Con Pixel 10 Pro, Google ha fatto un salto in avanti nella costruzione di uno smartphone pensato per sfruttare al meglio le potenzialità dei servizi di intelligenza artificiale non puntando solo sulle caratteristiche hardware, ormai sin troppo allineate specie per gli smartphone Android. Google ha da sempre puntato sul software per differenziare i propri smartphone dalla concorrenza, e con il Pixel 10 ha accelerato su questo fronte, senza dimenticare però la dotazione hardware e il design. Pixel 10 Pro, disponibile anche nella versione Pro XL che si differenzia per il display da 6,8 pollici di diagonale contro i 6,3 pollici del modello normale, si presenta infatti con un design minimalista ed elegante unito a ottime caratteristiche di resistenza, con resistenza ad acqua certificata IP68 e vetro Gorilla Victus 2 a protezione del display e della cover posteriore. La scelta dell’alluminio lucido per il telaio e il vetro Gorilla Victus 2 opaco per il retro ha facilitato la presa dello smartphone, che ha un peso di 232 grammi e uno spessore di 8,5 millimetri il Pixel 10 Pro XL. Nel corso della prova, condotta con un Pixel 10 Pro XL inviato da Google, il display Super Actua si è dimostrato ottimo in ogni contesto grazie alla luminosità elevata e alla fedeltà cromatica, migliorata rispetto alla precedente generazione. La luminosità massima di 2.200 candele per metro quadrato in modalità Hdr, che diventano 3.300 candele per il valore di picco, è abbinata a una frequenza di aggiornamento variabile tra 1 e 120 Hz grazie al pannello Oled di tipo Ltpo, capace di cambiare frequenza, e quindi consumo, in pochi millisecondi, rendendo così sempre fluida la visualizzazione di ogni app.
Google ha dotato i Pixel 10 del processore Tensor G5, pensato per supportare al meglio le funzioni di intelligenza artificiale anche in locale, ovvero senza ricorrere a server in cloud per l’elaborazione dei dati a tutto vantaggio di privacy e prestazioni. Il processore si è sempre mostrato veloce e capace di supportare al meglio ogni genere di app, mentre con giochi davvero impegnativi come Genshin Impact le prestazioni si sono rivelate più che soddisfacenti in assoluto, con grafica fluida e dettagliata, ma non all’altezza degli smartphone di fascia top per via della scelta di Google di cambiare il componente grafico del chip, probabilmente risolvibile con un aggiornamento dei driver. Tensor G5 è nato però per dare il meglio di sé con le funzioni AI, e nel corso della prova non ha deluso. Pixel 10 Pro supporta infatti in modalità locale, ovvero elaborando i dati sul dispositivo e non mandandoli su server cloud, funzioni come Traduzione locale, che trasforma il telefono in un traduttore istantaneo durante le chiamate telefoniche: basta infatti pronunciare una frase in italiano perché l’interlocutore la senta tradotta in una delle lingue supportate (tra cui inglese, francese, tedesco, spagnolo e giapponese) con una voce simile alla propria grazie al campionamento fatto dal software. Una funzione che si è rivelata molto utile, con una discreta precisione se si ha l’accortezza di scandire le frasi per consentire al software di funzionare al meglio. Pixel 10 Pro è capace di supportare già funzioni innovative come Magic Cue che sfrutta le enormi potenzialità dei cosiddetti agenti AI, sistemi capaci di interagire autonomamente con i dati dell’utente sul dispositivo per fornire informazioni contestualizzate, come la variazione degli orari di un volo mentre si cerca un taxi per l’aeroporto o le preferenze espresse in una mail da più amici nella ricerca di un ristorante. Per il momento Magic Cue, come anche la possibilità di modificare una foto spiegando a voce il risultato desiderato e altre, non sono disponibili in Italia, anche per le norme stringenti del DMA europeo che si sta rivelando un freno all’innovazione, e dovrebbero essere rilasciate in futuro, potendo contare sui sette anni di aggiornamenti con nuove funzionalità garantiti da Google per i Pixel 10. da sottolineare inoltre che compreso nel prezzo del Pixel 10 Pro XL,che costa 1.299 euro nella versione da 256 GB di memoria, è compreso un anno di Google AI Pro, che permette di utilizzare tutti i modelli Gemini e offre 2 TB di spazio cloud.

