Il gruppo Grimaldi di Napoli pronto a portare a 15 il proprio portafoglio ordini di nuove navi car carrier in costruzione in Cina. Secondo quanto appreso da MF Shipping&Logistica la shipping company partenopea, che lo scorso ottobre aveva firmato una commessa con il cantiere China Merchants Heavy Industries Jiangsu (parte di China Merchant Industry Holdings) per la costruzione di cinque (più altre cinque in opzione) nuove navi Pctc (Pure Car Truck Carriers) a fronte di un investimento complessivo intorno al miliardo di euro, sarebbe ora pronta a firmare un'altra commessa per ulteriori cinque nuove costruzioni. Una scelta d'investimento dettata dalla forte domanda di trasporto via mare di auto nuove e dalla contestuale scarsa capacità di stiva disponibile. Proprio questo mix nell'ultimo periodo ha fatto schizzare verso l'alto i noli delle navi car carrier a livelli storicamente mai raggiunti: per un'unità Pctc con capacità di 6.500 Ceu (car equivalent unit) la quotazione media in questo periodo è di 105.000 dollari al giorno, il doppio del precedente primato, raggiunto nel secondo trimestre 2008.
Le nuove costruzioni ordinate in ottobre da Grimaldi Group hanno una capacità di carico di oltre 9.000 Ceu, sono state progettate per il trasporto di veicoli elettrici e avranno notazione di classe ammonia ready dal Rina. Le consegne delle prime cinque navi sono programmate tra il 2025 e la fine del 2026, con l'obiettivo di essere impiegate sui trade tra Europa, Nord Africa e Oriente. Le ulteriori cinque unità, per le quali sembra possa arrivare a brevissimo l'annuncio della firma, saranno costruite sempre in Cina ma da un altro cantiere navale e avranno una capacità di carico similare (adatte sia al trasporto di auto nuove ma anche di altri carichi rotabili e impiantistica imbarcata su mafi). L'investimento per la terza serie di cinque navi car carrier non sarà inferiore ai 500 milioni di euro.
Sul mercato dei traghetti, invece, dalla Spagna rimbalza la notizia che nel prossimo futuro la compagnia di navigazione Naviera Armas dovrà necessariamente essere messa sul mercato. Dopo la morte del presidente Antonio Armas lo scorso marzo, e per effetto di una situazione economico-finanziaria particolarmente complicata (debiti per mezzo miliardo di euro), fonti di stampa locale rivelano che gli eredi della famiglia Armas e soprattutto i creditori (in particolare fondi riconducibili a Jp Morgan, Barings, Cheyne Capital e Banco Santander) metteranno in vendita a breve la compagnia di navigazione attiva dalla Spagna al Nord Africa e verso le isole Canarie.
La connazionale Balearia viene data come la pretendente più interessata, ma anche Boluda (che opera nel trasporto container) pare stia guardando al dossier, mentre dall'Italia potrebbero farsi avanti sia Grimaldi Group (che da Naviera Armas aveva rilevato la controllata Trasmediterranea nel 2021) che Msc per Grandi Navi Veloci. Mentre da quest'ultimo gruppo non arrivano smentite su un interesse o meno verso la compagnia spagnola, Grimaldi Group a MF Shipping&Logistica ha smentito di voler giocare la partita nonostante la società sia interessata a consolidare e accrescere il suo market share: «Non siamo fra i pretendenti», ha fatto sapere la società partenopea.
L'affare è complicato per ragioni sia economiche (alto indebitamento dell'azienda e risultati poco incoraggianti) sia operative (il naviglio non è moderno e la manutenzione ha scontato la situazione finanziaria del gruppo) sia legale (fronti aperti con varie controparti, fra cui i creditori e anche Acciona). Un po' come avvenuto nel caso di Moby per Compagnia Italiana di Navigazione (debitrice di 180 milioni di euro per una parte del prezzo non saldato per l'acquisto dell'ex compagnia pubblica Tirrenia), anche Naviera Armas deve infatti ancora saldare 50 milioni di euro ad Acciona per l'acquisto di Trasmediterranea, avvenuto nel 2018 per 260 milioni. (riproduzione riservata)