratori che prenderebbe in considerazione la possibilità di porre fine al cessate il fuoco con l’Iran se Teheran uccidesse soldati americani, hanno riferito funzionari statunitensi, insistendo sul fatto che la pausa di diverse settimane nei raid aerei rimane in vigore nonostante il susseguirsi di scontri violenti, lo scrive il Wall Street Journal. La riluttanza del presidente a riaccendere la guerra suggerisce che potrebbe essere disposto a tollerare piccole recrudescenze per settimane, o addirittura mesi, pur di evitare un conflitto più ampio in Medio Oriente.
La Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato una risoluzione che ordina il ritiro delle truppe americane dalla guerra in Iran, un duro colpo politico per il presidente Donald Trump, che ha dato inizio al conflitto a febbraio. La risoluzione, adottata con quattro membri del Partito Repubblicano di Trump che si sono uniti ai Democratici, è in gran parte simbolica, poiché il presidente degli Stati Uniti può porre il veto sul provvedimento se questo ottiene l'approvazione del Senato.
(riproduzione riservata)