Già presente invece la funzione Guida fotografica, utile per i fotografi meno esperti, che offre consigli utili per migliorare l’inquadratura o evitare errori in modo semplice: basta toccare l’icona all’interno dell’interfaccia della fotocamera per fare in modo che Pixel 10 Pro analizzi la scena inquadrata e offra suggerimenti in base alla foto desiderata, come cambiare lo zoom o l’angolo da cui si scatta. La gestione software avanzata di fotografia e video è del resto da sempre uno dei punti di forza degli smartphone di Google, che il Pixel 10 Pro migliora ulteriormente con funzioni come Zoom Pro, che porta il livello di ingrandimento sino a un incredibile 100x conservando dettagli e risoluzione. Nel corso della prova i risultati sono stati incredibili, con dettagli del volto della statua della Madonnina del Duomo di Milano colti dal centro della piazza di giorno, o dettagli della luna con gli effetti di luce nel cielo nordico di notte vicino a Stoccolma: risultati che sovvertono la regola tradizionale per cui l’ingrandimento ottico è migliore di quello software. Un risultato possibile grazie agli algoritmi di Google e al processore digitale di immagini integrato in Tensor G5, che analizza e processa in tempo reale i dati sfruttato anche da funzioni come Aggiungimi, che permette al fotografo di inserirsi successivamente in una foto scattata precedentemente con altre persone: il software analizza la prima foto scattate e offre suggerimenti al secondo fotografo su dove posizionarsi per il secondo scatto, che viene poi automaticamente unito al primo in modo perfetto. Altra funzione molto utile per le foto di gruppo è Scatto migliore, che scatta automaticamente sino a 150 fotogrammi che analizza poi in una frazione di secondo alla ricerca di quello senza persone con occhi chiusi, eventualmente creandone uno nuovo unendo le espressioni migliori di ognuna delle persone inquadrate.

Pixel 10 Pro può contare inoltre su tre obiettivi di ottimo livello, a partire da quello principale con stabilizzazione ottica delle lenti, autofocus laser e sensore da 50 megapixel che ha catturato foto di ottima qualità in ogni condizione di luce, oltre a gestire in modo efficace la profondità di campo nei ritratti. La lente principale è affiancata da un obiettivo ultra-grandangolare con sistema autofocus e sensore da 48 megapixel, che si è dimostrato sempre molto valido e con una ridotta distorsione geometrica, e un tele di tipo telescopico con zoom ottico 5X, davvero eccellente in abbinamento alle funzioni AI. Decisamente validi anche i video registrati da Pixel 10 Pro, che possono essere ulteriormente migliorati tramite la funzione Video Boost che aumenta la gamma dinamica e migliora la risoluzione in caso di zoom, ma che richiede l’upload dei file sui server Google per l’elaborazione. Anche in questo caso Google ha previsto delle comode funzioni basate su Ai come la gomma magica audio, per regolare le voci o escludere quelle indesiderate, o l’esportazione di singoli fotogrammi in alta definizione, o ritaglio automatico per diminuire la lunghezza escludendo parti meno significative.

Tutte le funzioni AI e le prestazioni superiori non hanno inciso sull’autonomia del Pixel 10 Pro XL, che è sempre arrivato a sera anche in caso di uso intenso con una ragionevole durata della batteria, intorno al 20%. Google ha inoltre dotato i nuovi smartphone di un sistema di ricarica wireless magnetico, Pixelsnap, che permette di ancorare saldamente al retro degli smartphone caricatori compatibili e accessori per impugnare lo smartphone, esattamente come per MagSafe di Apple. (riproduzione riservata)