Si chiude velocemente la gara per la vendita di Grandi Stazioni. È stato firmato ieri l’accordo per la cessione dell’asset fra i soci del gruppo che gestisce gli spazi degli oltre 800 negozi dei 14 maggiori scali ferroviari in 11 città italiane e la cordata Dws-Omers.
Il signing è arrivato dopo che la scorsa settimana, come rivelato ieri da MF-Milano Finanza, erano state recapitate sul tavolo di Ubs due offerte vincolanti: oltre a quella messa in piedi dall’asset manager tedesco e dal fondo pensione dei dipendenti municipali dell'Ontario, si era fatto avanti anche il gruppo francese quotato a Parigi, Altarea. Pare che l’operazione si sia chiusa a un prezzo che si aggira su 1,2 miliardi di euro, quindi meno del miliardo e mezzo circolato fino a qualche giorno fa.
Passerà di mano il 100% di Grandi Stazioni. L’operazione si è resa necessaria dopo che Antin – che era entrato nel capitale del gruppo del travel retail nel 2016 con il 65% – si è trovato nella necessità di liquidare l’ultimo asset del proprio fondo in scadenza. Escono anche il gestore di fondi immobiliari Icamap (24%) e Borletti Group di Maurizio Borletti (11%), soggetti che, a differenza dei rumor dei mesi scorsi, non reinvestiranno a fianco della nuova proprietà. A quanto risulta, oltre a un miglior prezzo l’offerta di Dws-Omers (investitori affiancati da Mediobanca come advisor finanziario dati in pole position fin dall’inizio) presentava minori vincoli rispetto alla proposta confezionata da Altarea, che a differenza di Dws e Omers è un soggetto quotato.
L’asset – che nel 2023 ha realizzato circa 200 milioni di fatturato, con 95 milioni di ebitda (redditività del 50%) – fa gola perchè il modello di business prevede che il rischio retail finale non ricada su Grandi Stazioni. La società, che oltre a un minimo garantito sull’assegnazione dei 190 mila metri quadrati di spazio commerciale riceverà anche una percentuale degli incassi, deve solo scegliere i migliori negozianti a cui affittare i punti vendita. Il giro d’affari generato dagli oltre 800 negozi si aggira sui 600 milioni.
Per Omers, uno dei maggiori gestori previdenziali del Canada e del mondo con circa 130 miliardi di dollari di masse, si tratta del primo investimento infrastrutturale in Italia. Mentre Dws ha già investito nel Paese (Rimorchiatori Mediterranei ed Ergéa) e anche nel travel retail: è un grande azionista (in uscita) di Save. Il completamento della transazione è previsto entro la fine dell'anno. (riproduzione riservata)