Gli Stati Uniti non hanno scortato alcuna petroliera attraverso lo Stretto di Hormuz. Lo ha affermato la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt dopo che il segretario dell'Energia ha pubblicato su X e poi rimosso un post in cui diceva che la Marina americana aveva scortato con «successo» una petroliera attraverso lo Stretto di Hormuz.
L'intelligence statunitense avrebbe, inoltre, iniziato a rilevare segnali secondo cui l’Iran starebbe adottando misure per installare mine nello Stretto di Hormuz, come riporta la Cbs.
Secondo il Washington Post nei primi due giorni di attacco militare il Pentagono ha bruciato munizioni per 5,6 miliardi di dollari. Di conseguenza l’amministrazione Trump dovrà inviare al Congresso una richiesta supplementare di bilancio per la difesa già questa settimana del valore di alcune decine di miliardi di dollari per continuare a sostenere la campagna militare.
I bombardieri B-2 statunitensi hanno sganciato decine di bombe penetranti su siti missilistici profondamente interrati in Iran, ha dichiarato la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt. «I nostri incredibili bombardieri B-2 hanno recentemente sganciato decine di bombe penetranti su siti missilistici profondamente interrati in Iran», ha dichiarato Leavitt durante un briefing. La Casa Bianca ha, inoltre chiarito cosa intende per «resa incondizionata» dell’Iran, precisando che sarà il presidente Donald Trump a stabilirlo personalmente. «Quando il presidente dice che l’iran si trova in una condizione di resa incondizionata, intende che le minacce iraniane non saranno più supportate da un arsenale di missili balistici che li protegge nella costruzione di armi nucleari nel loro Paese», ha detto la portavoce, aggiungendo che «sarà il presidente Trump a determinare quando l’Iran non rappresenterà più una minaccia credibile e diretta per gli Stati Uniti e i nostri alleati».
Circa 140 soldati americani sono rimasti feriti dall’inizio delle operazioni militari contro l'Iran. Lo ha detto oggi il portavoce del Pentagono, Sean
Parnell, precisando che otto sono feriti in modo grave. Ad oggi sono
sette i militari americani rimasti uccisi.
Questa settimana l’Ucraina spedirà i suoi esperti militari dagli alleati del Medio Oriente per condividere le competenze, acquisite durante la guerra con la Russia, su come abbattere i droni iraniani. «I primi tre Paesi a cui li inviamo sono Qatar, Emirati e Arabia Saudita», rivela il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.
Italia, Germania e Regno Unito lavoreranno insieme a una serie di opzioni per proteggere le navi commerciali nello Stretto di Hormuz. Lo hanno deciso, secondo il governo inglese, i leader dei quattro Paesi dopo alcune telefonate separate. Le chiamate sono avvenute nella tarda serata del 9 marzo e hanno riguardato l’attuale situazione del Medio Oriente dopo gli attacchi di Usa e Israele contro l’Iran.
«Oggi sarà il giorno di attacchi più intensi all’Iran». Lo ha detto il Segretario alla Difesa Usa, Pete Hegseth, in una conferenza stampa al Pentagono. «Teheran è sola e sta perdendo gravemente, nelle ultime 24 ore ha lanciato il minor numero di missili che siano mai stati in grado di usare».
«Oggi con i Paesi del G7 faremo la conta della disponibilità di riserve». A dirlo è il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin. «Nella riunione di ieri è stato posto il tema dell’utilizzo delle riserve strategiche di petrolio per far fronte alla situazione e l’Italia è uno dei Paesi con le più alte riserve, ma la valutazione riguarda la loro messa in comune perché ci sono degli Stati in difficoltà».
Il rilascio delle riserve permetterebbe di aumentare l’offerta di greggio e ridurre i costi, schizzati dopo lo scoppio della guerra. In mattinata l’Iran aveva promesso che «nemmeno una goccia di petrolio lascerà il Medio Oriente fino a nuovo avviso», rivendicando di poter controllare lo Stretto di Hormuz, da cui passa un quinto del greggio mondiale.
Trump apre ai colloqui con l’Iran, ma dipenderà dalle condizioni. Il presidente americano ha detto a Fox News di aver sentito che Teheran spinge per riprendere i negoziati, ma ha anche ribadito la sua insoddisfazione nei confronti del nuovo leader supremo, Mojtaba Khamenei: «Non credo che possa vivere in pace».
«Non abbiamo paura delle vostre minacce vuote». Su X il capo del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano, Ali Larijani, risponde a muso duro a Trump. «Chi è più grande di voi non potrebbe eliminare l’Iran, quindi fate attenzione a non essere eliminati». Parole che arrivano dopo che il presidente americano ha minacciato di colpire più duramente l’Iran se avesse bloccato il flusso di petrolio dallo Stretto di Hormuz.
Arrivano i primi tagli alla produzione di petrolio. Secondo Bloomberg l’Arabia Saudita ha ridotto la produzione tra 2 e 2,5 milioni di barili al giorno, mentre gli Emirati Arabi Uniti hanno tagliato di 500-800 mila barili al giorno. Anche il Kuwait ha ridotto la produzione di mezzo milione di barili al giorno, e l’Iraq di circa 2,9 milioni. Ma il prezzo del greggio continua a scambiare il calo nonostante la possibile minore offerta: 92,5 dollari al barile il Brent (-6,5%) e 89,2 dollari al barile il Wti (-5,8%).
La Turchia si coordina con la Nato per predisporre un sistema di difesa aerea Patriot nella parte orientale del Paese, mossa necessaria per proteggere il suo spazio aereo dopo l’abbattimento di un missile iraniano nelle scorse ore. «Alla luce dei recenti sviluppi nella nostra regione, sono state adottate le misure necessarie per garantire la sicurezza dei nostri confini e del nostro spazio aereo e siamo in consultazione con la Nato e i nostri alleati», dichiara il ministero della Difesa della Turchia.
«L’offensiva contro l’Iran non è ancora conclusa». Lo dichiara il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu. «Stiamo rompendo le loro ossa e non abbiamo ancora finito». Anche la risposta di Teheran va avanti. I Guardiani della rivoluzione dicono di aver colpito il quartier generale americano a Erbil, capitale del Kurdistan iracheno, regione autonoma ma non indipendente dall’Iraq, con cinque missili balistici. Intanto le vittime del conflitto salgono a 1.255, con oltre 12 mila feriti secondo il viceministro alla Salute iraniano, Ali Jafarian.
Undicesimo giorno della guerra tra Iran, Usa e Israele. Il conflitto va avanti tra bombardamenti reciproci mentre lo Stretto di Hormuz resta chiuso. Secondo il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, gli attacchi andranno avanti finché sarà necessario e i negoziati con gli Usa non sono più all’ordine del giorno dopo che Donald Trump ha dichiarato che la guerra finirà «molto presto».
In mancanza di segnali di de-escaltation, il prezzo del petrolio è arrivato il 9 marzo a sfiorare i 120 dollari al barile per poi ritracciare sotto i 100 dollari. Lo scatto del greggio si è abbattuto sulle borse, che in Europa hanno perso più di mille miliardi dall’inizio del conflitto.
Ma oggi, 10 marzo, le borse stanno rimbalzando grazie al calo del greggio, che in mattinata è tornato intorno ai 90 dollari al barile. Merito dell’intervento del G7, che oggi potrebbe rilasciare le scorte strategiche di petrolio per aumentare l’offerta sui mercati. (riproduzione riservata)