Un’altra vittoria per Donald Trump. Dopo aver convinto gli alleati Nato ad aumentare le spese della difesa fino al 5% del prodotto interno lordo, ora è a buon punto per riuscire a fare esentare le compagnie statunitensi dalla «tassazione globale delle multinazionali» (conosciuta anche come global minimum tax). A tre ore dall’apertura di Wall Street i futures sui listini statunitensi trattano in rialzo.
Un’intesa, quella raggiunta tra i Paesi del G7 (tra cui l’Italia), che serve a evitare la ritorsione promessa dall’amministrazione Trump sulle revenge tax: tasse di vendetta contro le aziende che fanno affari con gli Stati Uniti e che provengono da Stati che applicano la global minimum tax (per esempio gran parte di quelli dell’Unione Europea).
La presidenza canadese del G7 spiega che è stato raggiunto l’accordo per una «soluzione parallela» che in ragione della «sovranità fiscale dei Paesi» esenta le compagnie americane da alcune parti del nuovo regime fiscale, in ragione delle tasse che già pagano negli Usa. Ma non è ancora ben chiaro come funzionerà l’accordo.
Per il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, l’accordo formalizzato nella città di Kananaskis, in provincia di Alberta, «è un compromesso onorevole trovato con l’amministrazione americana». Un’intesa che «protegge le nostre imprese dalle ritorsioni automatiche originariamente previste dalla clausola 899 dell’Obbba all’esame del Senato Usa». Per il titolare del Mef «dobbiamo continuare a lavorare in questa direzione e favorire il dialogo».
La decisione ultima, comunque, non spetta all’Italia né tanto meno ai Paesi del G7. L’accordo passerà al vaglio del G20 (in occasione del vertice a Johannesburg a novembre) e poi, per essere operativo, dovrà incassare il via libera dei 142 Paesi Ocse. Per Mathias Cormann, segretario generale dell’Ocse, lo statement del G7 «offre l’opportunità di conseguire lo scopo originale» ossia «stabilire con un accordo multilaterale delle limitazioni alla competizione fra Paesi sulla tassazione delle imprese» e «salvaguardare la base imponibile dei governo».
La global minimum tax è un’imposta minima del 15% sui guadagni delle grandi multinazionali, la cui introduzione fu decisa dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico nel 2021 dopo anni di trattative. Nonostante l’intesa, la tassazione è entrata in vigore solo lo scorso anno, con l’obiettivo di limitare l’evasione fiscale di quelle aziende (principalmente le grandi società tecnologiche statunitensi) che fino ad allora avevano pagato tasse irrisorie ricorrendo a diverse scappatoie: tra cui lo spostamento della sede nei cosiddetti Paradisi Fiscali.
Se fosse applicata globalmente, secondo calcoli dell’Osservatorio sui conti pubblici della Cattolica, porterebbe all’Italia un gettito da 2-3 miliardi all’anno. La metà, scrive La Repubblica, di quanto l’esecutivo dovrà recuperare ogni dodici mesi per alzare la spesa militare al 3,5% entro il 2035. (riproduzione riservata)